Una semplice recinzione ad un terreno adiacente ai viali della zona artigianale, realizzata grazie a fondi dell’Assessorato allo Sviluppo Economico, per dare sicurezza alla zona, viene spacciata dall’assessore alla tutela degli animali come opera di sicurezza per impedire l’accesso degli animali alla zona artigianale, oltre a limitare l’abbandono di rifiuti e l’accesso alla zona dove passa la ferrovia.
A parte il fatto che quando si recintano delle aree come quella in questione, si provvede anche ad una bonifica dei luoghi, l’iniziativa ha destato le proteste dei volontari che, giornalmente, in piena legalità, portano da mangiare e da bere a questi randagi, senza dire delle conseguenze che potrebbero verificarsi per gli animali che non troverebbe più né cibo né acqua.
Almeno si dovrebbe dotare la recinzione di una apertura per consentire ai volontari di accudire i poveri animali, non pensare solo a chiuderli entro un recinto, dal quale peraltro potranno, in qualche modo, uscire.
Il problema resta sempre quello della totale incapacità a debellare il fenomeno del randagismo, dopo anni di totali fallimenti-
L’iniziativa si collocherebbe in continuità con le azioni già avviate nei mesi scorsi nell’ambito del piano comunale per la lotta al randagismo, che nella stessa area di Contrada Mugno aveva visto un’importante operazione di pulizia, sfalcio e censimento dei cani presenti, azioni delle quali non si è avuta mai notizia.
Addirittura, l’assessore, dopo due anni e mezzo, oltre ai 5 del primo mandato di Cassì, vanta ora la costruzione di un modello di gestione che unisce decoro urbano, sicurezza pubblica e tutela del benessere animale, promuovendo una convivenza sostenibile tra cittadini e territorio.
Parallelamente, viene citato che sono stati completati i lavori di installazione di nuove telecamere di videosorveglianza con sistema di lettura targhe, collocate in punti strategici dell’area artigianale.
La misura rientra tra le azioni ministeriali per la sicurezza urbana realizzate dal Corpo di Polizia Municipale.
Ma la feevente attività dell’assessore alla tutela degli animali non si ferma alle azioni materiali ma si spinge a suggerire un nuovo modello di riparto dei fondi regionali per il randagismo che dovrebbero premiare chi agisce, non solo chi spende: non basta più rimborsare le spese sostenute, bisogna premiare chi realizza azioni concrete di prevenzione.
L’assessore intende proporre una riforma del sistema di riparto dei fondi regionali previsti dalla L.R. 3 agosto 2022, n. 15 – “Norme per la tutela degli animali e la prevenzione del randagismo”.
Dice: “In pratica, il modello attuale finisce per favorire chi ha più ricoveri, non chi riesce a ridurre il fenomeno con strategie di prevenzione. È un sistema che, pur partendo da una necessità reale, tende a premiare chi mantiene il problema, non chi lo risolve alla radice.
Certamente nelle aree dove si formano branchi la priorità resta la sicurezza pubblica e bisogna procedere con le catture, ma parallelamente occorre promuovere e incentivare tutte le alternative previste dalla legge regionale e dai decreti attuativi: sterilizzazione, microchippatura, adozione, reimmissione controllata e campagne di sensibilizzazione. Solo un approccio integrato può produrre effetti concreti e duraturi”.
La proposta di riforma che Distefano intende sottoporre all’Assessorato Regionale alla Salute e all’Assessorato delle Autonomie Locali prevede un nuovo modello di riparto ‘a doppia quota’: “Una quota ordinaria del 50% – afferma Distefano – destinata a tutti i Comuni per garantire la gestione di base; una quota vincolata del 50% da erogare solo ai Comuni che abbiano certificato, entro la fine dell’anno, risultati concreti in termini di prevenzione, nel rispetto delle condizioni sanitarie, delle modalità previste dalla L.R. 15/2022 e della collaborazione con le ASP e le associazioni riconosciute.
Vorremmo introdurre, inoltre, un principio di miglioramento progressivo, con l’impegno per i Comuni a incrementare del 30% annuo le proprie attività preventive rispetto all’anno precedente, destinando almeno il 10% della quota vincolata alla sterilizzazione felina.
Non si tratta di penalizzare chi cattura – chiarisce l’assessore Distefano – ma di premiare chi previene e riduce nel tempo la popolazione animale vagante.
I fondi pubblici devono sostenere le soluzioni, non perpetuare le emergenze.
La nostra proposta è già stata discussa con i vertici del movimento Sud Chiama Nord e verrà inserita nel pacchetto di misure che il gruppo parlamentare che fa capo all’on. Cateno De Luca discuterà con il presidente della Regione in occasione della prossima Legge Finanziaria Regionale, con l’obiettivo di qualificare al meglio la spesa pubblica e orientarla verso risultati concreti di benessere animale e responsabilità amministrativa”.
