Il nostro Giovi Gulino, nelle scorse settimane, ha lasciato la sua Marina di Ragusa per recarsi a Roma dove, ospitato nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati ha presentato il suo libro “Frammenti di cuore, riflessioni di un aspirante poeta”
Sguardo attento anche troppo. Coglie ogni particolare. Curioso, preparato, ironico e con la malizia dei suoi coetanei. La vita con lui non è stata gentile ma lui lo è con lei e con quello che la vita gli presenta ogni giorno. Fa di tutto per trasmettere il suo amore e la sua gioia. Lo fa con lo sguardo, con le parole e con la scrittura.
“Frammenti di cuore, riflessioni di un aspirante poeta” (Elisir Servizi Editoriali) è una silloge poetica che raccoglie poesie e riflessioni in prosa del nostro giovane conterraneo.
Il volume rappresenta molto più di una semplice antologia poetica, bensì è il simbolo di come l’arte e la cultura possano abbattere ogni barriera fisica, geografica e sociale.
Le parole di Giovanni ci ricordano che il talento e la sensibilità non conoscono limiti, e che la poesia è una forza universale capace di unire ciò che sembra distante.
Con questa pubblicazione si vuole dimostrare che la bellezza dell’arte non ha limiti, così come il coraggio e la sensibilità di chi, come Giovanni, ha saputo trasformare le sue esperienze in versi carichi di emozione e verità e che ogni espressione artistica, nata dal cuore, può illuminare anche il più remoto angolo dell’anima.
“Ma al giorno d’oggi a cosa serve la poesia?”, ci si potrebbe chiedere.
Giovanni risponde che serve ai giovani, e non solo, per riconoscere la bellezza che si trova nelle parole messe insieme in maniera musicale.
La scrittura, e forse ancor di più la poesia, è terapeutica e l’autore di questo libro si è fatto paladino delle persone con disabilità, ma senza urlare né voler scendere in politica, semplicemente esprimendo il suo disappunto, ma anche la sua gioia, in versi, sia poetici sia prosaici.
La maggior parte delle sue liriche hanno come tema portante l’Amore (sì, proprio quello con la maiuscola), quello universale per la vita, per le manifestazioni della natura, il mare, l’arte, il nonno scomparso troppo presto, ma in particolare per quello sognato: l’Amore per una donna che non ha volto, ma che incarna il sacro con l’eros, una femmina angelicata, ma in abiti succinti, dotata di forme morbide e intelletto fervido, tanto che l’autore dedica un’intera poesia alla mente di una donna che ama accarezzare con dita di velluto, colei che quando gli sta vicino c’è festa negli angoli incantati del mio cuore.
Giovanni Gulino alterna la poesia a riflessioni in prosa, parole di garbata denuncia verso una società che penalizza i più deboli e che non permette ai portatori di handicap di vivere una vita sicura e dignitosa. Come dargli torto?
Lui si auspica un mondo migliore in un tempo breve tanto da poter riuscire a vedere il cambiamento, ma poi si arrende al fatto che, anche dopo che gli è stato tolto il lavoro, per motivi per cui ancora non si riesce a fare chiarezza, teme che questo cambiamento non riuscirà a vederlo né lui e nemmeno, probabilmente, i suoi nipoti.
Non che mancassero i libri di poesia, ma queste Riflessioni di un aspirante poeta meritano attenzione, perché la voce poetica di un Giovanni Gulino potrebbe essere, e forse lo è, messaggio di speranza per quei giovani che non riescono proprio a farsela piacere questa vita. E in tempi come questi che stiamo vivendo, non è poca cosa.
