I 5 Stelle a Ragusa e provincia

C’è stato qualche ritegno, perché c’è sempre imbarazzo a parlare di un movimento o partito in caduta libera, in più occasioni avevamo sentito l’esigenza di analizzare lo stato comatoso del Movimento, in provincia di Ragusa.
Lo chiedeva qualche lettore, lo avremmo voluto fare dai tempi delle candidature per le ultime nazionali e per le vicende che hanno ruotato attorno alla candidatura a sindaco nella città di Ragusa.
La contezza dei fatti relativi a queste due ultime elezioni sul nostro territorio ci permette, oggi, di osservare con disincanto le vicende relative alla candidatura a sindaco per le comunali di Vittoria.
Dopo aver visto e sentito le più disparate tesi sulle vicende ragusane, quella di vittoria ci appare come un episodio minore di un sistema, quello 5 Stelle, del quale avevamo avvertito trucchi e inganni già da molto tempo.
Del resto a ben pensare, il crollo dei consensi, al momento nei sondaggi, è frutto delle stesse strategie e macchinazioni che si rivelano a Roma come a Palermo o a Ragusa.

E i motivi dello sfascio interno, ormai impossibile da nascondere, sono già nelle riflessioni di Stefania Campo e di Pippo Re. Sono le loro note a confermarci quello che, senza presunzione, sapevamo da anni, cioè l’essenza di un partito, sarebbe una ipocrisia chiamarlo ancora movimento, che ha sempre parlato bene, per ammaliare la gente, ma ha saputo, fin dal primo momento, che avrebbe razzolato malissimo.

Cosa pensa Stefania Campo ?
La base di Vittoria non aveva accettato la candidatura a sindaco di Gurrieri, qualcuno aveva sparso la notizia, forse la stessa Campo, che le candidature sarebbero state sottoposte alla piattaforma Rousseau, (come tutte le altre del passato ? NdR), oggi si viene a sapere che hanno deciso i vertici del Movimento, certificando la candidatura dell’ex assessore in quota PD
La deputata regionale ammette che, ormai, il movimento è un partito, ma senza struttura, facendo capire che di partito ha solo gli elementi negativi, fra i quali confusione, incomprensioni e spaccature, con decisioni calate dall’alto. Niente più delle vecchie regole, fra l’altro, oggi, quasi tutte interpretabili e derogabili.
La famosa favoletta dell’uno vale uno è rimasta favoletta per i bambini.
Oggi, per fare le liste si guarda bene al nome altisonante e non a chi ha militato da tempo nel movimento.
Si è finita la storia che chiunque può fare politica, servono, secondo Stefania Campo, dedizione, forza, studio, competenza e appeal. Ma questo suo passaggio è del tutto discutibile, perché fra quelli che vanno per la maggiore, attualmente, nel movimento, non vediamo studio, competenza e appeal.
Dice Stefania Campo, parlando al plurale, che resta l’onestà, ma dopo le questioni dei finti bonifici, dei patti scritti e non rispettati per la restituzione delle indennità, dopo la vicenda delle firme false di Palermo, dopo i mega rimborsi spese per pranzi e taxi, anche l’onestà, forse, comincia a latitare.
Si lavora per l’equità sociale, per abbassare i costi della politica, per l’ambiente, ma qualcosa la devono pur fare per mantenere una immagine.
Continuiamo a seguire le riflessioni di Stefania Campo per non incorrere nella facile critica di essere nemici a tutti i costi dei 5 Stelle.
E allora è la stessa Campo che ammette come onestà e principi, a quanto pare, non bastano. I meetup si svuotano, non c’è attivismo, non ci sono riunioni, anche solo per passare la serata fra gente che la pensa allo stesso modo.
Poi fa un po’ di filosofia sulla fase adolescenziale, ma, da tempo, avevamo chiesto prima noi, a molti grillini, cosa avessero voluto fare da grandi.
Stefania conclude augurandosi che le persone in gamba che pure ci sono nel Movimento siano opportunatamente valorizzate e tutelate e non gettate via come se nulla fosse, ma ci pare cosa difficile.

Più crude le riflessioni di Pippo Re, ex consigliere comunale di Vittoria.
Che esordisce con una contradizione: dice che l’indicazione dei vertici fa parte delle regole che si vogliono accettare, perché piaccia o no i nostri vertici possono decidere al posto della base.
Perché allora non accettare la candidatura Gurrieri ?
Ce lo spiega subito: perché così si fa nelle famiglie dove decide il padre, ma quanti buoni padri di famiglia ci sono nel Movimento, oggi? Secondo Re sono stati sostituiti da ‘premurose iene’.
Ecco, allora, che ci rendiamo conto perché il Movimento è arrivato dove è arrivato, perché è, ormai, un partito come gli altri: oggi ci sono delle iene al vertice, ma se i vertici avessero certificato la candidatura Re, le iene ci sarebbero state comunque?
Perde così ogni forza qualsivoglia riflessione di Re, sugli ideali e sui principi disattesi del Movimento, come per la valutazione del candidato concorrente.
Ancora contraddizione, Re e il suo gruppo accettano con rammarico la decisione verticistica del movimento, ma non scendono in campo con l’Argentino e Gurrieri.
Non vogliono sostenere scelte non loro, forse sapendo come andrà a finire restano sulla riva del fiume per vedere passare i cadaveri, politici naturalmente.
Sorge spontanea una domanda: ma cosa ci stai fare in un Movimento con delle iene al vertice, che ha un candidato sindaco che non vuoi sostenere e per il quale non vuoi rinnovare impegno ed energie ?

A Vittoria, dopo 5 anni si ripete la stessa storia, candidatura calata dall’alto, avulsa dalla realtà politica di ogni giorno, forse solo adatta ad uno scenario di fondo che vede, oggi, solo cariatidi del passato remoto e recente della storia politica della città, dal vecchio (politicamente) Aiello al più giovane ma sempre datato DiFalco, alla riedizione della destra nelle stesse forme e sostanza dell’ultima formazione, a questo avvocato Gurrieri che potrebbe avere un senso, come candidato, solo nell’ottica di un rappresentante locale del governo giallo rosso, in grado di raccogliere consensi sia fra i 5 Stelle e nel PD.
Ma se non ci sarà questo sfondo, peraltro auspicato dai vertici regionali del PD e avallato da quelli 5 Stelle, non solo regionali, per i grillini sarà, ancora una volta, occasione persa, ipotesi grave dal momento che in tutta la provincia, fatta salva Ragusa per la presenza di Stefania Campo e dell’ex candidato a sindaco, Antonio Tringali, e di qualche pezzo di pregio dei grillini del 2013, di convintamente pentastellato resta ben poco.

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