I cabbasisi di Montalbano

di Paolo Oddo

«“Questa è l’ultima serie di Montalbano che sarà girata nella provincia di Ragusa”,

ha annunciato la Palomar, subito dopo avere appreso che il contributo di duecentocinquantamila euro richiesto alle amministrazioni dei Comuni della provincia di Ragusa sarebbe probabilmente saltato. Partono le suppliche degli amministratori a Carlo Degli Esposti, produttore della fiction, per vedere di comporre in qualche modo la facenna. Appena spentasi l’eco della furibonda lite fra il Sindaco del Comune di Scicli e quello di Ragusa, accusato dal primo di “scippo” per avere convinto il famoso Commissario a trasferirsi a Palazzo Cosentini, ecco arrivare l’ennesima tegola: “I sempre maggiori costi di produzione (impongono di trasferirsi verso altre location) in considerazione… delle disponibilità anche finanziarie di altre strutture territoriali che si sono mostrate disponibili a compartecipare agli impegni futuri della casa di produzione”».

Qualcuno crederà che questa sia la cronaca di oggi, in realtà risale a quasi dieci anni fa, agli inizi del 2005, quando la Palomar, casa produttrice delle serie del “Commissario Montalbano”, dopo qualche tempo si accorse che era arrivato il momento di testare la veridicità di quel detto che nomina questa provincia babba.

La lite da pollaio che si scatenò fra i sindaci allora in carica, Solarino versus Falla, dovette convincere parecchio i vertici della produzione nella giustezza della previsione e della tradizionale qualifica. Insomma, per dirla in termini culinari, il forchettone per saggiare l’arrosto penetrò al punto (e nel punto) giusto decretando il momento di servire in tavola con un limone in bocca.

Non so quello che accadde dopo, ma è probabile che la dazione fu prontamente elargita e le serie, a gruppi di quattro episodi per volta, continuarono ad essere girate nella nostra provincia.

Nacque così l’industria di Montalbano, i luoghi di Montalbano, gli arancini di Montalbano, la pizza di Montalbano e i cabbasisi di Montalbano, famosi nel mondo.

Questo anno la storia si ripete, forse perché il contributo s’era perso per le strade amministrative di quella collezione di confusioni costituita dalla politica locale e regionale. Al primo cenno di trasferire la produzione della fiction in Puglia, gli amministratori locali hanno prontamente risposto con la produzione di un reality show dove sono presenti tutti i linguaggi del corpo necessari a trasmettere una posizione di dignitosa fermezza: lingua, saliva e dimenar di coda.

A nulla è valso far rilevare che la fortuna della serie del Commissario sia dovuta alla bellezza dei nostri luoghi, alla disponibilità degli amministratori (che hanno posto sotto sequestro interi quartieri delle loro città, messe a disposizione della Produzione a gratis) oltre che alla bravura degli attori e alla accattivante trama delle storie di Camilleri. Si è trattato, insomma, di un affare reciproco che ha prodotto vantaggi per entrambi, tanto che si potrebbe utilizzare una volta tanto l’abusato termine di sinergia, finalmente con il suo vero significato di un totale superiore alla somma delle parti.

Nemmeno la banale considerazione che una delle città degli Iblei appena sfiorata dalla serie, Noto, risulti essere la più visitata dai turisti sembra avere convinto chi amministra i nostri quattrini di una verità lapalissiana: la promozione turistica, così come la pubblicità, deve attirare l’acquirente verso un prodotto pronto e confezionato. Dopo sedici anni di promozione montalbana riusciamo ancora a dare le ferie per ferragosto al personale che dovrebbe tenere le chiese aperte e fruibili ai turisti, non riusciamo a trovare la causa della scumazza che da anni guarnisce i nostri bagni da Sampieri a Marina di Modica e riusciamo a procurare persino la chiusura per un’intera stagione di tre villaggi turistici in appena venti chilometri di costa. Il ritorno turistico, insomma, non può limitarsi a portare frotte di curiosi a vedere il terrazzino dove Montalbano prende il fresco la sera se, poi, l’economia del luogo si risolve con una leccata di gelato o con la consumazione di un panino con foglia di lattuga fresca (si spera senza condimento di legnate).

Alla fine sembra che i soldi saranno cacciati fuori dalla Regione con provvedimento ad hoc: duecentomila euro, cinquantamila per ogni puntata girata in zona, che non saranno i duecentocinquantamila di dieci anni fa ma, tirate le somme, come direbbe un suddito di Sua Maestà Britannica: “Every little guts to fly is essentially”, in lingua classica: “Ogni ficatieddu ri musca è sustanza”.

Le amministrazioni locali continueranno a dare il loro contributo sotto forma di collaborazione gratuita.

Mio nonno sosteneva che un buon affare si fa sempre in due; quando solo uno dei due è contento, l’altro deve essere per forza di cose un coglione. Il sospetto è forte, specie se i cabbasisi a Montalbano girano e a noi servono per distribuire aggettivi ai nostri politici e, di riflesso, al popolo che li ha malaccortamente eletti.

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