Si parla di tasse in Consiglio comunale, ma, ad onta delle migliori intenzioni, è palese che l’argomento interessa pochi e serve, quasi esclusivamente, per fare opposizione.
Alcuni consiglieri comunali parlano di una città allo stremo, per l’enorme pressione fiscale, appesantita da accertamenti sull’evasione degli anni precedenti, si sente dire in giro, invero, che c’è malcontento ad ogni ondata di bollette, ma, in tutta sincerità questo malcontento non si avverte, se non nei commenti di qualcuno.
Ci sarà, di certo, una sorta di rassegnazione, ma un dato di fatto è fornito dal silenzio di associazioni di categoria, organizzazioni datoriali, sindacati, partiti e movimenti politici che non riescono ad interpretare questo disagio latente.
In queste condizioni l’amministrazione Piccitto va come un rullo, la ‘squadra’ composta da primo cittadino, da assessore, dirigenti, funzionari, mettiamoci anche i revisori dei conti, si muove come un rullo compressore, ora adducendo le normative nazionali, ora facendosi scudo di procedure ineccepibili, ora ostentando la sana amministrazione e i conti a posto che hanno reso autonomo il Comune dai tagli ai trasferimenti, nazionali e regionali.
Resterebbe solo il civico consesso per esternare il dissenso, quanto meno teorico, verso le politiche dell’amministrazione a guida pentastellata, per tentare anche minimi aggiustamenti, ma anche nell’aula di palazzo dell’Aquila, nonostante il cambio di lampadine, c’è buio pesto.
Nell’ultima seduta si doveva discutere di approvazione piano tariffario del Servizio Idrico Integrato – Metodo Tariffario. 2° Periodo regolatorio anno 2017, e di conferma maggiorazione TASI ed approvazione delle tariffe TARI per l’anno 2017 ma si è giochicchiato fino alle tre del mattino.
Tre appelli in due giorni, la seduta valida, di giovedì 2 marzo, in estensione fino al mattino seguente, per un totale di 2 gettoni di presenza e ben 3 permessi lavorativi che non costituiscono un costo per il Comune, quando si tratta di dipendenti pubblici, ma lo diventano quando il datore di lavoro è un privato.
Dei quindici componenti il gruppo del Movimento 5 Stelle solo 12 i presenti, in extremis, a seduta avviata, perché all’appello è servita la presenza di Chiavola, del PD, per aprire la seduta
Nove fedelissimi di Piccitto non hanno aperto bocca, segnale che le politiche dell’amministrazione sono OK, dei tre allineati fibrillanti solo Stevanato ha lanciato flebili ma chiari segnali di dissidenza, avvolti comunque in una fondamentale condivisione dovuta più al sentire da persona seria che ad un intimo convincimento.
Delle opposizioni, presenti in numero comunque insufficiente a preoccupare l’amministrazione, Tumino, Marino e La Porta, Massari, Migliore, Nicita e Castro. Estemporanee le presenze di Chiavola, di Morando, fugace quella di D’Asta, difficilmente posizionabile la posizione della Marabita, ma ascrivibile alla opposizione.
Per gli altri validissimi motivi personali, di lavoro, di salute, ma la risultante è che l’opposizione non vuole o non riesce ad organizzarsi, anche quando sarebbe nelle condizioni di stravolgere i disegni dell’amministrazione, normative permettendo.
Così il dibattito d’aula va avanti fra scaramucce, interruzioni, sospensioni a iosa (ma a cosa servono le commissioni?), interminabili pause per dare pareri a emendamenti che vengono ritirati ancor prima di essere esaminati, fatti propri dall’opposizione, in una sorta di gioco di ruolo Clementoni che potremmo chiamare ‘Il Consiglio Comunale’.
Alla fine le voci di opposizione sono solo quelle di Sonia Migliore e di Giorgio Massari che si ostinano a sbattere contro un muro di gomma, nella piena convinzione di dover assolvere un ruolo e dare dignità al mandato ricevuto.
Gli atti, alla fine, passano come amministrazione li ha fatti, sarebbe più proficuo dedicare tempo ed energie a concrete azioni di protesta, piuttosto che continuare con una opposizione che non ha dato risultati, nonostante i tentativi di alleanze e incurante delle numerose risposte negative per le denunce all’assessorato agli Enti Locali.
Si procede sulla via degli atti propedeutici al bilancio, non si intravede, nelle opposizioni, quella unità di intenti che potrebbe scalfire il fortino pentastellato.
