Il consigliere comunale Federico Bennardo torna ad occuparsi del mancato rientro dal debito di Iblea Acque che non rispetta il piano concordato con Il Comune.
È il solo ad occuparsene, eccezion fatta per i consiglieri del Partito Democratico che si soffermano sulle dichiarazioni del sindaco Cassì, come se non lo conoscessero, circa l’autonoma decisione di non avviare azione legale nei confronti della società.
Il consigliere scrive: “Dopo la mia richiesta di chiarimenti del 2 ottobre 2025 al Comune di Ragusa, in merito al mancato pagamento delle rate previste per il debito di Iblea Acque, che supera i 10 milioni di euro e graverà inevitabilmente sui cittadini ragusani, noto con piacere che l’ente municipale di palazzo dell’Aquila ha assunto una posizione più dura”.
Ma dove intravede questa posizione più dura?
Bennardo puntualizza: “Lo stesso giorno della mia segnalazione, l’ufficio Controllo partecipate ha sollecitato il settore competente a monitorare il recupero del debito e solo dopo il clamore mediatico, il 9 ottobre è arrivato un formale atto di diffida nei confronti di Iblea Acque. Questo dimostra chiaramente il nesso di causalità tra le due cose” continua Bennardo.
Il consigliere sottolinea l’inadeguatezza delle misure adottate finora: “È evidente come questo non basti. Un processo di monitoraggio e responsabilità non può e non deve dipendere dall’iniziativa di un singolo consigliere.
Serve un sistema di controllo efficace e continuo, capace di prevenire situazioni simili prima che diventino emergenze”.
Bennardo punta, quindi, il dito sulle disparità di trattamento: “Mi chiedo: e se fosse successo a un comune cittadino di non pagare una rata di un mutuo o una bolletta, magari proprio dell’acqua? Le conseguenze sarebbero state immediate e severe.
È inaccettabile che, invece, una società partecipata possa accumulare debiti milionari senza interventi tempestivi. Bisogna essere forti con i forti e non forti con i deboli”.
Il consigliere conclude chiedendo un impegno chiaro da parte dell’amministrazione comunale per garantire trasparenza, efficienza e responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche.
Considerato anche che il primo cittadino ha dichiarato di non volere adire le vie legali, nessuno si preoccupa di come rientrare dal debito: noi ci permettiamo di avanzare un suggerimento.
Perché non devono essere gli azionisti, i Comuni i cui sindaci hanno consentito o non hanno controllato un buco tale?
Ogni Comune dovrebbe garantire, per la sua parte di azionariato, di estinguere i debiti, ci sarà detto che non tutti sono in condizione di farlo, potrebbero stipulare dei mutui, se non fossero in condizione di ottenerli dovrebbero, almeno, evitare di trastullarsi con sagre del pesce bollito e della salsiccia, con manifestazioni ed eventi vari per mettere da parte i soldi e saldare i debiti.
Questa ci pare l’unica strada percorribile.
