Spesso, alla fine della lettura di comunicati politici di responsabili locali dei partiti, ci si chiede se i leader controllino la comunicazione.
In particolare, dal primo partito italiano per consenso e risultati politici, ci si attenderebbe molto di più, più autorevolezza, più decisione per questioni politiche non di poco conto, e non è una critica, nella fattispecie, al coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia.
Sappiamo che potrebbe pensare e scrivere ben altro, anche perché da protagonista è conoscitore della realtà, dei fatti, delle verità, c’è solo l’atteggiamento fin troppo moderato, a Ragusa, del partito, del consigliere comunale, del coordinatore cittadino e dei leader.
Ecco perché riteniamo banali e discutibili le considerazioni sulla telenovela tragicomica che vede il sindaco di Ragusa protagonista di vicende politiche che, a parole, aborrisce.
La ricerca affrettata di una casa politica, da parte del sindaco Cassì, metterebbe, secondo Luca Poidomani, coordinatore di Ragusa di Fratelli d’Italia, “alla berlina tutte le avventate teorie sul civismo”.
Ma non c’era bisogno della ricerca della casa politica per sapere che Cassì con i partiti ci ha convissuto sin dal primo mandato, quando Fratelli d’Italia lo portò alla candidatura, aspettò, dietro la tenda, di entrare in giunta per poi farne parte, fino alla rottura. Nel secondo mandato, di civismo non c’era più nulla: riferimenti di Azione, del MPA, della DC di Ignazio Abbate in giunta, un assessore che aveva nella sua lista esponenti di Azione, un altro candidato come civico ma pronto per vedere trasformata la sua lista nel partito Sud chiama Nord.
Ma se di queste cose il coordinatore cittadini di Fratelli d’Italia può non aver assunto contezza, sa di certo che nella lista del sindaco c’era un fedelissimo, oggi consigliere comunale, del loro deputato regionale, ancorché senza tessera collaboratore attivissimo di tante campagne elettorali del partito.
La storia dei gusci vuoti una barzelletta per imbonire gli elettori, il civismo per cogliere le ultime propaggini di una tendenza che va, ormai, a scomparire.
La politica serve, e come, se come Cassì vuole fare, si desidera percorrere una carriera politica, non lo può fare certo con la sua piccola associazione, l’embrione di un movimento politico che sembra solo un gioco di ruolo per bambini da i 10 ai 15 anni. ,
Poidomani prosegue, poi, affermando che le scelte di Cassì avrebbero disorientato gli elettori di alcuni partiti, ma ci sembra esagerato considerare gli elettori che lo hanno votato come componenti di partiti: solo confusione, solo polveroni per farsi strada in competizioni dove, purtroppo non ci sono state vere opposizioni, veri avversari con capacità politiche e dialettiche per affrontare con decisione le campagne elettorali. Come è stato dimostrato, solo itinerari poco chiari.
La sua presenza al pranzo di Caltagirone smentirebbe Cassì, ma non solo, a Caltagirone c’era anche un aspirante sindaco che, finora, si è mosso sotto l’ala benevola del deputato regionale di Fratelli d’Italia, che avrebbe garantito sostegno alla prossima tornata elettorale. Possibile che Poidomani non sapeva neanche questo?
E del tentivo di Cassì di entrare in Fratelli d’Italia, sempre sostenuto dallo stesso personaggio politico? Non sa nemmeno di questo?
Allora, per parlare in modo trasparente, Poidomani dovrebbe ammettere pubblicamente queste cose e discuterne.
Perché, se per caso Fratelli d’Italia continua a mantenere questo atteggiamento moderato, Cassì può arrivare alla regione, può avere ancora a Ragusa un suo sindaco, potrà mettere mani sulle nomine di sottogoverno, privilegiando, naturalmente e legittimamente, i suoi amici.
Fratelli d’Italia vuol restare a guardare?
Se ne stanno preoccupando già gli sparuti esponenti di Forza Italia che temono di vedersi le ali tarpate per qualsivoglia ambizione, Fratelli d’Italia, a Ragusa, deve fare vivere il partito, lo deve far rinascere, deve cercare gli alleati giusti, deve identificare sin da ora i papabili candidati a sindaco, a deputato regionale, deve raccordarsi con gli alleati di centro destra, perché una coalizione coesa e determinata può decidere anche le sorti delle altre candidature della coalizione.
Se si concretizza l’ingresso di Cassì dalla porta di Falcone, non è detto che sia la porta di ingresso principale, ci sono le porte di Schifani, di Tamajo, ci sono anche le porte di altre case comunicanti, di Lombardo, di Sammartino, di Minardo, di Abbate e di Totò Cuffaro, ci sono le porte di Fratelli d’Italia, tutti ingressi per potenziali validi candidati che potrebbero vanificare gli sforzi di Cassì, che può contare solo sul suo consistente, indiscutibile, consenso personale, ma combattere contro una alleanza è cosa assi complicata, Falcone ne sa qualcosa, alle europee voleva arrivare primo, è risultato solo secondo, non è diventato il leader di Forza Italia in Sicilia.
Quanto alle considerazioni di Poidomani sulle scelte degli alleati, Forza Italia non è il diavolo, non è Fratelli d’Italia, partito per il quale Giorgio Massari aveva messo il veto prima dell’alleanza, non è la DC di Totò Cuffaro, per quanto, pur di stare in maggioranza, qualcuno sbraita ma siede vicino alle espressioni di Fratelli d’Italia e della DC, dimenticando quello che è stato detto e scritto.
Casomai i soggetti alleati dovranno preoccuparsi di non essere buttati fuori dalla giunta, al minimo errore ci può essere il ritiro della delega, perché Forza Italia potrebbe ambire, magari per qualche “tecnico”, ad un posto in giunta, e Cassì non potrebbe rifiutare.
Se vuole, per Luca Poidomani, si prospetta una allettante e coinvolgente lunga stagione politica e, per quel poco che potremmo fare, ci piacerebbe sostenerlo e vivere assieme l’avventura.
