Il sindaco Cassì riconferma assessore Andrea Distefano, nel corso di una accesa bagarre in consiglio comunale con il consigliere Saverio Buscemi

Come avevamo preannunciato ieri, Andrea Distefano tornerà a ricoprire la carica di assessore in seno alla giunta Cassì, al Comune di Ragusa, mantenendo le stesse deleghe, alle contrade e alla tutela degli animali.
Lo ha annunciato il sindaco, confermando le indiscrezioni, nel corso della seduta del Consiglio comunale di ieri lunedì 26 maggio, con non poche difficoltà per le intemperanze, in aula, del consigliere Saverio Buscemi, per il quale la conferma di Distefano costituisce, a tutti gli effetti, il suggello di una strategia politica aberrante e senza alcuna logica politica che lo vede, ora, sconfitto su tutti i fronti.
Il Presidente del Consiglio Ilardo è stato costretto a sospendere la seduta per le intemperanze di Buscemi che non ha consentito il regolare svolgimento della seduta, ha impedito ai presenti in aula di ascoltare la voce del primo cittadino, sullo sfondo della discutibile scelta di non inquadrare nemmeno con le telecamere le intemperanze del consigliere, così da additarlo all’opinione pubblica per il suo comportamento.

Tutta la strategia del consigliere Buscemi è stata, dall’inizio, caratterizzata da scelte sbagliate, da incertezze, da mosse sbagliate e, alla fine, è stata la maggioranza che lui voleva danneggiare a uscirne meglio.
Il consigliere Buscemi, già poco dopo il suo insediamento aveva manifestato, di concerto con l’assessore Distefano, da lui indicato, l’intenzione di contrastare le politiche del sindaco con una opposizione costruttiva, mantenendo, però, nelle fasi iniziali, un atteggiamento guardingo, suggerito anche dal leader De Luca, perché convinti che Cassì avrebbe potuto far fuori eventuali contestatori all’interno della coalizione.
Da quel momento, le strade di Buscemi e di Distefano cominciavano a divergere: sullo sfondo di un calo di interesse attorno a De Luca, sullo sfondo di un non esaltante risultato locale del partito alle europee, la formazione politica di Cateno De Luca valutava anche la possibilità di uscire dalla maggioranza, lasciando quindi l’assessorato, nel contesto di un rapporto non idilliaco di Buscemi con i vertici provinciali del partito per la sua scelta, dopo le elezioni, di rinunciare alla carica di assessore per il pericolo di essere costretto da Cassì a rinunciare alla doppia carica, cosa che avrebbe consentito l’ingresso del primo dei non eletti, un candidato vicino al vertice provinciale e non in buoni rapporti politici con Buscemi.
Un quadro politico, quindi di piccolo cabotaggio, come, in fin dei conti si è rivelato il partito maturato da semplice lista a movimento per diventare poi adulto, con una miriade di saltimbanchi della politica che hanno abbandonato via via De Luca, già prima di Buscemi, a livello regionale e a livello locale, con una visibilità sempre minore. Un quadro politico caratterizzato da Buscemi con mosse e strategie tendenti a conservare una leadership locale che, se anche meritata per il lavoro svolto per la nascita e la crescita del movimento a Ragusa, non lo vedeva né come pupillo di De Luca né catalizzatore di consenso al congresso provinciale.
Mentre Buscemi soffriva per inazione del suo assessore, limitato dal protagonismo e dai limiti che imponeva il sindaco, Distefano si avviava per la strada di una dedizione incondizionata al sindaco e alla maggioranza, evidentemente convincendo anche il partito che, alla fine, era un peccato uscire dalla maggioranza, peraltro in una condizione di assessore a 5.600.000 euro al mese indipendenti da ogni possibile valutazione dei risultati.
Sono scelte e visioni azzeccate: quando Partecipiamo uscì dal governo con i 5 Stelle, una esponente del movimento disse “E quando ci ricapita la prossima volta?”, sensazione sbagliata dal momento che dopo di allora, Partecipiamo è da sette anni al governo della città con Cassì.
E veniamo ai giorni nostri: Buscemi decide di uscire da Sud chiama Nord e pretende che Cassì, per onorare gli accordi di coalizione, ritiri la delega all’assessore Distefano: una situazione imbarazzante e obiettivamente difficile per il primo cittadino.
Considerare che Buscemi aveva orchestrato la crescita del movimento a Ragusa e perorato l’accordo elettorale o considerare, comunque, come interlocutori i vertici regionali?
Cassì ha optato per questa seconda ipotesi, si era capito sin dal primo momento, anche perché si comprendeva che non voleva separarsi da un soggetto perfettamente allineato, obbediente, del tutto piegato ai desiderata del capo, come si intuiva non era Buscemi.
Questi, frattanto, scalpitava e non mostrava gli attributi per dichiarare la sua posizione, riservandosi di dichiarare la sua appartenenza o meno alla maggioranza, attendendo vanamente la cacciata di Distefano per far posto ad un nuovo assessore da lui indicato.
Mentre Distefano porgeva le sue dimissioni al sindaco con una mossa rivelatosi, oggi, determinate, se non preordinata, Buscemi continuava nelle sue indecisioni, nelle sue esitazioni, fino all’uscita dalla maggioranza che non ha avuto nessun effetto sulla stessa, non essendo determinante, se non quella di una sua definitiva uscita dalla luce dei riflettori, anche quelli secondari che fanno luce sulle cosiddette opposizioni.
Peraltro, dalla annunciata uscita dalla maggioranza, si è spenta anche la sua voce e, in parte, la presenza in aula, una strategia totalmente fallimentare.
Per il sindaco Cassì è stato facile comunicare in aula la sua scelta di reintegrare Distefano, incurante del fatto che, in consiglio comunale, non ha nemmeno un consigliere, portando a sostegno della decisione il fatto che Distefano ha lavorato bene si è fatto apprezzare e ben volere, si è dato da fare, ha stabilito rapporti proficui con gli interlocutori istituzionali, ribadendo che l’accordo era stretto con i vertici regionali, attaccando frontalmente Buscemi con l’affermazione: “Lei r appresenta poco più che sé stesso”, e rifiutando decisamente l’ipotesi accusatoria di Buscemi di essere stato cacciato dalla maggioranza.
In pratica, è stato Buscemi, con le sue strategie, a favorire il gioco di Cassì che non ha dovuto nemmeno adire alle vere motivazioni del reintegro, né a giustificazioni per le sue recenti alleanze per la Provincia.
Certo, è difficile accettare che si rimette in sella un assessore solo perché è una persona per bene, che si è fatto ben volere e che si è rivelato quanto mai affidabile, prescindendo dal nulla prodotto, sia per le contrade che per la tutela degli animali, soprattutto in relazione alle promesse del programma elettorale.
Ma la comunicazione di Cassì, senza degna opposizione, si può permettere tutto e il “ha lavorato bene” resta una referenza per Distefano che, assieme ad alcuni compagnetti della giunta, parimenti portatori del nulla assoluto, continuerà a percepire 5.600.000 euro al mese per altri 37 mesi.
Resta solo un dubbio: tenteranno, con una opportuna misura, di far recuperare i quattro mesi persi o chiederanno il danno per mancato introito a Buscemi ?

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