Il Sindaco Piccitto sperimenta il reddito di cittadinanza

di Cesare Pluchino
Per i pentastellati ragusani, una iniziativa del tutto nuova, sia pure nel solco delle politiche di welfare da tempo adottate

Il Sindaco Piccitto e l’assessore Gianluca Leggio mettono a punto un dispositivo per sperimentare il reddito di cittadinanza, le opposizioni insorgono giudicando il provvedimento come un bluff da ostentare in campagna elettorale, a livello regionale o, addirittura, nazionale, lasciando trapelare una attenzione esagerata per il riscontro ottenuto sul blog di Grillo più che per la sostanza del provvedimento.
Delle considerazioni delle opposizioni ci occupiamo in altra parte del giornale, qui vogliamo riferire della conferenza stampa di presentazione della misura sperimentale che ha visto la partecipazione del primo cittadino, dell’assessore ai servizi sociali Leggio, del Dirigente Cascio e del funzionario dott. DiGrandi, coordinatore dell’area adulti nel settore servizi sociali. All’incontro con la stampa era presente anche la consigliera Gianna Sigona, significativa la sua presenza per il ruolo di critica opposizione all’interno della maggioranza consiliare, sempre attenta ai temi del sociale che le hanno permesso di contribuire alla stesura dell’iniziativa, come sottolineato dall’assessore.
Per il Sindaco si tratta di una misura particolare, nuova, diversa, un patto di collaborazione con la famiglia, un patto di inclusione sociale che, a differenza di precedenti misure, come l’assegno civico, non prevede una sola erogazione ma un contributo mensile.
Iniziativa che si poggia sulle stesse basi della SIA prevista dalla regione, alla quale si sovrappone, basata sulla mediazione familiare.
La sperimentazione prevede un accompagnamento della famiglia, al momento per tre mesi, successivamente si pensa di allargare la misura ad un anno.
Nelle intenzioni dell’amministrazione Piccitto, non un contributo ma un vero e proprio mantenimento a carico del Bilancio Comunale, una sperimentazione che parte con 50.000 euro di fondi a disposizione, che ha l’obiettivo di fare uscire i soggetti e le famiglie interessate dalla difficoltà, di dare speranza, per ridare fiducia, per sostenere l’autostima e per un collegamento positivo nell’ambiente delle istituzioni.
È solo una battaglia, che deve essere monitorata per trovare nuovi modelli, a Ragusa il Movimento 5 Stelle vede un contratto fra il soggetto e l’operatore sociale per individuare percorsi personalizzati per un ritorno alla normalità.
Un progetto a lunga scadenza che si deve basare sul bilancio comunale ma che deve, necessariamente, esigere la partecipazione di Stato e Regione, attraverso la rimodulazione del servizio civico e il collegamento con il baratto amministrativo.
La novità, ascoltata in conferenza stampa, è quella che la misura non deve solo mantenere, ma deve trovare soluzioni per uscire dalle difficoltà. A Ragusa, da dieci anni, esiste una platea fissa di persone assistite che non escono dall’emergenza economica.
Intento dell’amministrazione, a stretto contatto con il dirigente e gli uffici, è quello di tutelare gli aspetti psico sociali della problematica, nel particolare momento di emergenza sociale
Un progetto di inclusione sociale, sarà la famiglia a elaborare il suo progetto assistenziale, con misure elastiche che si adatteranno alle esigenze specifiche con interventi mirati, senza elargizione di contanti.
Un esaustivo specchietto ci aiuta a comprendere meglio la sostanza dell’iniziativa che, è meglio chiarire, non è il reddito di cittadinanza agognato dai grillini, cavalcato anche da altre forze politiche che non vogliono rimanere indietro su problematica così emergente, non è un reddito garantito sulla base delle condizioni riconosciute di difficoltà economiche o inesistenza di reddito proprio.
Attualmente il Comune di Ragusa assiste una platea di circa 610 famiglie in stato di disagio economico, 250 con almeno un minore a carico, 90 persone sole, circa 80 donne separate e ragazze madri, 150 famiglie con almeno un figlio maggiorenne e circa 40 donne sole con un figlio maggiorenne a carico.
Trasversali a queste categorie sono 450 famiglie in stato di disagio cronico, delle quali circa 150 con un componente pregiudicato o ristretto. 160 famiglie con reddito insufficiente per sopravvenuta perdita del lavoro, 100 in stato di povertà assoluta, 510 in stato di povertà relativa.
Obiettivo primario sarà quello di evitare i rischi di disgregazione per la famiglia, e di emarginazione sociale; per ottenere risultati si dovranno trovare nuovi condivisi equilibri, anche attraverso impegni con la società civile che saranno ottenuti attraverso un percorso di mediazione familiare intergenerazionale.
Beneficiari saranno utenti già in graduatoria allo Sportello di Mediazione familiare intergenerazionale, non ancora fruitori di aiuto economico, assistiti che hanno bisogno di una integrazione del supporto economico, utenti in graduatoria relativamente al servizio civico, utenti nuovi, utenti che hanno presentato istanza per il SIA ma non sono stati ammessi.
I beneficiari potranno usufruire delle misure fino all’esaurimento dei fondi disponibili, 50.000 euro le somme stanziate, per il periodo ottobre-dicembre 2016.
Prevista l’erogazione di un reddito minimo mensile di importo variabile sulla base della composizione del nucleo familiare: per un membro previsti max 200.000 euro mensili, 2/3 membri, max 300 euro mensili più membri, max 400 euro mensili.

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