Il sogno ragusano di un valido sistema di trasporto urbano alternativo a quello tradizionale su gomma è datato: già a metà degli anni 90 dello scorso millennio, ovverossia circa 25 anni orsono, l’amministrazione guidata da Giorgio Chessari pensava ai mezzi ettometrici che dovevano vincere le differenze di quota tra le varie parti della città, tutto un programma che vedeva l’integrazione con la metropolitana territoriale delle ferrovie, e con il traffico privato, anche dei bus turistici, mediante stazioni e parcheggi di interscambio.
C’era allora, più di ora, una vera visione della città futura, un programma concreto di interventi che si concretizzò, prima di tutto, nel progetto fatto stilare dall’esperto ing. Ciuffini e nel progetto di utilizzare il nastro ferroviario che attraversava la città come metropolitana di superficie.
Un sogno, quello di avere un trasporto alternativo all’auto che, da Ibla, collegasse il centro storico superiore e la città nuova.
Fra gli artefici di questo sogno l’avv. Gaetano Barone, esperto professionista forense con il pallino dell’urbanistica, per la quale, al tempo, deteneva la delega nella giunta Chessari.
Dopo tanti anni, l’avv. Barone non ha cessato di sognare e, come componente e animatore della Società per la Mobilità Alternativa, segue con particolare attenzione e competenza la gestazione della metropolitana di superficie che è vista come possibile utile mezzo di trasporto alternativo in grado di riuscire anche nella ricucitura, nell’avvicinamento, dei due centri storici alle parti nuove della città
Nessuno come lui può parlare di progetto della metroferrovia, non a caso, come Società per la Mobilità Alternativa, è intervenuto, di recente, con una lettera al Sindaco e agli amministratori della città per importanti suggerimenti.
Avv. Barone, nascerà questa metroferrovia a Ragusa?
Voglio ricordare che il progetto risale al 1996, la giunta municipale di allora, della quale ero componente come assessore all’urbanistica, fece inserire l’opera nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche e devo dire, che, da allora, tutte le amministrazioni che si sono succedute hanno confermato questo inserimento, segnale che l’iniziativa è stata, sempre, ritenuta della massima importanza.
Una tappa storica della lunga gestazione della metroferrovia è stata quella del 2016, quando un bando nazionale per la riqualificazione ambientale territoriale prevedeva anche interventi di mobilità.
La giunta in carica, dobbiamo riconoscere, riprese il progetto che avevamo originariamente fatto redigere da Ciuffini e si attivò per partecipare al bando.
Una volta ottenuto il finanziamento, cosa è mancato per avviare i lavori?
E’ sotto gli occhi di tutti che, soprattutto al sud, ci sono sempre dubbi sulla continuità di un progetto originario, nonostante ne possa essere acclarata la funzionalità oggettiva, per carenza di finanziamenti si va a stralci, i 18 milioni di questo bando, che era chiamato delle periferie, fu momentaneamente bloccato dal governo 5 Stelle, quando fu ripreso il progetto dalle ferrovie, queste ridimensionarono il numero delle stazioni da tredici a due, oltre alla stazione centrale, esistente, si sarebbero create solo la fermata di viale Colajanni e la stazione di Cisternazzi, al servizio del nuovo ospedale.
Oggi, sembra che si possa arrivare all’avvio dei lavori, grazie anche al contributo della Regione che ha integrato i 18 milioni del bando delle periferie con ulteriori 23 milioni di finanziamento.
Perché, allora, una Sua lettera, come Società per la Mobilità Alternativa, al Sindaco della città?
Voglio sottolineare, prima di tutto, come il nostro Sindaco, in un clima di produttiva unità di intenti e di condivisione del progetto originario, ha accolto, nel corso di diversi incontri, le nostre sollecitazioni che abbiamo voluto sintetizzare nella lettera
Sono convinto che questa unità di intenti sarà foriera di atti concreti per rendere il progetto della metroferrovia veramente funzionale per la città.
Tutto appare come un meccanismo senza inceppamenti: l’amministrazione Chessari che diede vita a questo sogno, l’amministrazione Piccitto che lo ha fatto suo, il governo Renzi e il suo referente locale, l’on.le Dipasquale, che perorano la causa del progetto, l’attuale amministrazione che sta lavorando per far sì che tutto non rimanga un altro dei progetti incompiuti del sud.
Quali i vostri suggerimenti?
Importante e indispensabile che si tenga conto dell’originario progetto dell’ing. Ciuffini, occorre mantenere e mettere in funzione le 13 fermate che erano state pensate per ottimizzare l’utilizzo del mezzo.
Non ho contezza del protocollo fra Regione e RFI, spero di poter avere le carte in mano per giudicare quello che stanno facendo, ma pensare di limitare o cambiare il progetto è rischioso per la funzionalità dell’opera.
Un’opera che può funzionare solo se si offre un vero servizio all’utenza. Sappiamo quanto è difficile distogliere le persone dall’uso del mezzo privato, se non offriamo un servizio adeguato, non avremo riscontri.
Ma basteranno i fondi a disposizione per realizzare 13 stazioni?
Ribadisco che non ho contezza del protocollo con le ferrovie, per me ci sono 23 + 18 milioni a disposizione per il progetto, leggo sulla stampa che si vorrebbe fare una distinzione fra i 23 milioni da dedicare alle due stazioni e alle opere prettamente ferroviarie, mentre per i 18 milioni ci sarebbe stata una autorizzazione da Roma per un utilizzo dedicato alle opere di connessione, legate indirettamente alla metroferrovia.
Non ho contezza nemmeno di questi particolari, penso comunque che non ci si può esimere dal prevedere altre fermate, a cominciare da quella della stazione di ibla, fondamentale per un collegamento con il quartiere barocco.
Quale la soluzione?
A maggior ragione se tutti i fondi a disposizione sono stati già impegnati per il progetto che riteniamo rimaneggiato, si impone per l’amministrazione di intercettare altri fondi, altri finanziamenti.
E per questo, è indifferibile l’esigenza di dotarsi di un pool di esperti che possa suggerire le fonti più facilmente raggiungibili.
Ripeto, ci conforta che il Sindaco abbia accolto, favorevolmente, le nostre istanze, perché non si deve rischiare di definire l’opera parzialmente, né tantomeno rischiare che i lavori siano bloccati in attesa di integrazioni al progetto. La storia della Ragusa-Catania dovrebbe averci insegnato tante cose.
Avvocato Barone, grazie per la esaustiva disamina della questione metroferrovia, vogliamo porLe un’ultima domanda: ritiene economicamente sostenibile la metroferrovia?
L’opera deve essere integralmente sostenuta da finanziamenti esterni, non si può pensare che si intervenga con il bilancio comunale, dappertutto è così per la mobilità urbana.
Per quanto riguarda la gestione questa afferisce alla Regione, nessun servizio di trasporto pubblico urbano è autosufficiente, in nessuna città del mondo il servizio è autosufficiente.
Possono avere dubbi su queste cose solo quanti sono alla ricerca di cavilli per poter giudicare non conveniente il progetto che, invece, è l’unico non solo per realizzare un sogno di lunga data, ma piuttosto per rilanciare la città in ambiti diversi, ambientale, economico, sociale, turistico e, oserei dire, anche culturale, inteso quest’ultimo come ambito con il quale formare le nuove generazioni per una idea innovativa di città.
