La CGIL contro la violenza sulle donne

“In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne quest’anno la Cgil di Ragusa è in piazza insieme ad una pluralità di associazioni, movimenti e partiti per affermare la necessità di un cambiamento radicale nella cultura degli uomini. Non è semplice, ma bisogna andare oltre gli slogan, e occorre occuparsene subito, consapevoli che nessuno può chiamarsi fuori da questa responsabilità”.
Questo è l’incipit della riflessione sulla giornata internazionale contro la violenza sulle donne espresso da Peppe Scifo, segretario generale della CGIL di Ragusa. Il sindacato presente al Pala Zama di Ragusa per aderire convintamente e grande partecipazione, in uno ad associazioni e movimenti, a questa grande iniziativa che intende esaltare il primato della civiltà e del diritto e sul rispetto delle donne.
“Un femminicidio è bene sottolinearlo, continua Peppe Scifo, non è mai l’esito tragico di un momento, un raptus, un fatto imprevedibile e isolato che accade nascendo dal nulla, ma è l’atto finale di una serie di atteggiamenti violenti travestiti da affermazioni apparentemente innocue, scambiate per eccesso di attenzioni e comunque nella benevolenza.
Il male è nella relazione degli uomini con le donne, dove conta tanto, ancora oggi, il tratto sub-culturale del patriarcato.
Per questo i femminicidi chiamano in causa una responsabilità specifica della società che non si distacca e non si emancipa da questi modelli dove la donna è un oggetto discriminabile, violabile fino alla morte.
L’uccisione è la massima espressione del potere e del controllo dell’uomo sulla donna, l’estremizzazione di condotte misogine e discriminatorie fondate sulla disuguaglianza di genere.
Anche nel lavoro questi schemi di potere maschile si riproducono determinando condizioni di sfruttamento ancora più gravi con discriminazioni salariali e di negazione di diritti legati al genere a partire dalla sicurezza e la salute.
Ma di fronte alla violenza sulle donne, spesso generata all’interno della relazione di coppia, c’è una carente rete di protezione, nonostante le preoccupazioni espresse dal mondo politico istituzionale e dal Governo. Oggi mancano centri antiviolenza di rapido accesso, luoghi di protezione dove poter rifugiarsi in qualsiasi momento con accesso a bassa soglia.
Allo stesso modo nelle relazioni di amore tossico spesso la donna è vittima di violenza economica e quindi per nulla indipendente. Le misure di tutela a livello di welfare pubblico sono inefficaci e di difficile accesso. Rafforzare il c.d. Reddito di libertà nella entità dell’aiuto e anche nella durata serve a permettere alle donne la pianificazione di una vita libera dall’oppressione e dal rischio di morte.
Questa è la prima necessità di cambiamento per la società, la prima diseguaglianza da abbattere per costruire il futuro e un’umanità ritrovata”.

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