La gente pensa che in Consiglio comunale si decidono le sorti della città, in effetti il sistema concentra il potere nelle mani del sindaco, elevato alla sua carica per elezione diretta, che, spesso, come accaduto a Ragusa, trascina dietro di sé una maggioranza che lo sostiene e gli permette di navigare tranquillo, che garantisce l’approvazione dei pochi atti di competenza del civico consesso.
Il ruolo del Consiglio comunale è, ormai del tutto marginale, ciò non toglie che una assemblea cittadina,con componenti di un certo spessore, potrebbe condizionare la gestione comunale, già con opposizioni degne di questo nome, ma anche con una maggioranza che fosse dotata di opportune competenze e di attributi tali da mantenere per coerenza il proprio ruolo di sostegno al sindaco e all’amministrazione ma in condizione di rivestire un ruolo di controllo sull’osservanza del programma elettorale e delle alleanze di coalizione, assumendo anche un ruolo propositivo nella gestione della cosa pubblica.
A Ragusa c’è un governo assoluto centralizzato nelle mani del Sindaco Cassì, sostenuto da una parte di maggioranza di fedelissimi e da un’altra attaccata solo alla poltrona, per cui incapace di aprire bocca, a fronte di minoranze che di opposizione non hanno nulla.
Ne deriva spesso che in Consiglio comunale si discuta del nulla.
Parliamo dei due atti esitati, favorevolmente, nell’ultima seduta del civico consesso, in data lunedì 26 maggio.
Un atto di indirizzo del consigliere del Movimento 5 Stelle Sergio Firrincieli per portare all’attenzione lo stato di degrado di via Molini, a Ibla, nel quartiere San Rocco,
Constatati l’assenza di manutenzione del verde pubblico, con arbusti e sterpaglie non sfalciati, il crollo di alcuni muri a secco, il distacco di alcuni cavi elettrici dai supporti, pendenti ad altezza uomo e intrecciati con rami secchi, che rappresentano un grave rischio di incendi e una minaccia per la sicurezza di passanti, residenti, escursionisti e turisti, nonché l’assenza di manutenzione e sicurezza lungo la via Molini e nell’intero borgo del quartiere San Rocco, viene anche segnalato che ci sono case abbandonate con porte aperte che favoriscono l’accumulo di rifiuti pericolosi, compromettendo la salubrità dell’area.
Scrive Firrincieli, nell’atto di indirizzo, che vi è una evidente mancanza di decoro in un sito di grande valore storico, architettonico, culturale, paesaggistico e turistico.
Preoccupante è anche la situazione dei terrazzamenti tra via Giuseppe Monelli e via della Valle, divenuti una discarica a cielo aperto, con rifiuti ingombranti e pericolosi, tra cui eternit, sacchi di cemento, pittura, materassi, frigoriferi con compressori a CFC, resti di carrozzeria auto e altri materiali nocivi per la salute pubblica.
Vista la necessità di un intervento per mettere in sicurezza l’angolo della scalinata Regia Trazzera, nei pressi della cascata che porta al Mulino San Rocco, di proprietà del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, installando barriere di protezione e vietando il transito di motociclette o mezzi non autorizzati, il consigliere propone di impegnare il sindaco e l’amministrazione, con l’atto di indirizzo, a destinare risorse della legge su Ibla che prevede fondi per il risanamento, il recupero edilizio, la salvaguardia del patrimonio storico e la valorizzazione del centro storico di Ibla e dei quartieri limitrofi.
Un atto che, a dispetto di quanto afferma il primo cittadino, in diverse occasioni, traccia un quadro di decadimento, di mancanza di decoro, di abbandono, di mancati interventi degli assessori, che non depone bene per la città.
Un atto che provoca una precisa riflessione: cosa ha fatto l’amministrazione Cassì per 5 anni, dal 2018 al 2023, cosa ha fatto l’assessore ai centri storici a due anni dal suo insediamento, dopo essere stato il cantore dei mali di Ibla, da grillino all’opposizione, chi si occupa del verde pubblico, del decoro e dei rifiuti in città?
Un atto che non doveva arrivare in Consiglio, tenuto conto che tutto quanto evidenziato era stato già segnalato, attraverso un comunicato stampa dal consigliere Firrincieli, dalla fine di marzo.
Due mesi di assoluto immobilismo su emergenze così gravi e documentate, nessun intervento, né per il decoro, né per la sicurezza. Questa è l’amministrazione Cassì nella realtà.
Già in una seduta precedente, l’assessore Gurrieri aveva glissato sulla mancanza di interventi, qualche amenità, la futura riqualificazione di via Monelli, la strada del cimitero, gli interventi diffusi nel quartiere San Rocco che porteranno una riqualificazione complessiva nell’aera.
Anche nell’ultima seduta, solo poesia da parte dell’assessore, via Molini una zona attenzionata, più volte oggetto di interventi, senza citare quali, interventi che non c’erano da decenni, per la vegetazione, nota anche al sindaco, tergiversa spostandosi sull’inaugurazione dell’infopoint di piazza Repubblica, che sarà anche sede dell’associazione guide ambientali, poi parla di contatti con l’ENEL per i cavi, con la forestale e di dissuasori per il transito delle motociclette fuoristrada. Le case abbandonate saranno oggetto di un intervento con la legge su Ibla, ancora via Monelli che, riqualificata, porterà lustro a tutta la zona.
Ma di interventi immediati o comunque a breve termine, nemmeno l’ombra, meglio rimettere l’atto di indirizzo alla volontà del Consiglio, tanto, come tanti altri, resterà nel cassetto.
Il nulla praticamente.
Altre discussioni inutili sulla chiusura del tratto di via Mario Rapisardi, antistante la Prefettura: chiuso dal 2016, è oggetto sempre di sollecitazioni per ripristinare il traffico veicolare, costretto, per la chiusura, ad un lungo giro per arrivare in corso Italia.
Trattandosi di sicurezza della Prefettura e della Questura, ci sarebbe poco da dire, se non altro perché precauzioni per la sicurezza non ci sono sugli altri lati del palazzo del governo, in via San Giuseppe e in corso Vittorio Veneto.
Non ci sarebbe stata necessità di un atto di indirizzo della maggioranza per il sindaco che avrebbe potuto contattare l’autorità preposta che aveva imposto la chiusura del tratto di strada, per sapere se fossero venute meno le esigenze di sicurezza, perché non è certo la volontà dei consiglieri o dei cittadini a valutarle o modificarle.
Piuttosto è emerso che il sindaco avrebbe riferito della disponibilità del Prefetto ad aprire il tratto di strada, magari – avrebbe precisato il sindaco – in concomitanza con l’apertura dello spazio mons. Tidona, che collega piazza San Giovanni alla via Rapisardi.
Non si comprende il nesso fra le due cose, però sorge un sospetto: forse la maggioranza avrà percepito, o sa già, che sarà riaperto il tratto di strada, per cui presenta l’atto di indirizzo per mostrare alla città come la sollecitazione, l’atto di indirizzo abbiano raggiunto l’obiettivo, addossandosene i meriti.
Se così fosse, altra dimostrazione del livello del civico consesso, dove si gioca, si cincischia, senza effetti reali per la città.
