La serata dei lunghi coltelli, la seduta ispettiva del Consiglio comunale di Ragusa come una resa dei conti in casa Forza Italia

Era di tutta evidenza che la seduta ispettiva del Consiglio comunale di Ragusa, appositamente convocata per parlare dell’adesione del sindaco Cassì a Forza Italia sarebbe stata dominata da questo argomento, troppo succulento per le opposizioni abituate a cibarsi, di solito, delle vivande che portano in ospedale ai ricoverati.
Gli interventi dei consiglieri hanno spaziato anche su temi di carattere generale, le solite tematiche stantie, preda di minoranze testarde e di una amministrazione indifferente, ormai, alle emergenze più evidenti.
I ritornelli ‘tutto non si può fare’, ‘non ci sono fondi illimitati in tutti i settori’, ‘c’è tempo 5 anni per onorare gli impegni presi in campagna elettorale’, ‘sono gli uffici a decidere le priorità’, ‘ci avevamo pensato noi’, ‘ci stiamo lavorando’, ‘gli uffici stanno lavorando al progetto’ hanno ormai stancato.
Fra poco la stagione estiva sta finendo e ancora parlano delle rotatorie sulla provinciale Ragusa Mare, pur essendo, ormai, assodato che sono di competenza della Provincia, continua il teatrino per gli alloggi IACP di via Risorgimento, sta sbocciando l’emergenza parcheggi per il nuovo terminal dei bus, qualcuno parla ancora di scerbature, altri rispolverano le condizioni delle bambinopoli e, dopo due anni di promesse, iniziate pochi giorni dopo l’insediamento, l’assessore ammette che si deve rimpinguare il capitolo.
La voce di Fratelli d’Italia totalmente scomparsa, Chiavola del PD che addirittura fa gli auguri al sindaco per la sua carriera politica, i soliti battibecchi con il Presidente del Consiglio comunale per la conduzione dei lavori d’aula. La solita atmosfera surreale.
Uno come Chiavola che dovrebbe invitare il primo cittadino a riconsegnarsi agli affetti familiari, alla fine del secondo mandato, gli fa, invece gli auguri per la carriera politica e la segreteria cittadina e il capogruppo lo lasciano fare, e lo faranno pure ricandidare alla prossima tornata elettorale.
Come abbiamo riferito ampiamente in altra parte del giornale, al centro dell’attenzione gli interventi in aula dei consiglieri Buscemi, Calabrese e Mauro che hanno stigmatizzato non tanto la scelta del sindaco di aderire a Forza Italia, quanto, piuttosto il tradimento che sarebbe staro inflitto agli elettori che avevano votato il civismo di Cassì e il suo rifiuto dei partiti.
Rilevante assai la dichiarazione del consigliere Mauro che ha dichiarato di restare in minoranza fino a che non saranno chiariti i rapporti del sindaco con gli esponenti del centro destra, di Forza Italia e dei partiti alleati, nonché i rapporti della coalizione civica a sostegno dell’amministrazione con le forze di centro destra.
Ma veniamo alle dichiarazioni, alle risposte di Cassì, attingendo anche alle sue dichiarazioni rilasciate, in televisione, al Direttore di TeleIblea, Mario Papa.
Desideriamo, però, prima, dire la nostra sulla scelta di Cassì.
Nell’attuale sistema politico, dove accade di tutto, non c’è assolutamente di che stupirsi per la scelta di Cassì: dai livelli più altti della politica, in parlamento, ai consigli comunali non c’è, in Italia, vincolo di mandato, nessuno può essere condizionato dalle imposizioni dei partiti di appartenenza, ognuno è libero di scegliere e di decidere secondo coscienza, svincolato da condizionamenti di chi lo ha eletto.
Per cui, Cassì è in una botte di ferro, formalmente e praticamente, peraltro sue legittime aspirazioni alla carriera politica, partendo dalle regionali, hanno bisogno di un partito come casa politica da cui lanciarsi nell’agone elettorale: è come se un giocatore di basket non volesse accasarsi in una società, potrebbe giocare nel cortile di casa con un singolo canestro.
Ciò premesso, sembrano esagerate le critiche, ancor di più gli attacchi agli alleati, un gruppo di scappati dalle rispettive case politiche, rappresentanti solo di sé stessi e di pochi amici e parenti, gruppuscoli e singoli che possono contare i consensi sulle dita di una mano.
Peraltro la situazione è chiara: al momento nemmeno Cassì ha chiaro quale sarà il suo futuro, una candidatura alle regionali appare probabile perché Forza Italia, che di voti sul territorio ne ha pochini, non può rinunciare al potenziale di Cassì che non rappresenterà più 22 preferenze ma che almeno 6/7000 voti li dovrebbe portare, premettendo che va verificato il ventaglio dei candidati.
Dove Cassì ha dimostrato di avere poca dimestichezza con la politica, di non avere buoni consiglieri e di trovarsi con vertici di un partito che lo stanno esponendo, forse troppo, a situazioni imbarazzanti, è nell’ostinazione di voler mantenere a tutti i costi intatti i rapporti con i suoi alleati civici, al punto da dichiarare che il suo partito, tantomeno singoli esponenti, non possono interferire sulla linea politica per la città.
In pratica, fino alla fine del mandato, anche anticipata, si governa con gli accordi di coalizione civica, il partito e la coalizione di centro destra stanno a guardare.
Mentre tutti sanno che, se Cassì radunasse gli alleati civici e facesse intendere che il repertorio musicale va cambiato, nessuno si azzarderebbe a dire di no, nessuno rischierebbe di perdere la poltrona, il posto in giunta.
E’ Cassì che non vuole cambiare musica, tutti gli altri sono componenti di una orchestra che suona a richiesta.
Come ha dichiarato più volte, peraltro, gli alleati sono stati portati a conoscenza della scelta e, dalle parole di Cassì sembra che nessuno si sia alzato e se ne è andato. Figurarsi.
Poi Cassì la gira sulla volontà di fare qualcosa per la comunità, di voler continuare la sua azione a beneficio della città, di essere addirittura spinto a non abbandonare la politica.
Sa di avere, all’interno della sua coalizione sensibilità diverse, ci permettiamo di dire che solo Giorgio Massari e Mario d’Asta possono avere sensibilità politica, per tutto il resto ci asteniamo da ogni minimo commento.
Non lo può dire, ma se qualcuno lasciasse la poltrona ci sono bocche fameliche nel centro destra che dimenticherebbero mesi e mesi di contumelie all’indirizzo di Cassì e si lascerebbero andare sulle poltrone lasciate libere, cosa che, da una parte faciliterebbe i rapporti di Cassì con il centro destra, ma lo metterebbe nelle condizioni di non poter disporre dei soggetti ormai collaudati come fedeltà, ancorché imposta con il ricatto di essere rimandarti a casa.
L’intervento in aula del sindaco Cassì, la risposta alle tante osservazioni sulla sua scelta non è piaciuto a molti, in molti sono rimasti delusi, troviamo conferma che l’apparato di comunicazione del nostro sindaco fa acqua, ce ne siamo accorti da tempo, peggio ancora se è il primo cittadino a voler fare da solo e decidere quello che deve dire e come ribattere.
Qualche passaggio, come quello della mancanza di premeditazione nella scelta che lo solleverebbe dalle accuse di tradimento, di inganno, di opportunismo, poteva essere evitato, di contro l’affermazione che c’è chi gli chiede di continuare la sua azione politica, dopo la fine del mandato è reale, tanto da fargli dire: “Il vero tradimento sarebbe quello di disattendere queste aspettative.
Anche la dissertazione sul civismo non è stata certo d’impatto, la speranza di poter concludere il mandato con i suoi alleati civici, può essere apprezzata, qualche chiarimento lo avrebbe dovuto dare sulla posizione almeno del suo cerchio magico e su questo nessuno è riuscito a cogliere la volto l’opportunità di metterlo in difficoltà.

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