Un post della Sindaca di Comiso, nonché presidente della Provincia, Maria Rita Schembari che ci presenta la stessa sotto una luce inedita, inaspettata e gradita.
A proposito degli incivili, che lei meglio appella come ‘maiali’, fa una interessante riflessione per qualcosa che, di ceto, alla luce dell’attuale legislazione, è difficile da cambiare, da sovvertire, ma che potrebbe essere lo spunto per iniziative finalizzate a modificare le diposizioni vigenti sulla privacy.
La Schembari riconosce che il diritto alla privacy impedisce di rendere pubblici fatti che potrebbero ledere la persona o l’immagine di chicchessia.
Un principio che considera sacrosanto nel momento che invade la sfera privata, ma il primo cittadino di Comiso si chiede se i “signori” immortalati in centinaia di foto, mentre scaricano sacchi di rifiuti dalle loro auto, sono stati colti in un atto privato o pubblico.
Scrive, nel suo post, la Schembari: “A mio avviso l’azione, oltre che ignobile, è oltremodo pubblica, visto che riguarda uno spazio che è di tutti. Dico questo perché mi sono convinta, dopo anni di lotta a questi ‘maiali’, lotta che non molla, ma i cui risultati sono minimi, anche a causa di una serie infinita di leggi sempre più “a tutela” di chi delinque, che qualche risultato si potrebbe ottenere solo pubblicando l’identità di questi impuniti zozzoni: tu fai un atto pubblico come lordare gli spazi che sono di tutti, ovvero pubblici? NESSUN DIRITTO DI PRIVACY.
Basterebbe sancire che in luogo pubblico si possono fare riprese fotografiche e video liberamente, chi ha qualcosa da nascondere, lo faccia in privato, se cade nelle riprese, colpa sua, soprattutto se c’è un avviso che ci possono essere fototrappole finalizzate a debellare lo sconcertante fenomeno.
Ma questo discorso del diritto alla privacy ha ormai travalicato, secondo noi, i limiti imposti dalla legge: ogni giorno leggiamo di interventi delle Forze dell’Ordine per cibi avariati o scaduti, o mal conservati, in strutture di ristorazione, addirittura prodotti comprati al supermercato che provano intossicazioni alimentari anche letali, di recente si è saputo di aziende casearie locali che sfornavano produzioni con latte proveniente da Malta, molte volte si legge di strutture di ristorazione o di panifici chiusi per criticità di ordine sanitario riscontrate dai NAS.
In tutti questi casi, non si possono conoscere mai i nomi delle aziende, dei ristoranti, dei panifici, dei supermercati coinvolti, così che uno non è libero di evitare di frequentare gli esercizi in questione.
Certe volte sembra quasi che la legge voglia tutelare chi delinque e non voglia mettere in guardia il cittadino da gente comunque abituata alle frodi e a violare la legge, chi lo ha fatto una volta, può benissimo ritentare, considerata anche la legge italiana che non prevede pene drastiche, a vita, per questi soggetti.
