La trasparenza è cosa nostra

di Cesare Pluchino
Contrasti fra maggioranza e opposizioni per rivendicare il ruolo di paladini della trasparenza, da mostrare agli elettori, mentre persistono, ancora dopo la prima convocazione, i tentativi della Presidenza della Commissione per lavorare a porte chiuse

Seduta della commissione trasparenza per venire a capo delle questioni amministrative, relative agli appalti per il servizio di lettura dei contatori idrici, che, indirettamente, avrebbero provocato le dimissioni dell’assessore Stefania Campo, per i rapporti di famiglia con il marito, letturista già dal 2012, e con la madre, funzionaria dell’ufficio tributi da 35 anni, che avrebbero provocato naturali ma non provate interferenze sulla conduzione della gestione del servizio.
Non si poteva pensare che la seduta fosse rimasta intrappolata, per ore, sui cavilli procedurali, sullo scontro fra maggioranza e opposizione teso a condizionare l’impostazione dei lavori, quasi ad affermare una trasparenza di parte, privilegio di questa o di quella fazione politica.
Di fatto, una riunione dominata dallo scontro di opinione fra la minoranza e la maggioranza pentastellata e di Partecipiamo che, alla fine, nonostante la pur sempre breve esperienza politica, hanno arginato i tentativi delle opposizioni che propendevano per il pacchetto preordinato, predisposto senza preventiva consultazione dell’organo: si era partiti con l’arbitraria seduta a porte chiuse, non prevista, dalla legge né dal regolamento salvo (art. 28 del Regolamento delle Commissioni) particolari esigenze sulle quali, in ogni caso si sarebbe dovuta esprimere la maggioranza dei componenti la Commissione.
I pentastellati avevano, poi, proposto la trasmissione in streaming per dare massima trasparenza ai lavori e alla conduzione degli stessi, sarebbe bastato spostare la sede di riunione nell’aula consiliare appositamente attrezzata, ma, per tutta risposta, il Presidente della Commissione “invitava a riflettere sulla delicatezza degli argomenti che si andranno a trattare” e invitava a valutare l’opportunità di chiudere le porte.
Contrasti iniziali anche sulla convocazione di uno solo dei titolari delle ditte interessate al servizio di lettura dei contatori, scelto non si sa in base a quale criterio dal Presidente, mentre la maggioranza chiedeva una calendarizzazione per audizioni generali, con confronto fra i testi.
Protagonista della seduta, fino alla fine, il consigliere Maurizio Tumino che, spalleggiato dalla collega Migliore, ha cercato di affermare, con innegabile ma invasiva competenza sulla materia e sugli argomenti all’ordine del giorno, un orientamento dei lavori d’aula, con continui suggerimenti, imbeccate, interruzioni, richiami al regolamento, consigli gridati e consigli sottovoce che, inspiegabilmente, sono stati tollerati dalla Presidenza, forse trovatasi in imbarazzo di fronte alla straripante esuberanza del consigliere Tumino che, a tratti, sembrava volersi sostituire all’organo di Presidenza, pur presente nel dirigere la seduta.
Dopo interminabili e stucchevoli inutili discussioni sulle modalità di audizione dei soggetti coinvolti nella vicenda, situazione aggravata da un regolamento assai carente, nonostante le recenti modifiche, che nulla regolamenta a proposito delle audizioni, si è arrivati ad una calendarizzazione delle prossime sedute, previste per venerdì 27 novembre, alle ore 10,30, e per mercoledì 4 dicembre.
Sulla base di quanto riportato dall’articolo di giornale che ha fatto scoppiare il caso, dovrebbero essere chiamati a deporre, con facoltà di rifiutare la convocazione, secondo quanto emerso, il dirigente Lumiera, la funzionaria Tinè, il dirigente Cannata, nella prima seduta, il presidente della cooperativa AGOS, quello della cooperativa Pegaso e i tre lavoratori interessati nella vicenda, nella seconda seduta programmata.
Solo nella parte finale della seduta, si è potuto entrare in argomento previsto dall’ordine del giorno della seduta.
Ancora protagonista il consigliere Tumino che ha preso la parola per una disamina storica sulla evoluzione del servizio, in appalto, della lettura dei contatori.
Dal contenuto del lungo intervento, come sempre puntuale e che ha denotato, come consuetudine, una attenta ricerca degli atti e una competente lettura degli stessi, è venuta fuori, nella sua interezza, la strategia di Tumino.
Una strategia, come sempre lucida, che ha mostrato, fin dal primo momento una favorevole disposizione nei confronti dell’assessore Stefania Campo, che era stata valutata come allentata nel corso dell’intervento in aula, successivo alle dichiarazioni del Sindaco in Consiglio sulla vicenda.
Una impressione che avevamo avuto anche noi, ma che è stata ridimensionata e corretta nell’ottica del vero obiettivo perseguito dal consigliere di Forza Italia.
Tumino poco, o per nulla, si è soffermato sulle vicende più recenti che hanno coinvolto gli attori interessati e contemplati nell’articolo di stampa.
È partito, invece, da molto lontano, dal 2011, quando sotto la sindacatura Dipasquale, il dirigente del tempo, del settore ragioneria, istruiva la pratica per il bando di gara del servizio di lettura dei contatori idrici.
Attraverso capitolati, bandi di gara andati deserti, procedure negoziate, determine dirigenziali, affidamenti del servizio, Tumino “legge” gli interventi di dirigenti e funzionari, ne giudica legittimità, trasparenza e opportunità in ordine alle procedure seguite.
Valuta i fatti relativi alle assunzioni di personale, spera che la commissione trasparenza possa far luce su retribuzioni, buste paga, bonifici bancari che hanno regolato i rapporti fra ditte appaltatrici e lavoratori.
Rispuntano le questioni legate alla tutela dei livelli occupazionali, agli obblighi di assumere lo stesso personale per i successivi appalti, talvolta inserito dall’amministrazione, alle normative di legge che limitano questo obbligo nel contesto di precise normative.
Un intervento intimamente politico, quello di Tumino, non inquisitorio, ma volto a rassegnare all’opinione pubblica le criticità della passata amministrazione e di quella attuale, attraverso le procedure messe in atto da dirigenti e funzionari, in malcelato ossequio alle direttive degli amministratori di turno che il consigliere considera, in ogni caso, sempre consapevoli e coscienti di quello che avviene all’interno delle stanze del palazzo.
Protagonista costante di questa storia della lettura dei contatori la funzionaria Tinè la cui posizione appare sempre più sfocata, più una comparsa obbligata da decenni di servizio competente per il Comune e la comunità che indagata di lusso in una fiction di malaffare amministrativo difficile da dimostrare, buono solo per show mediatici e congiure di palazzo che sino volute inscenare in questo scorcio finale di 2015.
Legittimi i rilievi e le eccezioni sui comportamenti e sulla opportunità degli stessi, censurabili le leggerezze e le superficialità, ma evitiamo di voler risolvere i mali del sistema in un colpo solo e come con una bacchetta magica.
Altrimenti, come si potrà andare a scavare in un misero capitolato d’appalto del 2012, si potrà andare ad indagare su casi più recenti che vedrebbero parenti di dirigenti del comune che lavorano per aziende che operano per l’ente, come pure su assunzioni discutibili, in altri enti collegabili al Comune, di un passato non troppo lontano.
Analisi quelle di Tumino che non possono dare risultati tangibili, per quanti vanno alla partita e vogliono vedere solo i gol: nessuno andrà a casa, anzi ci potrebbero essere i presupposti per fare tornare qualcuno, come richiesto da strati sempre più vasti dell’opinione pubblica, le irregolarità, i rilievi, le eccezioni di illegittimità resteranno senza sentenza definitiva, possono servire solo come ispiratori di menabò per operette di fantapolitica, utile come le favole di un tempo per spiegare le congiure di palazzo e le macchinazioni, anch’esse difficilmente dimostrabili.
Le prossime sedute della Commissione Trasparenza potranno confutare le nostre tesi, sempre che le porte restino aperte!

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