Le strategie di opposizione di Mario D’Asta e Mario Chiavola

di Cesare Pluchino
Inevitabili alcune considerazioni sull’azione di contrasto all’amministrazione comunale che fanno trapelare una attenta strategia che non è frutto di interventi occasionali

Diverse sono le connotazioni dell’azione di opposizione portata avanti dai consiglieri del Partito Democratico, Mario D’Asta e Mario Chiavola. La costante presenza, precipuamente attraverso i comunicati stampa, obbliga ad una attenta valutazione della pregnanza dei contenuti, da verificare nel contesto delle diatribe interne del partito, a livello locale e a livello provinciale in primis, ma considerando anche che i due sono rispettivamente esponenti di riferimento e fedelissimi dell’unico parlamentare ragusano, l’on.le DiPasquale, senza dimenticare che D’Asta è stato, e dovrebbe essere anche dopo l’ingresso di Dipasquale, l’esponente leader dei renziani in provincia, almeno che gli equilibri non siano mutati.
I contesti servono a delimitare l’azione guardando ai contrasti interni al gruppo con il capogruppo Massari, ai contrasti interni al III circolo di appartenenza, ai contrasti interni al partito cittadino, a quelli in ambito provinciale, dove dilagano correnti e alleanze di comodo temporanee senza alcun controllo dei vertici regionali, forse incapaci di dirimere anche questioni così semplici.
In questo scenario da guerra fredda, oggi, grazie anche alla luce riflessa dell’on.le DiPasquale, D’Asta e Chiavola ambiscono a rivestire un ruolo da protagonisti nel partito, reduce da un periodo di coma farmacologico non ancora esitato.
Certo in un partito dei Battaglia, dei Barone, dei Chessari, dei Massari, dei Calabrese, ma anche dei Francone, dei Lauretta, dei Piruzza, degli Occhipinti e, ora dei seguaci di Nello Dipasquale, solo l’entusiasmo giovanile e la voglia di fare politica non consiglia di levarci mano.
Appunto per questo, anche non condividendo, spesso, atteggiamenti e strategie, l’azione dei due va guardata e seguita anche perché ci sono strategie che appaiono di tipo militare, logiche, stringenti, studiate, altre da guerriglia urbana che sono quelle che sono destinate a fare danni più emergenti, ancorché isolati e temporanei.
Nelle ore del bailamme creato dalla bocciatura dell’emendamento DiPasquale sulle royalties, e della contestuale morte della Legge su Ibla, in attesa dell’annunciata conferenza stampa dell’on.le DIpasquale sui relativi avvenimenti palermitani, non possono non risaltare all’attenzione i comunicati diffusi dai consiglieri D’Asta e Chiavola sulle rispettive materie.
Sull’approvazione del Piano di Spesa per la Legge su Ibla il comunicato emesso rivela il difetto di fondo dei due esponenti politici, incapaci totalmente di autocritica e eventuali cenni ad errori altrui o del partito.
Mancano le capacità che fanno di un politico un politico prima di tutto accettabile, disilluso e disincantato prima di tutto su sé stesso.
Il piano di spesa per Ibla viene considerato caratterizzato da interventi a spizzichi e bocconi, si considerano solamente abbozzate le proposte per un parcheggio a Ragusa Ibla che possa costituire volano economico e turistico. Ma si dimentica che si parla di mobilità alternativa dai tempi di Chessari e mai nessuna amministrazione ha concretizzato un minimo progetto concreto per favorire la fruizione di Ibla, né gli stessi consiglieri, del PD e di altri partiti, di opposizione e di maggioranza, hanno pensato a proposte valide.
Non si comprende quali sarebbero state le proposte, fra cui quelle più valide, delle minoranze.
Nessun cenno di critica per le forze regionali al governo, lo stesso PD di D’Asta e Chaivola, che hanno prima ridotto a due milioni il finanziamento della Legge su Ibla e, poi, totalmente azzerato lo stesso, decretando la fine della legge speciale, ancorché considerando lo stato comatoso della casse regionali e della stessa regione.
Sui tanti milioni non spesi, meglio sarebbe dire disallineati, finora non c’è stata nessuna presa di posizione forte, segnatamente sulle responsabilità delle precedenti amministrazioni, del tutto uniformati al silenzio trasversale e inquietante che domina il delicato argomento.
I dissensi sul modo di amministrare la città rientrano nel ruolo di consiglieri di opposizione ma non si comprende, per l’ennesima volta, perché chi amministra con una maggioranza consolidata, ancorché irrequieta, debba necessariamente aprire alle altre forze politiche.
Anche sulle royalties i due imbastiscono il loro castello di rilievi ed eccezioni di legittimità che, finalmente, dopo l’annuncio della denuncia alla Procura della Corte dei Conti, da parte dell’onorevole Dipasquale, dovrebbe ottenere i necessari e attesi chiarimenti.
Inutile, come tutte le commissioni, sarebbe quella di studio chiarezza sulla destinazione dei soldi spesi provenienti dalle royalties: sono i giochi delle tre carte dei politici, se dal bilancio, ammesso che si sappia leggere, esce fuori che ci sono spese non consentite, si denuncia e finisce tutto in attesa del verdetto.
Piuttosto dovrebbero essere i giovani politici a chiedere di cambiare la politica e fare sì che un dilemma di questo genere venga risolto in pochi mesi, non dopo anni, rendendo solamente ridicola ogni situazione di questo genere.
Si continua discettare sulla legittimità delle spese, quando l’amministrazione ha chiaramente detto che interpreta le norme
ritenendo sviluppo economico destinare i fondi al welfare o al sociale o alla cultura.
Invece di ricercare ad ogni costo discutibili e improbabili aperture della maggioranza per confronti e dialogo sui bisogni della città, occorrerebbe lavorare per rendere edotta la collettività sulle tesi propugnate, informare gli elettori e confidare nelle prossime elezioni per conquistare il Palazzo e poter intervenire direttamente sulle emergenze.
Per esempio, a proposito delle royalties, i due consiglieri avrebbero potuto spiegare alla città la valenza degli emendamenti dell’onorevole Dipasquale sulle royalties, quali le necessità degli altri comuni del comprensorio di accedere ai fondi derivanti dalle trivellazioni, normalmente riservati, come da norma, al sito di perforazione, quali i principi ispiratori di una politica solidaristica che non solo riteniamo da considerare attentamente ma costituisce un encomiabile patrimonio del parlamentare ragusano che, giustamente, si considera espressione del territorio provinciale e non solo della sua città.
Come essenziale sarebbe stata una norma, democraticamente approvata, che avesse dettato, una volta per sempre, e senza giri di parole, come utilizzare le royalties.
Ma sono comunque teatrini della politica, perché anche per la Legge su Ibla c’era scritto che i fondi erano vincolati, ma gli allegri amministratori del passato hanno fatto i porci comodi e quelli più allegri che hanno saputo ma hanno taciuto sono stati inconcepibilmente, o forse non troppo, complici e nessuno chiede commissioni di inchiesta o denuncia alle autorità competenti.
Come pure i due esponenti del Partito Democratico potrebbero spiegare perché buona parte dei parlamentari all’ARS hanno votato contro la norma che voleva anticipare al presente la decurtazione delle indennità di sindaci e dei gettoni di presenza dei consiglieri.
Sarebbe interessante leggere, accano alle valutazioni di opposizione al governo della città, quelle sulle scelte del partito di appartenenza e dei suoi uomini, a livello regionale e nazionale.

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