Il consigliere Sergio Firrincieli cerca di veder chiaro nella situazione di Iblea Acque, in relazione alla crisi idrica che investe alcuni quartieri della città e viene confermata, peraltro, da responsabili della società che danno conto di un abbassamento dei livelli di approvvigionamento.
Si parla di crisi idrica a livello regionale. In Sicilia orientale dovremmo essere messi meglio, la vera emergenza è per le campagne, non si riscontrano grossi disagi nelle città, se non quelli fisiologici della Sicilia, sta di fatto che a Ragusa le zone di viale delle Americhe, Bruscè e tutta la zona che va dal centro commerciale Le Masserie fino al Selvaggio vedono i contatori fermi da settimane.
Firrincieli sottolinea come la Regione Sicilia aveva dato mandato al Genio civile, che ha poi spostato la richiesta ai Comuni, di individuare dei nuovi pozzi da poter eventualmente attivare con un finanziamento cospicuo di circa 200 milioni, ovviamente per tutta l’isola. Attivazione da predisporre proprio in previsione della stagione più calda.
E si chiede, cosa abbiamo fatto a Ragusa? Lo ha chiesto anche in consiglio comunale.
Ma lo ha chiesto al sindaco e sembra aver raccomandato la pecora al lupo. Le ultime vicende ci hanno dimostrato come tutte le scelte su Iblea Acque, anche quelle amministrativo-burocratiche che non afferiscono direttamente alle questioni tecniche, sono dell’assemblea dei sindaci, del comitato d controllo analogo formato da 5 primi cittadini, dei quali Cassì è il Presidente.
Lo stesso Cassì ha ammesso errori e irregolarità per nomine e concorsi, nessuno dei sindaci ha fiatato, ingenuo Firrincieli se si aspetta che Cassì possa rivelare errori del management di Iblea Acque, soprattutto nell’attuale situazione di crisi.
Del resto, il filo diretto, ormai, dovrebbe essere, a livello provinciale, come è stato tentato di sperimentare, con la società, addirittura, approfittando della disponibilità dei locali all’ASI, un comitato provinciale potrebbe costituirsi e prendere sede accanto a Iblea Acque, per controllare direttamene e da vicino quello che accade.
Una forma di tutoraggio pubblico quanto mai necessario alla luce delle ultime vicissitudini, non ancora risolte, di Iblea Acque. Ma continuare a dialogare con il sindaco, considerati gli scarsi risultati, finora, sembra del tutto sbagliato.
“I tecnici di Iblea Acque, la società che gestisce il servizio idrico, hanno individuato delle nuove sorgive a cui attingere? E se la risposta è positiva di quali si tratta? Sembrava, inoltre, che da un momento all’altro si dovesse partire con la realizzazione degli appositi impianti finalizzati al tiraggio dell’acqua e, invece, nulla di tutto questo.
Tra l’altro, per stessa ammissione del sindaco, abbiamo appreso che le contromisure adottate lo scorso anno non hanno fornito gli effetti sperati. Quindi, in breve, vorremmo sapere: che cosa stiamo facendo?
Tra l’altro, nei giorni scorsi abbiamo preso atto, di quando in quando, che, per tutta una serie di ragioni, le problematiche idriche si sono acuite anche per circostanze non direttamente dipendenti dal Comune e dalla società Iblea Acque come quando si è registrato il distacco dei contatori Enel.
Resta l’oggettiva difficoltà per una fetta consistente di ragusani di approvvigionarsi del prezioso elemento. Quindi, è necessario comprendere se ci sono in arrivo nuovi pozzi, se si darà in qualche modo seguito all’invito della Regione, se si adotteranno dei provvedimenti destinati a lenire questa delicata fase di sofferenza. Al Comune il dovere di compulsare Iblea Acque e chiedere spiegazioni sulla mancata attivazione”.
Questi gli interrogativi che ha posto Firrincieli, ma l’azione per chiedere chiarezza e trasparenza sulle questioni, tecniche e non, di Iblea Acque, deve essere corale, deve coinvolgere tutti i comuni interessati e deve essere maggiormente incisiva, se ne parla da troppo tempo e sembra siamo sempre all’anno zero.
