Com’è lieve l’aura in Consiglio Comunale

Complice la campagna elettorale per le regionali, lo scenario politico è diventato un campo di battaglia, meglio sarebbe dire un terreno di guerriglia, reso più insidioso dai contrasti interni alle stesse coalizioni che rendono ogni argomento impercorribile.
L’ultima è la notizia che il sindaco di Ragusa sarebbe iscritto, da mesi, nel registro degli indagati, per una questione relativa a un terreno sul quale è sttao ricavato un parcheggio del porto turistico, una storia vecchia, anche questa retaggio della vecchia amministrazione, sulla quale si attendono particolari e spiegazioni da parte dell’amministrazione e dei 5 Stelle, prodighi di comunicati quando conviene a loro, avari negli altri casi.
In ogni caso, una storia che dai 5 Stelle è vista come attacco al Movimento, in campagna elettorale, mentre i più smaliziati la vedono come un attacco interno al Sindaco, da parte di elementi ben identificati del Movimento.
La vicenda, al netto degli sviluppi che, a questo punto, saranno inevitabili per chiarire le posizioni, costituirà oggetto per gli attacchi delle opposizioni in Consiglio Comunale, dove si sono esauriti gli argomenti per animare le sedute.
Le ultime sono state caratterizzate dalle lamentazioni per la mancanza del numero legale nella seduta del 27 settembre, provocatoriamente orchestrata dai componenti del gruppo 5 Stelle che hanno tolto alle opposizioni il piacere di trastullarsi con le comunicazioni, per poi abbandonare l’aula e far rinviare la seduta alle 24 ore.
Una mossa strategica nemmeno tanto convinta che, però, ha lasciato il segno in alcuni rappresentanti delle opposizioni che, nelle successive comunicazioni hanno evidenziato la delusione con eccezioni senza senso e, soprattutto, con una carenza di argomentazioni che fa intravedere come nel serbatoio delle minoranze, gli argomenti siano in netta riserva, con la spia in rosso fisso.
Il principio portato avanti è quello secondo il quale i 5 Stelle devono garantire la maggioranza che non c’è, un chiaro segno delle criticità delle opposizioni che hanno ormai esaurito argomenti e strategie dopo quattro anni di inuitle lotta contro i mulini a vento e contro i muri di gomma che, evidentemente, avrebbero richiesto ben altre professionalità politiche da opporre in Consiglio Comunale, con metodi e tattiche di tutt’altra consistenza.
Ma ascoltare i rilievi delle stesse persone che, per decine di volte, hanno strategicamente abbandonato l’aula o non sono entrati, restando, senza pudore dietro la porta, è semplicemente scandaloso e indice netto del livello di questo consiglio comunale.
La mossa dei 5 Stelle, intanto, ha funzionato, in meno di un’ora sono stati esitati gli argomenti all’ordine del giorno, prevalentemente di carattere tecnico, regolamento sulle partecipate e debiti fuori bilancio di poco conto.
La successiva seduta di giorno 29, dedicata alle comunicazioni, si è rivelata, coerentemente con quanto su descritto, di scarsa consistenza.
Significativi solo gli interventi di Giorgio Massari, a proposito del Corfilac, e dell’assessore Disca, dei quali ci riserviamo di relazionare più ampiamente in altra parte del giornale, c’è poi da registrare la richiesta di Giovanni Iacono per documentazione richiesta relativa a alla delibera oggetto di attenzione della Commissione di Indagine sui fondi della Legge su Ibla.
Anche di questo ci occuperemo a parte, per l’importanza dell’argomento, ma è l’occasione per rilevare come in Consiglio Comunale, nonostante l’apparente grinta di alcuni componenti, specificatamente delle opposizioni, sembra regnare un’aura di tranquillità su quelle che sono le problematiche veramente importanti del Comune e del territorio.
In aula ci si dimena a contestare il sindaco, l’amministrazione e i  5 Stelle, con una carenza montante di argomentazioni che si infrangono davanti ad una attività che ha i suoi risultati, rende soddisfatta buona parte della popolazione e relega alle esibizioni sui social le isolate contestazioni degli artigiani dell’opposizione e qualche valida segnalazione che rientra, in ogni caso, nella fisiologia della politica locale.
Per il resto i maghi della politica, quella buona, quelli che da quattro anni declamano in Consiglio il meglio delle intenzioni per amministrare bene la città, senza uno straccio di proposta concreta, solo per il gusto di far vedere che si fa opposizione, gioco ormai scoperto dalla gente che sa pesare ogni posizione, dimenticano, stranamente, argomenti di grande rilevanza.
Dopo la relazione della Commissione di Indagine sui Fondi della legge su Ibla, a nessuno dei grandi oppositori di Piccitto interessa parlare dei responsabili dell’ammanco, che sono prima di tutto i sindaci del passato e, a cascata, assessori e dirigenti del Comune, già, in buona parte tutti identificati.
A nessuno interessa dove siano andati a finire 16 milioni di euro, a nessuno interessa che qualcuno abbia violato la Legge, a nessuno interessa capire il silenzio di tutti quelli che si sono succeduti, dal 1997 al 2013.
Ma ci sono altri argomenti che sembrano essere ignorati di proposito: del nuovo ospedale nessuno ormai parla, nemmeno gli esponenti del Partito Democratico, partito del governo regionale, dell’assessore regionale alla sanità e del Presidente della Commissione regionale Sanità.
Della Ragusa Catania nessuno sollecita informazioni dalla classe politica locale, non si parla del Corfilac, non si fanno proposte e non si chiedono chiarimenti sulle tante incompiute della città, molte addebitabili alla Soprintendenza: le latomie di Cava Gonfalone, il completamento del Convento di Jesu che dovrebbe ospitare il Museo Archeologico, l’area di Kamarina abbandonata al suo destino, e altre opere per le quali, pare, si attendano i pareri dello stesso ente.
E chiaro che molte cose non sono di pertinenza del Consiglio Comunale e dell’Amministrazione, ma non sarebbe male che il civico consesso facesse sentire la sua voce, sembra, invece, che si vada avanti in uni stato di catalessi, condizionati dalle prossime elezioni regionali, ma poi ci saranno quelle nazionali, poi le amministrative, forse saremo destinati a rinviare sine die tutte le emergenze della città grazie alla classe politica che ci ritroviamo e che, puntualmente, si ripresenta ai nastri di partenza, anche senza i requisiti minimi di affidabilità politica e di titoli per le cose realizzate.

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