Nella serata dei lunghi coltelli, significativo l’intervento del consigliere Buscemi in ordine alla nuova collocazione politica del sindaco Cassì:
Il suo passaggio da civico a forzista non ha sorpreso nessuno. Era da mesi una mossa annunciata, prevista da osservatori e addetti ai lavori. E per quanto legittima sul piano personale, resta una scelta che sul piano politico ha conseguenze pesanti, oltre che infelici, nel modo e nei tempi e nei termini. Perché il punto non è la tessera che ha preso, ma il vuoto che ha lasciato.
La città è ferma. Tante opere pubbliche da lei annunciate – dalla Vallata Santa Domenica alla Villa Moltisanti, dal Polo Fieristico ai progetti PNRR – restano senza un piano di gestione, senza un’idea su come renderle davvero utili alla collettività. Senza strategia, rischiano di diventare contenitori vuoti, simboli di un’amministrazione brava piu’ ad annunciare che a concretizzare.
E mentre i cittadini attendono risposte, lei guarda altrove. Sta preparando il salto verso le elezioni regionali. E se anche dovesse riuscirci, se anche vincesse, chi ci perde sarà comunque Ragusa: perché verrebbe lasciata in mano a un commissario, in piena fase attuativa e con tante questioni ancora aperte.
Nel frattempo, ha tradito la fiducia di chi le era vicino. Ha iniziato con me e il mio gruppo, che ha escluso senza confronto e senza rispetto. Poi ha fatto lo stesso con i suoi alleati civici, che oggi si sentono usati e messi da parte. E ora lo sta ripetendo anche con i suoi nuovi compagni di viaggio nel centrodestra, dove continua a decidere tutto da solo, senza un vero dialogo.
Questo non è “fare politica”. Questo è pretendere obbedienza. E chi le sta intorno, se avesse un minimo di onestà intellettuale, dovrebbe prenderne atto e prenderne le distanze.
Ma c’è di più. Nemmeno all’interno di Forza Italia lei sembra protagonista e ben voluto. Con l’ingresso dell’on. Minardo, che ha portato con sé l’intero blocco modicano – sindaca, consiglieri, assessori – imponendo di fatto una nuova gerarchia, il baricentro del partito si è spostato altrove.
E, se è vero che alle prossime elezioni regionali Forza Italia avrà il suo seggio, oggi dopo le sue mosse poco comprensibili più incerta sembra invece la sua di poltrona e dopo tutto questo trambusto che ha messo su, sarebbe davvero assurdo.
Intanto, il suo gruppo politico appare smarrito. Alcuni assessori sembrano già pronti a smarcarsi, altri si rifugiano nel silenzio. Nessuno l’ha accompagnata nel nuovo partito. Nessuno rivendica con convinzione le sue scelte. Tutti sembrano seguire, pochi credere.
E oggi, chi ha creduto in lei – dai consiglieri ai cittadini – si sente tradito. Perché non basta vincere un’elezione, serve portare avanti un progetto condiviso, costruito insieme. E lei ha rotto quel patto. Ha anteposto l’ambizione personale alla coerenza politica, lasciando dietro di sé confusione, delusione e sfiducia.
Questo è il mio punto di vista, certo. Ma non è solo mio. È condiviso dall’intera opposizione, ma – ahimè per lei – anche da una parte significativa della sua stessa maggioranza. Lo dicono a me, ma non lo dicono a lei. E lei, che ormai è un politico navigato, lo sa bene: il silenzio di chi la circonda non è consenso.
È opportunismo.
Lei stesso ha dichiarato che prenderà atto di chi si sentirà imbarazzato dalla sua scelta di aderire a Forza Italia. Come a dire: ce ne faremo una ragione.
E allora, cari colleghi consiglieri, vi esorto a non far finta di niente. A reagire con dignità.
E cari assessori, se davvero provate imbarazzo, continuate pure a conviverci in silenzio.
Ma sappiate che oggi, quelli che si sentono in imbarazzo non sono il problema. Il vero problema è chi questo imbarazzo dovrebbe provarlo… e non lo prova affatto
