Ma, alla fine, cosa si può fare al San Vincenzo Ferreri?

di Cesare Pluchino
Ancora una volta gli uffici dell’assessorato che sovraintende a cultura e turismo nel mirino della critica

Di certo, il desiderio di andare contro l’amministrazione Piccitto deve essere smisurato se gli stessi consiglieri comunali di maggioranza, i giornalisti e, in questo caso, esponenti del mondo culturale, fanno a gara per ingigantire il caso dell’auditorium San Vincenzo Ferreri per arrivare alla conclusione che la giunta è incapace di discernere fra cultura, bene pubblico e altro.
Poco conta che la critica più forte viene da un responsabile per la cultura di un circolo del Partito Democratico, già più volte in contrasto diretto con diversi esponenti della giunta, come pure che il caso sia ulteriormente enfatizzato dallo spazio concesso a chi ha avuto l’autorizzazione per l’evento, sul quotidiano che fece scoppiare lo scandalo.
Una sorta di rettifica a quanto sollevato ed eccepito, in forma spropositata, se di rettifica si tratta, rispetto all’articolo originario e, cosa che induce a riflettere, affidata, inusualmente, ad altro giornalista.
Non ci interessano le precisazioni del comunque ‘festeggiato’ sulla natura della serata, peraltro smentite dagli stessi invitati e dai camerieri che confermano, anche sui social, la festa di compleanno, perché le farraginose normative dell’apposito regolamento comunale lasciano spazio a interpretazioni di tipo diverso.
Non è la prima volta che il Sindaco e l’amministrazione soffrono di rilievi fondamentalmente addebitabili agli uffici: il sindaco veleggerà sulla stessa lunghezza d’onda della consigliera Migliore che antepone a tutto la salvaguardia di dirigenti e uffici, ma si vuole far emergere nessuna forma di giustizialismo.
Occorre solamente guardare all’interesse prevalente dell’immagine politica del primo cittadino e dell’amministrazione che non possono essere ostaggio di volgari questioni riguardanti le bottiglie di vino sugli altari o le macchie sul pavimento. Non sono cose di cui si può occupare un Sindaco o un assessore.
Così è se i cessi pubblici sono chiusi o il vigile disattento lascia l’auto sul passaggio disabili, se ci sono traccheggi per l’acquisto delle cartine o per tutto quantogira attorno al Castello di Donnafugata, vestiti e spiagge comprese.
Il prestigio dell’istituzione e dei suoi componenti va misurato anche dall’efficienza dello staff, intendendo con questo tutto l’apparato, dal dirigente al custode, che deve far girare la macchina comunale.
Ci sono anche gli esperti che dovrebbero intervenire pure su materie e aspetti apparentemente non attinenti alla vicenda in esame, vedi per esempio la comunicazione, che dovrebbe anticipare casi come questi: uno staff di comunicazione appena discreto avrebbe anticipato uno ‘scandalo’ come questo e, in ogni caso, ci doveva mettere subito una pezza adeguata, come è riuscito a fare, comunque, il festeggiato, per quello che lo riguarda. Anche se qualcuno non ci potrà credere, o se gli addetti ai lavori sappiamo come si muovono certi meccanismi, formalmente il festeggiato ne esce pulito sbandierando l’autorizzazione che limita tutto e non limita niente.
Un esperto, esperto di comunicazione, doveva far diffondere dall’organizzatore, anche a pagamento e anche dopo la serata, redazionali sull’eccezionale evento che la città aveva la fortuna di avere in esclusiva per l’ecclettica mentalità di un illuminato imprenditore locale che aveva deciso di promuovere il territorio e la sua attività per celebrare la cucina come fatto prevalentemente culturale, in una degna cornice con adeguato parterre di ospiti internazionali e dell’establishment locale.
Invece ci si è mossi, tutti, all’insegna del catanese credo Massiminiano : “C’è chi può e chi non può: io può!”
Il problema è dell’apparato di cui si circonda il Sindaco, se poi qualcuno dell’apparato stesso ha ‘soffiato’ sulle istanze del festeggiato chiamiamo Cancelleri e comunichiamo che siamo alla frutta.
Abbiamo in mano post di persone coinvolte nella vicenda che parlano di ‘dirigente e dipendenti che avevano anticipato che questa situazione avrebbe aperto maglie molto difficili da gestire’ ma che ‘la cosa si è fatta ugualmente’, che inficiano, nella sostanza, i comunicati dell’Ufficio stampa, ancorché assai tardivi rispetto all’esito del festino.
In un nostro precedente articolo avevamo sollevato l’interrogativo di chi fosse il responsabile addetto alla custodia dell’auditorium, per quella sera: fonte assai autorevole ci ha spiegato che, in caso di eventi organizzati dal Comune, c’è sempre e comunque personale dell’assessorato che è presente.
È prevista la consegna delle chiavi, con apposito verbale, per casi limite, ai protagonisti della serata, artisti, impresari, espositori o addetti ai lavori, ma questa evenienza non è prevista nel caso di eventi non organizzati dal Comune, per i quali è prevista la presenza del custode: chi era e dov’era quella sera, o, meglio, quel giorno, quando fu introdotto nell’auditorium il necessario per il festino?
Sarebbe facilissimo mettere tutti attorno ad un tavolo per identificare le singole responsabilità e produrre contemporaneamente gli aggiustamenti necessari per il regolamento.
Che sono tanti, perché può essere valida l’idea di far fruttare il patrimonio artistico architettonico della città ma occorre una mentalità imprenditoriale non
improntata a guardare qualche carta da cento euro se si mette a rischio l’immagine di una amministrazione che, senza esperti di marketing a certificarlo, forse vale più di qualche biglietto verde, giallo o viola.
Pochi 300 euro per un convegno, pochissimi per un servizio fotografico pubblicitario quando 300 ne vale solo uno scatto e non deve essere un grande fotografo.
Criptica la dicitura eventi vari che spazia dall’impennata con la moto al provocatorio spogliarello proposto dall’esperto culturale democratico: in sintesi nessuna dicitura potrà soddisfare le differenti possibilità di utilizzo, occorrerà una commissione apposita che dovrà avere la possibilità di discriminare le varie pretese, possibilmente facendo rispettare le disposizioni, perché come si può constatare da diverse foto, di diversi eventi, la capienza massima non è nemmeno considerata.
Ma il tutto è fisiologico dei grillini, molta teoria, chissà quante riunioni, possibilmente riservate, per fissare un regolamento, al primo intoppo si va in tilt, soprattutto comunicazionale: a Bagheria l’amministrazione pentastellata in persona ha violato il regolamento adattandolo alla bisogna, addirittura per il veglione di Capodanno, a pagamento, ma, dopo le ordinarie critiche delle opposizioni, nessuno ha invitato il sindaco ad andare a casa. A Bagheria è stato violato il settecentesco Palazzo Cutò, disattendendo norme alle quali tutti i predecessori dei grillini si erano sempre adeguati.
Giornali nazionali, a livello del Giornale e di Repubblica si sono interessati al caso, ma tutto si è spento nel giro di pochi giorni. Il Sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque ha rilasciato una esaustiva intervista ad un quotidiano online locale (http://www.bagherianews.com/politica/16179-il-sindaco-chiarisce-su-palazzo-cuto.html), ha chiarito, forse potendolo fare, i termini della questione, evidenziando anche di aver superato le resistenze della dirigente competente, celebrando l’evento come un momento importante per Bagheria, minimizzando anche le casse di bibite all’interno degli uffici della annessa biblioteca comunale e le pessime condizioni dei servizi alla fine della festa.
Da noi è bastato un quotidiano locale cartaceo e qualche online per sollevare un vespaio, paradossalmente provocato da un consigliere pentastellato, senza che nessuno riesca a mettere da parte la cosa ancora dopo 15 giorni. Il bello è che ancora non sappiamo cosa si può fare al San Vincenzo Ferreri.

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