Modifiche allo Statuto Comunale, opinioni discordanti delle diverse parti politiche

In fretta e furia, come fu al tempo dei grillini, veloci modifiche allo Statuto del Comune di Ragusa, con procedure del tutto allineate alle norme ma che sembrano, come ogni volta, il classico colpo di mano per aggiustare certe cose secondo i desiderata della maggioranza di turno.
Al tempo dell’amministrazione 5 Stelle, furono eliminati i monogruppi consiliari, i risultati delle elezioni avevano portato a 11 gruppi consiliari su un totale di 12 consiglieri di opposizione, con la distorsione che ogni commissione era formata da ben 17 elementi.
I 5 Stelle si premurarono ad eliminare i mono gruppi, per facilitare i lavori d’aula e delle Commissioni, in questa consiliatura, Mirabella, eletto nella lista di INSIEME e Iurato, eletto nella lista di Ragusa Prossima, hanno mal sopportato, dall’inizio, di dover convergere nel gruppo misto, senza avere la possibilità di poter affermare l’identità della lista di origine.
L’amministrazione in carica ha accettato le richieste dei due consiglieri e ha scelto di introdurre, di nuovo, il monogruppo, con la condizione che l’istituto è riservato a quei consiglieri che sono risultati come unico eletto di una lista.
Un favore che, forse, si spera, possa essere ricambiato per future alleanze e, nell’immediato, con una sorta di ‘prontosoccorso’ ove venisse a mancare il sostegno di qualche esponente della maggioranza che si regge sui 15 consiglieri della Lista PeppeCassìSindaco.
È già preannunciata, in una prossima seduta del Consiglio, la variazione al numero legale che permetterà all’amministrazione di avere margini operativi più ampi, viste le bizze di qualche consigliere.
Per il resto, adattamenti allo Statuto per norme sopraggiunte, delle modifiche dovute per legge, delle quali la più interessante, dal punto di vista pratico, l’eliminazione della Commissione Trasparenza, che sarà sciolta da subito.
In maniera confusa, e con molte inesattezze nel comunicato stampa, delle modifiche ha voluto dare resoconto il consigliere Vitale, nella sua qualità di Presidente della Commissione Affari Generali, che ha voluto vantare il grande lavoro che sarebbe stato svolto dall’organo consultivo.
Rispetto al comunicato c’è da precisare che la reintroduzione del monogruppo non risponde a specifiche esigenze normative, come pure la norma che fissa per le commissioni solo convocazioni per esprimere pareri obbligatori ma non vincolanti rispetto ai punti che dovranno essere in seguito trattati dal civico consesso, non dettata da norme ma per adeguarsi ad una circolare della Corte dei Conti che così interpreta le motivazioni di convocazione.
Per quelle sedute la cui convocazione non rispondesse a questo requisito è prevista la non erogazione del gettone di presenza, lasciando libera la Commissione di riunirsi, ed è già tanto in questo Stato dove, ormai, le imposizioni sui cittadini sono, ormai, all’ordine del giorno.

All’entusiasmo del consigliere Vitale, che ha voluto esaltare il alvoro della Commissione e le conquiste della maggioranza, non corrisponde il sentire dei consiglieri del Partito Democratico che, nella seduta di ieri, giovedì 4 giugno, hanno abbandonato l’aula, al momento del voto.

“Anche in questa occasione – sottolineano i due rappresentanti democratici – la fretta, figlia di mancanza di cultura democratica e senso istituzionale, mista a prevaricazione per la forza dei numeri, è stata cattiva consigliera dell’azione politica portata avanti dalla maggioranza.
Nonostante le nostre specifiche istanze, non ci è stato consentito di scendere più nel dettaglio con riferimento a 8 punti che, secondo noi, meritavano un approfondimento maggiore.
Non è stato assolutamente democratico non consentirci di spezzettare questi punti per esaminarli più da vicino.
Non dimentichiamo che lo statuto rappresenta la Costituzione dell’ente locale. E quindi era doveroso potere discutere su ogni aspetto per potere dissentire o eventualmente manifestare il nostro assenso.
Questo modus operandi, da parte della maggioranza, sembra essere frutto di una cultura antidemocratica che rifuggiamo.
L’unico interesse dei consiglieri della parte avversa era quello di arrivare al traguardo senza consentire di verificare alcuni passaggi che, invece, secondo noi meritavano tutte le attenzioni del caso.
E tutto ciò a dispetto del fatto che, a un certo punto, la presidenza del Consiglio sembrava stesse per andare incontro alle nostre richieste.
Ma il solito richiamo alla necessità di fare presto da parte della maggioranza ha sopraffatto, diciamo così, le buone intenzioni del presidente del civico consesso.
E, attenzione, abbiamo deciso di non votare lo statuto non certo perché non vogliamo che i consiglieri Mirabella e Iurato siano riconosciuti come gruppi unipersonali.
Piuttosto, ci è stato impedito di capire le ragioni che hanno portato all’abolizione della commissione Trasparenza e non lo diciamo, di certo, per interessi di parte, così come non si è compresa la ragione per cui, ancora sino a ieri, in seno allo statuto, insisteva la presenza dei consigli di quartiere che, invece, erano stati di fatto soppressi nel 2009 e nel 2011 non erano stati più rieletti.
Per questo abbiamo ritenuto di comprendere meglio, di verificare che cosa non andasse.
Lo statuto è stato variato, negli ultimi anni, almeno un paio di volte con riunioni fiume.
Se i consigli di quartiere erano rimasti, perché non fare lo stesso con la commissione Trasparenza lasciandola, perlomeno, operativa sino alla conclusione dell’attuale mandato consiliare?
Ecco, avevamo chiesto di fare luce su alcuni, per noi, punti oscuri. E, invece, quest’approccio destrorso, che caratterizza l’azione della Giunta Cassì, sostenuta da forze di destra radicale, fa sì che non riesca a prevalere la cultura del confronto che invece dovrebbe essere garantita in seno al Consiglio comunale che rappresenta tutta la città.
Non abbiamo accettato questo modo di fare e, per questo, abbiamo deciso di abbandonare l’aula, in segno di protesta, al momento del voto”.

Maggiori ragguagli potevano essere forniti sul dibattito in aula, ma l’incapacità cronica e atavica di chi gestisce lo streming delle sedute del Consiglio Comunale non consente di poter accedere alle opportunità della moderna tecnologia, nonostante le annunciate assicurazioni al Presidente del Consiglio che puntualmente si cura di far andare al meglio il servizio, compatibilmente alla carente gestione.

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