Museo Archeologico di Ragusa, un disastro denunciato dall’on.le Campo ma ormai noto a tutti

Raccontare delle vicende del Museo Archeologico di Ragusa e di quanto di competenza della Soprintendenza ai Beni Culturali e come rileggere favole antiche, si conoscono i personaggi, si conoscono i copioni, non c’è altro da vedere o sentire.
Dall’assessore ai Direttori del Parco Archeologico, al Soprintendente non si può dire che ci siano i soggetti giusti al posto giusto.
Vale per tutti l’annosa vicenda del ripristino del Convento dei Frati Minori Riformati, a Ragusa Ibla, il Convento di Jesu che dovrebbe ospitare un secondo Museo Archeologico, per capire in che mani siamo.
Occorre dire anche che la città è priva di un minimo progetto culturale, non c’è un assessore dedicato al settore, il sindaco detiene la delega, si avvale di un esperto che, al netto delle sue certe competenze, non ha le doti manageriali per gestire il settore secondo criteri moderni, da tempo le attenzioni in tema di cultura in città sono limitate alla storia e all’identità della città con la riscoperta di qualche antico sito, ai vestitini di qualche antica residente estiva del Castello di Donnafugata, e più di recente, alla celebrazione di scacce, di pane di casa e di altri prodotti da forno.
Inevitabile, in questo contesto, che poco vengano apprezzati e poco valorizzati i beni culturali veri della città, peraltro, di proprietà non comunale ma dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali.
Per di più, la precedente consiliatura presentava un livello qualitativo assai diverso dall’attuale, c’erano consiglieri come la Raniolo, la Iacono, che seguivano personalmente alcune fasi delicate della vita del Museo, che si interessavano e sollecitavano il Sindaco e gli assessori di competenza a intervenire, ora una piccola truppa di signorsì che, forse, interpretano il disinteresse del Sindaco verso la struttura e si astengono dal sollecitarlo.
Del resto, anche le minoranze vivono in un mondo fatato, si discute di aeroporto, di Iblea Acque, di grandi progetti, peraltro senza risultati, nessuno affronta di petto le mancanze e le lacune di uffici regionali per i quali dovrebbero chiedere la rotazione dei responsabili.
Ma su tutto, domina la realtà di una città dove ci sono pochi uomini di cultura, molti anche avanti negli anni, dove la cultura non è sentita, nell’illusione che tutto si estrinsechi in qualche rassegna teatrale di scarso livello o in A tutto Volume, per sentirsi uomini e donne sensibili alla cultura.

Oggi, la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo aggiunge una denuncia non da poco a questo quadro consolidato.
Su tutto, la scoperta che già al quattordicesimo giorno del nuovo anno, per ben tre volte, il Museo non ha aperto i battenti, senza preavviso, per motivi, che avrebbe appurato la Campo, di carenza di personale.
Evidentemente, chi è responsabile della struttura considera la chiusura la soluzione ideale, non denuncia, non avvisa l’utenza, non ritiene opportuno portare a conoscenza dell’opinione pubblica le disfunzioni esistenti.
Ma,conoscendo la caratura dei personaggi che, da tempo, ruotano nel settore, la cosa non ci meraviglia.
Indifferente la Regione, l’assessorato, indifferenti al Comune di Ragusa.
Non ci interessano i particolari che fornisce la Campo sui numeri del personale, e la dotazione organica di altri siti museali in provincia di Ragusa. Sappiamo come sia difficile spostare personale, soprattutto quelli che hanno conquistato un posticino dietro una scrivania, senza obblighi di aprire e chiudere portoni e provvedere alle necessità delle strutture affidate.
La Campo ci racconta della denuncia estiva sulle condizioni di abbandono del Museo, ma invero ha avuto scarsa eco, non sentiamo parlare del Museo dai tempi in cui venne fuori, paradossalmente, la questione delle barriere architettoniche.
L’onorevole denuncia che, fino a ieri, è stato impossibile accedere al Museo per un sopralluogo, le problematiche saranno tutte irrisolte, la mancanza di collegamento internet fisso, l’assenza di una biglietteria elettronica, la mancanza di un impianto di condizionamento climatico, la totale assenza di un sistema di efficiente allarme e di opportuna videosorveglianza, e si potrebbe continuare.
Addirittura, risulterebbe all’on.le Campo, che non sia stata ancora restituita al sito ragusano l’intera collezione ‘Il ripostiglio di Castelluccio’ trasferita, si diceva momentaneamente, al Convento della Croce a Scicli.
Ma di questo dovrebbe riferire il Direttore del Museo.
La Campo conclude esprimendo delusione per la mancata visita a Ragusa dell’assessore Scarpinato che aveva promesso di voler constatare di persona le criticità ragusane, e ironizza sulla solerzia dello stesso nell’aver intitolato il museo all’archeologo fascista Pace, senza dimostrare la stessa per la buona condizione del Museo.
Ma c’è poco da ironizzare, perché ai tempi dell’archeologo fascista le cose andavano diversamente, e qualcuno sarebbe già a casa, non in ferie ma licenziato.
L’ultimo tentativo si può fare direttamente con Schifani, auspicando che applichi gli stessi metodi che, forse, vuole applicare per la sanità, mandando a casa qualche Direttore, al momento magari con l’intento di punirne uno per avvisarne cento.
Potrebbe fare l’esperimento a Ragusa, di certo non perderemmo nessuno di importante.

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