Parola d’ordine: minimizzare

di redazione
Dopo quasi due anni di girare attorno all’argomento palese il tentativo di nascondere alla città come sono stati utilizzati circa 15 milioni dei fondi vincolati della Legge su Ibla
Lecito pensar e che possa non esserci solo un disallineamento o una distrazione di fondi per i quali, comunque, un dato di fatto è certo: la legge non è stata rispettata, si è disatteso il vincolo, potranno essere dimostrate complicità e connivenze delle quali, forse, si dovrebbe occupare la magistratura.
Potrebbe apparire come una normale vicenda di carattere amministrativo, ma il pervicace silenzio di quanti sanno e le difficoltà dei consiglieri per ottenere le documentazioni richieste, hanno ormai ammantato la questione con sospetti di tutti i tipi.
La riprova nella seduta del consiglio comunale di lunedì 23 novembre 2015, dedicata all’esame di due Ordini del Giorno sull’argomento.
Il primo, datato dicembre 2014, dei consiglieri Tumino e Lo Destro, voleva impegnare l’amministrazione per la definizione dell’ammanco di cassa relativo ai fondi non spesi della legge su Ibla, accumulatisi negli anni.
Atto scandalosamente bocciato dalla maggioranza, nonostante l’attualità della esigenza di fare chiarezza e i notevoli ritardi nell’esaminare l’atto, che è stato sì rimandato anche per volontà o assenza dei relatori, ma è stato anche sottoposto alla richiesta di rinvio da parte della stessa amministrazione che, più volte, ha chiesto tempo per gli uffici che dovevano effettuare complessi controlli della contabilità di anni passati.
La maggioranza ha accolto, invece, positivamente, la proposta di istituzione di una commissione di indagine attraverso cui gestire il flusso di informazioni sulla vicenda per fornire ufficialmente una versione che non potrà risultare frutto di valutazioni personali di consiglieri di determinate forze politiche.
Segnale del mistero che aleggia sulla questione è l’assurdità di non aver unificato, e soprattutto semplificato, due iniziative che avrebbero dovuto avere, almeno teoricamente, lo stesso obiettivo: fare chiarezza, ricercare la verità, identificare eventuali responsabilità e accertare le inevitabili connivenze, all’interno degli uffici.
Il dibattito in Consiglio Comunale ha offerto numerosi e diversi spunti di valutazione.
Il consigliere Lo Destro, per il primo OdG, ha delineato la cronistoria di un atto che affonda le sue radici nel dicembre del 2013 e che, da allora, non ha trovato disponibilità nell’amministrazione per i necessari chiarimenti, fatto assai strano se si considera che i pentastellati non possono avere nessuna responsabilità nel disallineamento e avrebbero avuto tutto da guadagnare nel mettere in evidenza le magagne delle passate amministrazioni cittadine.
È stato il consigliere Ialacqua ad opporsi nettamente all’OdG dei consiglieri di Forza Italia, criticando un atteggiamento sulla questione blando rispetto a quanto scritto, una sorta di falsa esigenza di arrivare alla verità, insinuata ma non dimostrata. Per Lo Destro, l’occasione di ribadire il sospetto che qualcuno vuole nascondere la verità dei fatti, tanto da annunciare, in ogni caso il consenso alla istituzione della commissione di indagine.
Se Stevanato, del Movimento 5 Stelle, ha scelto di appoggiare, incondizionatamente, la proposta per la commissione di indagine, Sonia Migliore ha sfoderato un intervento ‘politico’ con asserzioni del tipo: ‘ammanco non significa che qualcuno ha sottratto i fondi’, ‘grave disattenzioni della politica sui fondi della Legge su Ibla, ridotti da 5 a 2 milioni’, per finire alla conclusione che, come qualcuno ha speso, per altre finalità, i fondi della legge su Ibla, così questa amministrazione ha destinato i fondi vincolati delle royalties per finalità diverse da quelle previste dalla legge apposita.
Un allarme che vuole rappresentare una minaccia irrealizzabile, perché senza maggioranza, di una ennesima commissione di indagine.
Parole che, in ogni caso, scatenano la reazione dell’assessore Martorana Stefano che rinfaccia alla Migliore la sua appartenenza, anche per pochi mesi, alla precedente amministrazione, all’interno della quale dovevano essere noti gli ammanchi della Legge su Ibla.
Leggio, del Movimento 5 Stelle ha evidenziato responsabilità plurime, non addebitabili solo alla politica, con diversi dipendenti comunali che non potevano non sapere, con responsabilità evidenti dei revisori dei conti che si sono avvicendati, con mancati controlli della regione, ma senza esprimersi sui motivi che hanno indotto l’amministrazione a tacere sui fatti, sin dall’insediamento.
Maurizio Tumino si è pronunciato per un tentativo della maggioranza di annacquare la vicenda con una commissione che farà valere la forza dei numeri per limitare le possibili conseguenze di un lavoro di indagine che toglierà il velo a diversi aspetti delicati e assai compromettenti per qualcuno.
Incomprensibili le reazioni di Ialacqua che è arrivato a dire: “Siamo dentro una commedia”, avallando l’impressione di una vicenda pirandelliana dove tutti vantano la ricerca della verità, a parole, minando, di fatto, l’itinerario di ogni ostacolo e di ogni mezzo utile a procrastinare la soluzione.
Atteso, ma scontato, l’intervento di Giorgio Massari, ex amministratore che ha visto sempre, nel tentativo di far luce sulla vicenda, il disegno di voler mettere in cattiva luce il passato e la vecchia politica.
La 61/81 per Massari è stato uno dei pochi esempi di sintesi fra classe politica, società e classe dirigente, un momento fortemente unitario che ha fornito un modello unico per i centri storici. Un fatto enormemente positivo che dovrebbe essere supportato per un nuovo rilancio, mentre, invece, si vede un approccio negativo con presupposti che possono solo nuocere al territorio. Per Massari la città ha bisogno di amministratori e non di giudici, pensare a ricostituire i fondi mancanti è più importante che trovare verità che non servono.
Ancora l’assessore al bilancio Martorana è intervenuto per ribadire il ruolo di estraneità dell’amministrazione nella vicenda, ma senza apportare quelle verità che il suo ufficio già conosce e che potrebbero mettere fine alla telenovela, quali che siano le conseguenze per qualcuno, le stesse che, evidentemente, forze sconosciute tentano di evitare in tutti i modi. Vede qualcosa di strano se dal 1997, anno in cui si intravede la formazione del buco, nessuno ha amai pensato di cercare la verità che, ora, ad ogni costo, si chiede alla presente amministrazione.
Anche con Martorana, così come, poco prima, con Ialacqua, il consigliere Lo Destro ha un acceso scontro verbale, dopo la sottolineatura dell’assessore circa la vicinanza sua e di Tumino alla passata amministrazione, particolare che fa infuriare Lo Destro che si rivolge a Martorana dandogli dell’accattone politico.
Apparentemente più facile l’approccio alla proposta per la commissione di indagine, che vede, però, in apertura del dibattito la severa critica di Giorgio Massari circa l’incoerenza di una scelta che propende per una decisione, quella della commissione, che obbligherà a mettere fuori gli stessi documenti chiesti da Tumino e Lo Destro, un fatto grave che evidenzia come qualcosa non funzioni nell’analisi di fatti complessi che sfuggono a gente poco esperta di politica.
Ancora polemiche con l’assessore Martorana che gira attorno alla questione con parole come ‘intrecci’ e ‘sceneggiate’, con tentativi di far apparire trasparente il comportamento di una amministrazione che si è rivelata come le macchine da fumo delle discoteche, propendendo ora per una proposta che cercherebbe verità e non visibilità, dopo mesi di silenzi e mancata erogazione di documentazione, alimentati da falsi impegni di chiarimenti all’aula.
Martorana fa scivolare la vicenda da sceneggiata a spy story, quando parla di cellule dormienti che, con altra amministrazione avrebbero tenuto tutto sotto silenzio, terminologia che fa andare su tutte le furie Massari che li interpreta come termini appropriati per fatti di massoneria o terrorismo, ribadendo la gravità della mancata pubblicizzazione delle carte necessarie ai chiarimenti.
Questa tragicomica ricerca della verità su fatti importanti della vita amministrativa vede l’esilarante conclusione sui termini da attribuire e distribuire ai consiglieri, in quanto uomini, mezzi uomini, uominicchi e quaquaraquà, una vicenda che vede i protagonisti pentastelalti ancora incapaci di aprire la scatoletta della vita pubblica, forse, alfine, spaventati che il contenuto sia avariato per il passare del tempo e ridotti a fare da corte a processi moralizzatori da cattedra con docenti in cerca di paternità politica.

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