Meglio farebbe Peppe Calabrese, soprattutto in tempi di campagna elettorale, a firmare i comunicati solo personalmente.
Perché il rispetto per le tesi forzate del partito, che si basa sul rispetto verso il leader Nello Dipasquale, sull’autorevolezza di dirigenti come Michele Sbezzi e sulla simpatia personale per Peppe Calabrese ha un limite, oltre il quale si sente il bisogno di ripristinare la verità dei fatti e una buona dose di aderenza alla realtà sulle opinioni ancorché tutte rispettabili.
Sgombrato, finalmente il campo dai dubbi sul coinvolgimento del partito nelle battaglie per la refezione scolastica e per l’apertura del nuovo ospedale, cosa che non ci sconvolge e che riteniamo del tutto legittima, Calabrese entra a gamba tesa sulle due questioni contestando vivamente chi si permette di salire sul palcoscenico mediatico per dire la sua, rivendicando ogni possibile merito per azioni ed esiti delle relative vertenze.
E’ senza dubbio un metodo per animare le piazze e riscaldare gli animi degli iscritti e dei simpatizzanti, ma non può essere utilizzato se il messaggio deve passare sui media per essere veicolato, questo si poteva fare ai tempi della Pravda affissa sugli appositi pannelli stradali dove il popolo poteva ‘accedere’ all’informazione.
Oggi gli adepti del partito non leggono i giornali per le strade, utilizzano i social e capita anche che qualcuno, in buona ‘pace’ scriva a sproposito e in maniera sconveniente e allora è meglio precisare le cose.
In materia di refezione scolastica il PD, con il suo segretario e i due consiglieri comunali aveva tentato di cavalcare la protesta dei genitori, ma per ben due volte erano stati gli stessi genitori a chiedere che la politica non si intromettesse, rivolgendo l’invito una volta a D’Asta, in sala giunta e, un’altra volta allo stesso Calabrese, in sala commissioni, in pubblico, davanti ad altri genitori, agli assessori e ai giornalisti.
La battaglia dei genitori era fondata sulla qualità del cibo e sulle caratteristiche igienico sanitarie, sulle quali le analisi e le indagini dell’ASP e dei NAS nulla hanno trovato da eccepire.
Sin dalle prime segnalazioni, gli uffici comunali competenti avevano avviato controlli e segnalato le inadempienze alla ditta, misure e provvedimenti che hanno portato alla revoca dell’affidamento del servizio, nei tempi previsti dalle normative e non sic e simpliciter come chiedevano i genitori e il partito democratico.
Una battaglia certamente vinta ma non sul fronte sul quale si erano ammassate le truppe.
Vero è che, fra i partiti presenti in consiglio comunale solo il partito democratico ha abbracciato la causa dei genitori, può essere che l’autorevole presenza del partito abbia sollecitato l’ente a perseguire ogni minimo cavillo per arrivare alla revoca, ma dire che è solo vittoria del partito e che il Movimento 5 Stelle cerchi di cavalcare un risultato che non gli appartiene è, di certo, esagerato, appunto argomento buono per la propaganda di piazza non per un comunicato stampa serio.
Come pura propaganda è parlare di cucine in house e di realizzazione di mense ex novo in una città e in un paese dove non tutte le scuole hanno i certificati antisismici e dove gli intonaci si staccano dalle volte, particolari per i quali nessuno, nemmeno quelli del Partito Democratico, si sono mai sognati di intervenire.
Hanno mai chiesto se tutte le scuole sono dotate della necessaria certificazione?
Storia simile, ma con risvolti più seri per l’apertura del nuovo ospedale: se possiamo riconoscere il merito al Partito Democratico di aver accelerato l’avvio del processo di revoca, nessun merito può pretendere il partito democratico per l’eventuale apertura dell’ospedale fra 120 giorni.
Si potrà disquisire sull’opportunità della polemica che ha voluto sollevare uno dei responsabili di #diventeràBellissima, l’avv. Sittinieri, parlando di azione demagogica propagandistica, questione che attiene alla normale dialettica politica fra formazioni ed esponenti politici di opposte fazioni, ma affermare che l’avv- Sittinieri, peraltro dopo un contatto diretto avuto con l’assessore regionale alla sanità, abbia perso una buona occasione per tacere e contemporaneamente dover leggere che “il Pd ha lottato a tutti i livelli, regionale e nazionale, perché si potesse arrivare al risultato che tra non molto otterremo, cioè quello dell’apertura del Giovanni Paolo II” è davvero troppo dopo la tragica commedia alla quale, attraverso i suoi esponenti di governo e i suoi nominati, il Partito Democratico ci ha costretto da giugno alle elezioni regionali.
Vero è che il Partito Democratico è stato più volte determinante per il nuovo ospedale, vero che l’interessamento dell’on.le Dipasquale ha portato all’ultimo finanziamento necessario, ma occorre anche citare quelli del partito che hanno remato contro, palesemente, o che hanno millantato autorevolezza e autorità per dirimere una questione evidentemente, per loro, troppo grande, che esulava dalle loro capacità e dalle loro competenze.
Ora, se vai dal Commissario che ti dice solo che l’ospedale sarà aperto fra 90 e 120 giorni, da che cosa i cittadini dovrebbero capire chi si muove per l’apertura?
L’assessore Razza, purtroppo, non si sta proprio occupando di far aprire prima l’ospedale, anzi invita a far lavorare serenamente la magistratura, senza dire quale è il nesso fra il lavoro di indagine della magistratura e l’apertura, dal momento che non ci sarebbero locali sotto sequestro.
Perché non sono state poste domande più serie e probanti al Commissario? Perché, attraverso la stampa non vengono posti quesiti importanti all’assessore regionale?
Ogni sollecitazione è buona ma parlare di completamento dell’ospedale da ascrivere al partito, quando a giugno c’erano già i letti pronti per accogliere i degenti, sembra proprio eccessivo.
Se vogliamo essere precisi è proprio sotto la gestione del PD che l’ospedale non è stato completato, tanto da non poter essere aperto.
Non si può giocare con le parole: perché i due consiglieri comunali non hanno tenuto sotto scacco il manager del tempo? Quale timore reverenziale avevano, che gli impediva di metterlo alla corda?
Perché il partito ha assistito impotente al fallito trasloco e non ha chiesto, allora, al suo assessore cosa stesse succedendo? Perché il partito non intervenne alla seduta della Commissione Sanità in Comune, a Ragusa? Perché non ha chiesto la rimozione di tutta la direzione strategica e dei tecnici comunque responsabili dell’inghippo?
Perché queste cose il Partito Democratico non le chiede ora? Perché il Partito Democratico non chiede come mai fu consegnato un ospedale privo di due sale operatorie e di alcuni reparti previsti?
Perché non chiede come mai, in quanto ospedale di I livello, non sono contemplati tutti i reparti previsti dalla normativa nazionale?
