Siamo certi che, se le somme per le opere pubbliche del capoluogo derivassero esclusivamente dai bilanci comunali, anche gli amministratori più disinvolti ci penserebbero due volte a come spendere in maniera attenta le somme a disposizione.
A Ragusa potremmo citare decine di opere pubbliche per le quali spesso i soldi spesi si sono rivelati uno spreco inutile: tutto, naturalmente, legittimo, sono scelte di chi amministra, dovrebbero essere le opposizioni a fare politica per indurre a contener gli sprechi e ottimizzare le risorse.
La trance da lavori pubblici con annesso delirio comunicativo ci offre quest’oggi il progetto dei primi interventi per la riqualificazione di palazzo INA.
Si tratta di un intervento finanziato dalla Regione, attraverso un emendamento voluto dall’on.le Stefania Campo, per 150.000 euro, per il rifacimento della facciata, per il quale il Comune aggiunge 100.000 euro.
Quella di palazzo INA è una spina che alcuni non hanno mai tollerato, un caso di inopportunità architettonica molto in voga negli anni della prima repubblica, in effetti siamo vissuti per anni, senza conseguenze, per questo scempio architettonico di fronte alla Cattedrale, senza dire che, alto della Cattedrale esiste un’altra perla urbanistica di un condominio che cozza con il contesto circostante.
I modaioli, negli anni passati hanno tentato di tutto, anche di proporre la demolizione del palazzo Ina per lasciare uno spazio aperto, qualcuno si è limitato a proporre la costruzione di immobili sul modello architettonico urbanistico di inizio Novecento.
Il tentativo apparso realizzabile è stato quello di una modifica al prospetto del palazzo, per coprire l’orrendo con qualche soluzione artistica, più che architettonica, una operazione che, secondo alcuni, risulterebbe solo posticcia, senza grandi effetti risolutivi, una sorta di dentiera per avere almeno un bel sorriso e masticare decentemente.
E sulla necessità di operare, secondo quanto recitato dall’emendamento, sulla facciata come elemento principale della riqualificazione si è soffermata l’on.le Campo, cogliendo l’occasione per rivendicare, legittimamente la paternità dell’iniziativa.
Il cerchio magico di Cassì, reparto opere pubbliche, come al solito, ha trovato la maniera di farsi i lavoretti desiderati, con poco dispendio di mezzi propri ma dando sfogo alle abituali esibizioni progettuali.
Il sindaco stesso, in una nota e sulla pagina facebook, riconosce che su Palazzo Ina ci sono opinioni contrastanti: chi lo considera estraneo al contesto architettonico di Piazza San Giovanni, chi invece lo inquadra nello stile e nella mentalità del periodo in cui fu realizzato, storico a suo modo per quanto recente, ma sta con i primi e decide che così com’è, non può più stare.
Per cui si avvia il processo di riqualificazione estetico ed energetico, ma non si parte dall’obbrobrio principale, si pensa, intanto, a un sostanziale miglioramento del decoro di tutta l’area di “sottopasso” che collega Piazza San Giovanni con Piazzetta Monsignor Tidona.
E qui lo sfogo alla creatività: sostituzione dell’attuale pavimentazione in gomma, vetusta e stridente rispetto al resto, sostituendola con la nostra pietra calcarea.
Parimenti viene giudicato fuori contesto il rivestimento delle colonne a piano terra e delle pareti dello stabile e si pensa di sostituirlo con pietra pece tipica della nostra tradizione.
Il progetto è curato dall’architetto Manganello, un professionista spesso critico sulle scelte dell’amministrazione Cassì, per opere pubbliche e urbanistica, non sappiamo se l’incarico ricevuto scaturisce da un bando di gara o da un incarico diretto, uno dei tantissimi di questa amministrazione.
È prevista anche la riqualificazione energetica necessario a migliorare la vivibilità e ridurre i consumi di un immobile che è sede di diversi uffici comunali e giudiziari.
Nessun cenno per un più funzionale utilizzo dei locali a piano terra, occupati dall’ufficio turistico e dal presidio dei vigili urbani, un aspetto su cui l’amministrazione avrebbe dovuto porre la massima attenzione per una reale valorizzazione del sito.
Secondo noi non saranno il pavimento in pietra calcare e la pietra pece di rivestimento alle colonne a riqualificare il sito.
