Siamo destinati a essere la Cenerentola della regione, dopo anni di lustri e di glorie. Una classe politica locale, piccola, inadeguata, più attaccata alle poltrone che a fare politica seria, guarda ai fatti della politica regionale quasi con distacco.
E più facile mettere ‘mi piace’ al post dell’assessore che si arrampica sugli specchi per giustificare un divieto di sosta con ‘pizzino’ che commentare il passaggio del sindaco dal civismo più sfrenato a Forza Italia.
Interlocutorie due interviste di assessori per girare l’impasto e cercare di far intravedere che non è cambiato nulla: prima era un impasto per il pane di casa, ora stiamo facendo le scacce.
Questo è il livello, questo ha voluto il 63% dei ragusani, questo ci dobbiamo tenere.
La politica regionale è avulsa dalle dinamiche di questa piccola politica di provincia: si discetta di tutto, si vantano i meriti del lavoro svolto, ma nessuno prende posizione su fatti importanti, nemmeno ora che l’amministrazione è a trazione Forza Italia e centro destra.
Di come vanno le cose per i lavori al Convento dei Frati Minori Riformati, dove dovrebbe sorgere il nuovo Museo Archeologico della città, nessuno si sogna di chiedere alla Soprintendenza o, meglio, conoscendone i limiti gestionali, all’assessorato ai Beni culturali.
Per esempio, perché il sindaco o il consigliere di Fratelli d’Italia non interpellano l’on.le Assenza per far venire a Ragusa l’assessore Scarpinato per dare conto e ragione di quanto non si sta facendo?
In campo sanitario c’è il totale immobilismo di Sindaco e assessore: nessuna sollecitazione per la neurologia e la stroke unit al ‘Giovanni Paolo II’, nessun sollecito per l’ampliamento della rianimazione, nessuna protesta per lo stato del Pronto Soccorso cittadino, nessun intervento sul nuovo schema di rete ospedaliera, nessuna sollecitazione per la Casa di Comunità, nessuna notizia per l’apertura della casa protetta.
Solo nel campo delle opere pubbliche siamo sotto un diluvio di finanziamenti, oggi una scuola, domani una pista ciclabile, ma le opere in corso o da avviare sono al palo.
Per la via Monelli grande propaganda, ma non si sa nulla dell’avvio dei lavori, per il parcheggio interrato di Ibla e per il teatro Marino si sa già che ci sono grossissimi problemi.
Il turismo e la cultura languono annegati nella mediocrità, quest’anno venuta maggiormente a galla per le concomitanti e qualitativamente di eccellenza iniziative di spettacolo e di cultura a Modica e a Scicli.
Se venisse un nuovo Marchionne a Ragusa troverebbe tutti in ferie come gli capitò, anno orsono, alla Fiat quando trovò gli uffici vuoti, ad agosto e chiese: “Ma in ferie da che cosa?”.
Intanto la politica regionale ribolle e la cosa ci riguarda anche da vicino per le mosse, secondo noi avventate, del sindaco che ha aderito a Forza Italia.
Si è vissuto, finora, per la politica regionale, in uno scenario dominato dal presidente Schifani, dominus incontrastato della Regione e di Forza Italia, tanto da mal celare le ambizioni di ricandidatura a Presidente.
Rapporti ottimali con i vertici del suo partito e con il sostegno, nemmeno tanto nascosto della seconda carica dello Stato che significava pieno appoggio da parte della Meloni e di Forza Italia.
Sotto controllo e ridimensionate le fibrillazioni all’interno di Forza Italia, da una parte contenendo le ambizioni di Edy Tamajo, dall’altra annullando i malcelati tentativi di leadership di Marco Falcone.
Gli ottimi rapporti con Fratelli d’Italia gli consentivano di intrattenere relazioni idilliache con il Presidente dell’ARS, diretta emanazione del Presidente del Senato La Russa, e con la cosiddetta corrente turistica di Fratelli d’Italia, per la quale si contornava degli assessori Amata e Scarpinato.
Tutto il resto era contorno, dalla fedele vicinanza di Totò Cuffaro alle piccole intemperanze di Raffaele Lombardo, sullo sfondo di un rapporto tranquillo con la lega di Salvini rappresentata in Sicilia da Sammartino.
Nulla sembrava poter intaccare il dominio di Schifani e, per restare ai fatti di casa nostra, ideale poteva sembrare la mossa del sindaco di Ragusa, Peppe Cassì di salire sul carro del vincitore, di chi andava per la maggiore, per porre le basi della sua carriera politica.
Nel giro di pochi giorni, però le cose sono cambiate, in tutti i partiti, la barca di Schifani non tiene il mare come prima e quelli che ci sono saliti potrebbero rischiare di annegare.
Intanto, ancor prima di aprire il sipario, è svanito il ruolo di protagonista di Cassì, il cui quadretto con il segretario nazionale di Forza Italia, Tajani, si voleva far apparire come quadro d’autore.
Prima il ritorno in Forza Italia di Nino Minardo con ambizioni di leadership provinciale, poi un altro quadretto che fa perdere di valore a quello di Cassì, con la sindaca di Modica e Tajani, di contorno la campagna acquisti di consiglieri da parte di Minardo.
A livello nazionale, cambiano le cose in Forza Italia, complici le naturali e legittime interferenze della famiglia Berlusconi: il Consiglio Nazionale decreta che i segretari regionali dovranno essere eletti dalla base e non calati dall’alto. A Palermo c’è una schiera di franchi tiratori dove ci sarebbero molti onorevoli di Forza Italia che avrebbero affossato importanti provvedimenti del governo Schifani, dalla riforma dei Consorzi di Bonifica ad alcuni punti della manovra ter, ai laghetti artificiali voluti dalla Lega.
In ultimo arriva la stoccata finale di Marco Falcone, apparentemente in ombra dopo il mezzo ‘tradimento’ di Cassì e le mosse di un uovo aspirante alla leadership, come Minardo, che lancia una vera e propria dichiarazione di guerra, non nascondendo la possibilità di presentare una sua proposta per la segreteria regionale.
Mette in evidenza come in Forza Italia non sono gradite le presenze dei ‘tecnici’ per gli assessorati al bilancio e alla sanità, non lesina critiche alla gestione del partito e al mancato coinvolgimento della deputazione per le scelte importanti, ammette che ci sono fermenti all’interno del partito che Schifani vorrebbe minimizzare, sottolinea la mancanza di una organizzazione del partito, con il colpo finale all’indirizzo del segretario regionale, uomo di Schifani, suo ex capo di gabinetto, che viene definito “ un buon funzionario di partito ma non un leader”, concludendo, senza mezzi termini, che oggi, “a Forza Italia Sicilia mancano la visione, il progetto, la caratura”.
Linea di falcone che viene avallata, autorevolmente, da Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, che dichiara: “Marco Falcone è una bandiera di Forza Italia, dice cose assolutamente condivisibili, le stesse che ripeto io da tempo”.
Una investitura a tutti gli effetti, con Schifani e il suo segretario che forse ancora non vogliono percepire la mutata direzione del vento.
Schifani e il segretario che, per inciso, sono quelli che hanno introdotto Cassì in Forza Italia, un Cassì che, forse, è entrato dal portone sbagliato.
Fatali, forse anche per Schifani che ancora li coccola, le vicende giudiziarie che coinvolgono il presidente dell’Assemblea Regionale, Galvagno, e l’assessore al Turismo, Amata, condizione doppiamente difficile per il Presidente che da un lato non può inimicarsi Fratelli d’Italia, mandando a casa l’assessore, nello stesso momento in cui la perdita di autorevolezza del partito della Meloni e di La Russa può determinare il calo delle sue difese ‘immunitarie’.
Le azioni di Schifani sono in netto ribasso, dopo l’attuale contrasto con il leader della Lega, Salvini, per la nomina di Annalisa Tardino a Commissario dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale, se vince Salvini, dopo le minacce di adire al TAR, Schifani perderebbe la faccia e farebbe meglio a dimettersi, se dovesse avere la meglio romperebbe i rapporti con la Lega e l’assemblea potrebbe diventare un Vietnam, soprattutto se Sammartino decidesse di restare dalla parte del suo leader nazionale.
Sullo sfondo, una ricandidatura di Schifani non più assodata e condivisa.
In questo scenario, i nostri piccoli politici locali, intenti a rilasciare interviste, organizzare convegni e mostre e lavorare alla difesa del divieto di sosta e dei ‘pizzini’, nel più totale immobilismo per le emergenze della città, opere pubbliche ferme, centri storici morti e senza un briciolo di sicurezza, appalto dei rifiuti che non si intravede, nemmeno percepiscono le dinamiche politiche regionali che rischiano di emarginare sempre più la nostra città.
