Già da tempo, nelle proprie agende politiche, i numerosi Governi succedutisi hanno dedicato le prime pagine alla revisione della spesa pubblica. Peccato che le hanno lette solo a metà e male.
Tuttavia, la spesa è stata rivista! Blocco degli stipendi pubblici per un secolo, per cui dal 2011 in poi non si può guadagnare più del 2010, creando gravissimi danni a chi in questo periodo matura indennità promozioni ecc. ecc., blocco della rivalutazione delle pensioni, tagli cospicui dei trasferimenti ai Comuni, costretti a correre ai ripari per proprio conto, tagli alla sanità, e chi più ne ha più ne metta.
Ma siamo sicuri che questi tagli risolvano il problema? Oppure bisogna ancora rivedere alcuni aspetti della spesa pubblica?
Si ha l’impressione che nel corso dei decenni sia stato alimentato un mostro difficilissimo, ora da abbattere, un mostro capace di divorare ogni riserva costruita sui sacrifici della collettività.
Questo mostro si chiama apparato burocratico. Si proprio l’insieme dei burocrati che giornalmente rendono complicatissimo portare avanti ogni iniziativa privata, ma anche degli enti stessi da cui dipendono, per i quali non svolgono un minimo di attività programmatica volta allo sviluppo delle comunità…unico obiettivo rallentare tutto.
Ma questo che c’entra con la revisione della spesa? Questo aspetto nulla, ma i loro lauti stipendi si. Facciano una simulazione anche a mente su quello che costa nei nostri dodici Comuni, anche se Modica ha dato una sferzata, e ci rendiamo conto subito di che cosa si tratta.
Tra comuni ed ex Provincia mettiamo assieme una sessantina, andiamo per difetto, di dirigenti con stipendio medio di euro 100.000 ciascuno, e poi moltiplichiamo per le 105 Province, non dimenticando di triplicare i conti per le grandi città, e provate ad immaginare che cosa esce fuori!
Altro che senato! Poi a questi, mettiamo le Regioni, i Ministeri, i dipendenti della Camera dei Deputati, del Senato, delle Assemblee Regionali ed ecco che perdiamo il conto.
Ora, quando si sente annunciare che nessun burocrate può guadagnare più di 240.000 euro ci si sente un po’ presi in giro rispetto alla quantità abnorme di dirigenti e di super impiegati da dieci o venti mila euro al mese!
I dirigenti nella pubblica amministrazione italiana sono circa 50.000 e se proviamo a moltiplicare questa cifra con la media stipendiale ci accorgiamo, effettivamente, che i costi del Senato, si intendono i costi della politica perché i burocrati rimangono, sono briciole, ed intanto si fa passare nell’opinione pubblica quale unico male proprio i 345 Senatori. Per carità non è che si vuole sostenere che non vadano ridimensionati, ci mancherebbe, ma sicuramente questo non è la causa del disastro dei conti pubblici.
Per intenderci è possibile leggere in rete alcuni dati interessanti sul comune di Torino, che ha in organico 170 dirigenti con un costo di poco sopra 16 milioni di euro!!
Ma è davvero congruo nei comuni, anche i più piccoli, uno stipendio da 100.000 o forse anche più per un dirigente di settore?
Ma non sarebbe opportuno revisionare seriamente questo aspetto della spesa pubblica?
È verosimile che una sforbiciata del 30 per cento non sarebbe la fine del mondo, penso che una famiglia con 70.000 euro l’anno anziché 100.000 potrebbe farcela lo stesso! Ma lasciando in vita i diritti acquisiti si vuole introdurre un tetto serio alle retribuzioni dei dirigenti pubblici da qui in avanti? 240.000 euro come tetto massimo, significa che qualunque Dirigente potrà vedersi riconosciuto questo compenso.
Il 30 per cento di riduzione degli stipendi dei dirigenti sarebbe un bel po’ di miliardi di euro all’anno che potrebbero servire a diminuire le disuguaglianze con chi non riesce nemmeno a comprare una scatola di medicine in farmacia. Una sorta di redistribuzione del reddito!
Non solo tutto ciò potrebbe essere un buon risparmio, ma queste somme potrebbero servire anche per qualche importante investimento pubblico pluriennale che di sicuro creerebbe qualche posto di lavoro dando, anche se piccola, una spinta a questa attesa ripresa che sembra non arrivare mai.
Certo, essendo che i danari recuperati dalla revisione della spesa pubblica non sono destinati allo sviluppo, bensì all’aggiustamento dei conti pubblici imposto dall’Unione Europea, non si capisce come questo nostro paese potrebbe ripartire.
Emanuele Cavallo
