Una nota dei Circoli Legambiente del territorio ragusano, a firma di Angelo Rinollo, presidente circolo “Il Carrubo” – Ragusa, Alessia Gambuzza, presidente circolo “Kiafura” – Scicli, Anna Alì, presidente circolo “Sikelion” – Ispica, Giorgio Cavallo, presidente circolo “Melograno” – Modica, per una proposta per la riduzione dei costi trattamento e conferimento dei rifiuti:
Fra i costi che compongono la TARI c’è il CTR (costi per l’attività di trattamento e di recupero dei rifiuti urbani e delle operazioni per il conferimento delle frazioni della raccolta differenziata alle piattaforme o agli impianti di trattamento).
In parole povere i costi per la selezione dei rifiuti raccolti in modo differenziato. Più è fatta bene la raccolta differenziata e meno si paga e viceversa.
In provincia di Ragusa tale costo spesso è considerevole e porta ad aumentare la TARI. Ciò è dovuto, principalmente, al fatto che la comunicazione nei confronti dei cittadini per indirizzarli ad una corretta
raccolta differenziata in genere è scarsa o nulla.
Eppure, nei piani finanziari degli appalti sono stati previsti per la comunicazione verso il cittadino somme non trascurabili (ad esempio a Ragusa 114.000 € l’anno, 800.000 € in totale nei sette anni di appalto, spesi solo in minima parte).
A causa di questa carenza di comunicazione, la raccolta differenziata non viene eseguita correttamente, soprattutto nel caso della carta, che in provincia di Ragusa contiene oltre il 10% di frazione estranea.
Tanti comuni iblei sono dunque costretti a far pulire la carta prima che venga inviata in cartiera per il riciclo,
spendendo centinaia di migliaia di euro l’anno. Somma che avrebbero potuto pacificamente risparmiare, se
solo la raccolta differenziata si facesse bene.
A ciò si aggiunge l’abitudine a far viaggiare i rifiuti differenziati per la Sicilia, in contraddizione con la transizione ecologica ed energetica, e con aumento ulteriore dei costi e della TARI.
Ciò è conseguenza dell’abitudine a bandire gare al massimo ribasso senza considerare il principio di prossimità previsto dall’art. 181 comma 5 del d.lgs 152/06.
Ultimo esempio: la gara per la selezione della carta appena espletata dal comune di Ragusa.
Ciò secondo l’ANAC (delibera 146 del 20 marzo 2024) non è consentito. Infatti, l’autorità anticorruzione impone che “Nelle procedure di gara dirette all’affidamento dei servizi di recupero dei rifiuti urbani, in relazione alle quali il legislatore ha imposto che sia privilegiato il principio di prossimità degli impianti, l’ubicazione dello stabilimento del concorrente deve essere adeguatamente valorizzato in sede di offerta tecnica attraverso l’attribuzione di un punteggio proporzionato”.
Significa che le gare per la selezione dei rifiuti raccolti in modo differenziato devono essere bandite esclusivamente con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa per garantire un’adeguata tutela del principio di prossimità degli impianti e quindi dell’ambiente secondo il combinato disposto dell’art. 181, comma 5, del d.lgs. 152/2006 (codice dell’ambiente) e dell’art. 108, comma 7, del d.lgs. 36/2023 (codice degli appalti).
Tale impostazione è stata confermata dal rappresentante del ministero dell’ambiente intervenuto al seminario formativo territoriale sulla gestione dei rifiuti organizzato da Anci Sicilia e CONAI venerdì 28 giugno a Ragusa. Le gare inerenti la selezione dei rifiuti raccolti in modo differenziato utilizzando il criterio del massimo ribasso sono pertanto illegittime.
Nel prossimo futuro, per ovviare a 12 o più procedure di gara un po’ più complesse, la soluzione migliore sarebbe una unica gara gestita dalla SRR che per di più spunterebbe prezzi più bassi in virtù di economie di scala. A ciò si dovrebbe affiancare un’unica gara per la comunicazione per la cui progettazione sarebbe ideale affidarsi all’IFEL, la fondazione di ANCI, con il contributo economico di CONAI. Il tutto gestito sempre dalla SRR.
Continuare ad opporsi a queste elementari soluzioni gestionali condannerebbe i cittadini della provincia di
Ragusa a continuare tariffe TARI doppie rispetto a tante altre realtà italiane.
