Dopo due anni di lavoro, i responsabili di ANCSA, l’Associazione dei Centri Storico Artistici, della quale fa parte anche il Comune di Ragusa, ha consegnato il masterplan con le linee guida per la rigenerazione urbana e la rivitalizzazione sociale del centro storico di Ragusa.
L’Associazione promuove iniziative culturali e operative a sostegno delle azioni delle amministrazioni pubbliche per la salvaguardia e la rigenerazione del patrimonio urbano.
In particolare, si occupa di promuovere studi e ricerche, da condursi sul piano storico, estetico, urbanistico, tecnico, economico, finanziario e legislativo, per la salvaguardia, il recupero e la valorizzazione culturale delle città e dei territori di interesse storico, artistico e ambientale, di raccogliere e coordinare le risultanze degli studi e delle ricerche a tal fine compiuti dai Comuni, da altri Enti interessati, da docenti universitari e studiosi ed esperti nelle discipline architettoniche ed urbanistiche; di promuovere, inoltre, studi e ricerche sulla riqualificazione urbana, ambientale e territoriale, sulla riutilizzazione e gestione del patrimonio edilizio e storico, sulla conservazione e riqualificazione del paesaggio e del territorio storico.
Nulla da eccepire sulle competenze e sulla professionalità degli specialisti dell’Associazione, purtroppo l’incontro a Ragusa, al Centro Culturale di via Matteotti, non ha dato contezza ai presenti del masterplan che dovrebbe essere oggetto di successiva divulgazione alla città.
Il Presidente, prof. Stefano Storchi e la Segretaria Generale, prof.ssa Marika Fior, hanno accennato alle linee guida del lavoro che non è stato solo di ricerca e di studio quanto, piuttosto, di ascolto e analisi dei dati, dal momento che parte preponderante dello spopolamento residenziale e commerciale del centro storico ha origini anche di carattere sociale.
Per sgombrare ogni tipo di possibile illusione della città e contro ogni sterile tentativo di propaganda sulla materia, il Presidente dell’Associazione è stato molto onesto intellettualmente precisando, all’inizio del suo intervento di presentazione del masterplan che lo stesso è solo uno strumento indicatore di politiche non urbanistiche per il centro storico che, per inciso, merita maggiore considerazione di quella che hanno i cittadini.
Ha anche precisato che per situazioni di questo genere, non ci possono essere inversioni di tendenza, si può solo cercare di migliorare le condizioni, attraverso misure dedicate e nel corso di anni.
In pratica, dopo 7 anni di amministrazioni Cassì, siamo ancora all’alba di un nuovo giorno che potrebbe eventualmente cambiare il volto del centro storico.
Cambiamento che, come detto e come sottolineato dai redattori del masterplan, può avere una spinta determinante dal Piano Particolareggiato del Centro Storico e con adeguati strumenti agevolativi per un ripopolamento residenziale e commerciale.
Per il resto la serata di presentazione del masterplan è stata una serata scialba, se non fosse stato per la presenza della leggiadra prof.ssa Fior, non valeva certo la pena di presenziare.
Mettendo da parte la trita e ritrita retorica propagandistica di sindaco, assessori e dirigente dei settori interessati, non ci sono stati spunti interessanti o che si possano immaginare produttivi per il futuro del centro storico.
Si parlato poco di sicurezza nel centro storico, dove attualmente dilagano spaccio, risse, microcriminalità e bivacchi diffusi con consumo di alcolici e cibo all’aperto.
Si è guardato alla sicurezza in termini di sismicità ma si tratta di una problematica che solo il Piano particolareggiato può rendere affrontabile.
Si versano solo parole inutili, guardare al ripopolamento pensando a scuole, servizi di prossimità, residenzialità diffusa è utopistico alla luce della situazione attuale e per gli stretti legami con l’impossibilità di riportare il commercio di una volta in centro storico.
Lo spunto più interessante della serata è venuto dalla proposta di qualcuno degli intervenuti al dibattito quando ha segnalato l’esigenza, per il ripopolamento residenziale, di adeguati contributi come quelli per l’edilizia pubblica residenziale: somme adeguate per acquistare e riqualificare un immobile o più di uno da accorpare, con la possibilità di restituire la somma in 20 o 25 o 30 anni.
Naturalmente devono essere ridotti al minimo lacci e lacciuoli di tipo urbanistico ed edilizio, se il cittadino che torna in centro deve essere vessato con l’obbligo di utilizzare un certo tipo di persiana o di maniglia per il portoncino, non se n può fare nulla.
Ma pensare di riportare in centro palestre e altri servizi è utopia, come pensare di continuare ad agevolare il commercio con 8.000 euro di contributo e l’esenzione della tariffa sui rifiuti è surreale.
C’è, poi, l’obbligo di una convivenza in centro con una comunità di stranieri che, da una parte non è adeguatamente integrata, dall’altra soffre di una cattiva educazione del cittadino ragusano ad accettare una presenza ormai ineliminabile.
Tutto quanto esposto poteva essere benissimo essere messo in campo da amministratori minimamente adeguati al ruolo, del resto, se io faccio l’assessore al bilancio devo capire qualcosa di bilancio, se faccio l’assessore allo sport deve sapere se la palla è rotonda o quadrata, qui siamo stati 7 anni a guardare, a parlare, a versarci parole addosso e chissà quando sarà avviato questo programma di linee guida per una rigenerazione impossibile.
Ci diranno, di certo, che servirà votare per le stesse persone, ancora, per la continuità amministrativa, così avranno altri dieci anni per trastullarsi con tavoli, riunioni, convegni, passerelle e visioni di città futura.
