Fu una delle iniziative di richiamo dell’Estate Iblea 2015, il festival di street art, una delle iniziative dell’amministrazione a 5 Stelle di Federico Piccitto che è risultata fra le più condivise dall’opinione pubblica.
Ideata e coordinata da Antonio Sortino dell’associazione S/Oggetti Negativi e Vincenzo Cascone della casa di produzione Extempora ha portato una ventata di novità e di modernità nello scarno panorama culturale locale.
Un momento di festa per la città, un momento di crescita culturale e di promozione turistica, di proiezione internazionale per la città, basti pensare che l’opera di Natalia Rak, quella dietro il campo ex ENAL, nell’ottobre del 2015 fu giudicata fra le migliori 10 realizzazioni a livello mondiale.
Un grande valore strategico, per l’urbanistica della città, la riqualificazione di alcuni edifici, meglio se periferici, la possibilità di evadere dall’ipercementificazione attraverso il riappropriarsi della città con la street art.
La street art nasce come fenomeno di rivolta e di protesta, e mantiene la propria impronta originaria, ma si estende ormai anche su altri canali.
Ricorda Vincenzo Cascone di Extempora: «Si tratta di un fenomeno anche oggetto di studio, nelle università, una forma d’arte che dà la possibilità di vivere la città e autorappresentarsi. Una espressione artistica che vive un momento di grande vitalità, che ha portato, a Ragusa, una ventata di novità.
Un’impronta diversa alle politiche culturali della città, per anni ingessate da visioni stereotipate e legate a tendenze superate dell’effimero.
Politiche che tutte le fasce generazionali hanno apprezzato nella loro interezza e che hanno portato indiscutibili caratteri di novità e di cultura al passo con i tempi.
Un incanto, trovare a pochi metri dall’uscio di casa un angolo, una parete, un luogo prima oscuro e dimenticato, tornato a vivere e a splendere nella colata ininterrotta di cemento che caratterizza il nostro centro abitato.
Iniziativa condivisa e apprezzata anche dai giovani delle opposizioni politiche che non hanno risparmiato elogi agli organizzatori per la valenza del festival.
La prima edizione, quella del 2015, ha visto le realizzazioni di cinque artisti di livello internazionale, che si sono esibiti su due edifici pubblici e tre privati
Pixel Pancho, street artist di Torino considerato uno dei migliori artisti del circuito e specializzato in grandi murales, la sua missione è portare in giro per il mondo un nuovo dialogo tra il mondo umano e quello meccanico: sua l’opera nei pressi del PrimaClasse
Moneyless, visual artist milanese, nato e cresciuto nel mondo dei graffiti della metropoli lombarda dei primi anni ’90, il suo stile è caratterizzato da un forte astrattismo e da una cruda espressività che si riverbera sullo spazio creando seducenti forme geometriche: sua l’opera della biblioteca civica.
Daniel Eime, classe 1986, attivo da più di dieci anni nell’ambiente dell’arte urbana, è cresciuto da sempre in mezzo ai linguaggi artistici. È con lo stencil che Eime consolida il proprio stile, partendo da una base fotografica dalla quale fa germinare una nuova composizione con più sezioni della stessa immagine: aggiungiamo a tutto questo una forte componente di realismo e avrete una nuova oggettività filtrata dal suo sguardo. Sua l’opera in via delle Giuseppine, visibile da via Padre Anselmo.
Natalia Rak si avvicina alla street art solo un paio d’anni fa ma è già uno dei nomi di punta del circuito: apprezzata per i suoi vibranti ritratti large-scale e per l’istinto con cui, armata di bombolette, gestisce la scala cromatica dei suoi lavori, alterna alle operazioni di street art la professione di illustratrice, pittrice e graphic designer. Sua l’opera del campo ex ENAL.
Millo, classe 1979, si è fatto conoscere nella scena della street art mondiale vincendo nel 2014 la B.Art competition e aggiudicandosi così la possibilità di dipingere tredici muri nella città di Torino. Roma, Milano, Londra, Parigi e Rio De Janeiro; sono solo alcune delle tante città dove è possibile ammirare i suoi lavori su enormi pareti: opere che si distinguono per la tessitura di intricate linee su cui campeggiano figure che strizzano l’occhio al mondo dei fumetti. Sua l’opera sulla parete dell’edificio comunale visibile da via Alfieri.
