Ripercorriamo Festiwall, la seconda edizione, quella del 2016

Il successo strepitoso della prima edizione, se da un lato favoriva le aspettative per le nuove opere, di certo rendeva assai più difficile il compito degli organizzatori.
Sarebbe stato facile vivere della rendita, in ogni caso cospicua, del primo anno, ma gli organizzatori, Antonio Sortino dell’associazione S/Oggetti Negativi e Vincenzo Cascone della casa di produzione Extempora, hanno messo al centro dell’attenzione un quartiere ‘difficile’, solo apparentemente hanno messo da parte l’aspetto artistico per privilegiare quello sociale, meglio sarebbe dire dell’urbanistica sociale.
Hanno scelto non solo un quartiere ma una vasta area periferica della città, densamente popolata, ad alta concentrazione di edilizia popolare e convenzionata.
Il quartiere, denominato Selvaggio, per le non sempre ideali condizioni climatiche, caratterizzate da venti forti e persistenti, specie nella stagione invernale, gode della vicinanza di diverse importanti strutture sportive della città, ma risente della ferita di una forte cementificazione resa ancor meno sopportabile dal discutibile scenario urbano costellato da grandi edifici residenziali la cui precaria manutenzione, trattandosi spesso di edifici pubblici, di edilizia residenziale pubblica, ha determinato situazioni di degrado urbano strisciante ed esempio di periferia poco utilizzata negli eventi della città.
Una scelta di campo politica, da parte di FestiWall, che ha confermato l’attenzione che l’evento vuole avere per l’analisi della storia urbana della città.
La novità fu anche la scelta di un quartier generale nella zona, un “bene comune” ancora non assegnato che l’associazione Pandora, promotrice dell’evento, volle rivitalizzare per farlo conoscere alla cittadinanza, edificio che offri la facciata esterna all’arte e quell’interna alla socialità attraverso mostre, concerti e altre iniziative collaterali.

Una formazione quasi interamente internazionale, quella scelta da Pandora per la seconda edizione di FestiWall. Unico italiano, Agostino Iacurci, e poi Evoca1, per la prima volta in Italia, Fintan Magee, Hyuro e Sat One.

Agostino Iacurci (Italia)
Artista italiano multidisciplinare, le sue opere hanno uno stile inconfondibile e riconoscibile al primo sguardo: monumentali personaggi dalla gamma di colori armonici con uno stile essenziale, giocano con l’alternanza tra il vuoto e il pieno, tra apparizione e scomparsa.
Agostino Iacurci sperimenta la sua personale idea di street art rielaborandola continuamente su nuovi supporti artistici. I suoi murales sono storie di vita quotidiana dentro cui immergersi, riscoprendo il potere narrativo delle immagini statiche nel dinamismo del moderno contesto urbano. Sue le anfore, in bilico su sé stesse, disegnate su un palazzo di via Anfuso. Un omaggio, questo “Immobile”, alla fragilità degli equilibri e della bellezza.

Sat One (Germania)
Tedesco di origini venezuelane, Satone, attivo da oltre vent’anni nel mondo dei graffiti combina gli studi da graphic designer con una personale ricerca stilistica che lo ha consacrato come uno dei massimi esponenti del Graffuturism. Nelle sue opere, l’artista decostruisce e riconfigura linee ed elementi differenti, scandendone il ritmo attraverso un marcato stile astratto dai colori particolarmente accesi, in armonia con un’accurata analisi della superficie su cui lavora.
Suo il grande dipinto astratto realizzato sulla facciata del quartier generale di via Berlinguer.

Evoca 1 (Stati Uniti)
Di origini dominicane, Evoca1 ha consolidato uno stile che si potrebbe riferire alla grande tradizione della pittura iperrealistica. I soggetti rappresentati sono fortemente radicati nel luogo dove le opere vengono realizzate e generalmente provocano nello spettatore un’intima malinconia mitigata da una figura animale che apre ad un senso di speranza. Impegnato nel sociale, le sue opere sono riflesso di una spiccata sensibilità per l’umanità tout court espressi attraverso l’utilizzo di toni profondi e l’alternanza fra la cura estrema del dettaglio e il segno appena abbozzato. Lo statunitense con FestiWall ha per la prima volta lavorato in Italia.
Suo l’omaggio realizzato con il dipinto che campeggia in via Caronia un riferimento, tinteggiato in magistrale chiaroscuro, ai pericoli che chi ama è disposto a correre. La fiducia bambina aspetta la freccia che centri la mela posta sul suo capo, e senza timore si prepara offrire altri bersagli, che paziente tiene tra le mani.

Hyuro (Spagna)
Origini argentine con base a Valencia. I temi affrontati nei suoi lavori hanno a che fare con la problematica, l’identità e l’emancipazione delle minoranze. Hyuro analizza le differenti sfaccettature sociali e le contraddizioni che accompagnano l’individuo all’interno della società moderna.
Hyuro utilizza per i suoi personaggi, spesso figure femminili, una tavolozza dalle tonalità polverose, che ricordano quasi l’acquarello, ed enfatizzano questa sensazione di introspezione invitando lo spettatore a riflettere.
Sulla sua murata di via don Mattia Nobile ha voluto realizzare la “sua” personale lettura della storia di Maria Occhipinti, la scrittrice anarchica ragusana che durante la seconda guerra mondiale, incinta di cinque mesi, ebbe il coraggio di opporsi al rastrellamento dei giovani ragusani rischiando la sua vita al grido di “Non si parte”.

Fintan Magee (Australia)
Il lavoro di Fintan Magee è incentrato su suggestioni legate a soggetti favolistici. I suoi ritratti, per lo più personaggi, sono come sospesi tra il sogno e la realtà̀.
Dopo aver iniziato la sua carriera d’artista come writer per le strade di Brisbane, Magee si avvicina sempre più ai dipinti murali, con uno stile iconico che lo ha consacrato internazionalmente.
Le sue opere di grandissime dimensioni, mescolano motivi surreali e figurativi e, interagendo con l’ambiente circostante, tendono a fondersi in esso.
Si staglia gigantesco e assorto il volto barbuto – volutamente ispirato a una fisionomia iblea – del “Giardiniere” dipinto dall’artista australiano.
Un ritratto d’impressionante realismo, che sembra – come è nello stile del writer – emergere nella sua imponenza dalla base statica del palazzo che è stato usato come tela: un grande edificio che sovrasta il piazzale del mercato, nel quartiere Selvaggio.

Inevitabile l’attesa per le scelte della terza edizione che avrà inizio nell’ultima settimana di settembre, dai siti di grande visibilità, rivolti a grandi flussi di traffico e di pedoni, si è passati alla periferia per esaltare l’aspetto ‘sociale’ della street art, meno appariscente ma più intenso nel colpire l’occhio dell’osservatore.
Sono già dieci le opere che abbelliscono zone diverse della città, inevitabile che anche il terzo gruppo di opera sia destinato ad imprimere un’ennesima traccia sull’habitat culturale urbano.

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