Saltano i grandi eventi, ma non quello del piano di utilizzo della tassa di soggiorno

Viviamo un periodo difficile, pieno di incertezze, per la crisi pandemica ancora incombente ma c’è chi è ottimista e pensa al piano di utilizzo della tassa di soggiorno.
Un piano sulle entrate previste che la recente crisi ha messo a nudo per le sue assurdità: meglio sarebbe decidere come spendere i soldi incassati nell’anno precedente, invece ci si ostina, forse in virtù di normative assurde, a ipotecare quello che si pensa si possa incassare, salvo dover tornare, poi, con le pive nel sacco.
Con l’utilizzo dei proventi della tassa di soggiorno abbiamo sempre visto gli asini volare.
Dai tempi dei 5 Stelle che ascoltavano i desiderata di qualche consigliere di opposizione ‘amico’ che si preoccupava di gratificare, in ogni modo, l’aeroporto di Comiso per nuove rotte, all’esordio degli assessori della giunta Cassì che si sono premurati di far avere a Comiso, dopo pochi giorni dall’insediamento, le somme che, cautelativamente, l’ex sindaco Piccitto non aveva voluto erogare, mentre altri assessori, subito dopo, decisero che con i soldi della tassa di soggiorno si poteva pagare il personale del settore turismo.
Per questo, ogni anno, il piano di utilizzo della tassa di soggiorno è atteso con impazienza per farsi quattro risate, perché si trova qualcosa di assurdo e di discutibile nelle scelte.
Scelte che un tempo erano influenzate, in maniera anomala, dai pareri e dalle richieste dell’Osservatorio della Tassa di soggiorno che non aveva queste competenze.
Oggi, Cassì e l’assessore Barone hanno provveduto a cambiare il regolamento della tassa di soggiorno e hanno fissato i limiti dell’azione dell’Osservatorio, oggi chiamato Consulta del Turismo, che deve, quasi esclusivamente, monitorare l’utilizzo della tassa e i suoi effetti.
Tant’è che, nei giorni scorsi, l’assessore ha provveduto a inviare il piano di utilizzo per l’anno che viene, solo in visione ai componenti di quello che, stranamente, chiama ancora Osservatorio permanente.
Al di là della solita ritrosia di questa amministrazione a rendere aperte alla stampa riunioni di questo tipo, anche in streaming, come è sempre avvenuto per le riunioni dell’Osservatorio, Barone ha evitato di fare troppa pubblicità, forse per attenuare l’impatto delle scelte per l’utilizzo della tassa di soggiorno.
Un utilizzo che, come abbiamo accennato, suscita sempre sorrisi amari per scelte del tutto discutibili, che sembrano imposte chissà da chi, che con i principi e le finalità di uso della tassa hanno qualche cosa di non condivisibile.
Già quest’anno c’è stata la grossa scottatura dovuta alla pandemia, da un introito previsto di circa un milione di euro, ci si è dovuti accontentare di un quarto, stranamente anche per quest’anno, si legge un articolo con una intervista all’assessore dove si parla di 830.000 euro di previsione di incasso, ma di incasso effettivo limitato a 250.000 euro.
La stranezza non ci interessa più di tanto, dal momento che, come prassi, il piano di utilizzo si muove sulla base di un utilizzo in percentuale dei proventi della tassa.

E leggendo il piano si resta basiti per alcune scelte, peraltro sempre le stesse: non si può non partire dall’osservazione che c’è sempre presente la voce del coomarketing con compagnie aeree, iniziativa che non ha mai funzionato ma sulla quale si insiste.
Se tutto andasse per il verso giusto destineremmo al coomarketing 200.000 euro, il 24,10% della tassa, che in caso di somme limitate si ridurrebbero, comunque alla rispettabile cifra di 60.000 euro, somma rispettabile garantita anche per i grandi eventi, iniziative e manifestazioni per la promozione del territorio che poi diventano concerti e manifestazioni varie, in pratica, male che va, lockdown permettendo, se si trova l’impresario giusto, ma si trova, un paio di concerti non ce li leva nessuno.
In pratica, ancora, fra coomarketing e grandi eventi, se ne va la metà della tassa di soggiorno, con ritorni per il turismo tutti da verificare.
Poi c’è di tutto, come sempre, la tassa di soggiorno diventa un salvadanaio comodo da cui attingere, così ci troviamo 40.000 euro per il piano strategico del turismo, già sovvenzionato con il bilancio partecipato, iniziativa di accademici del turismo della quale si è capito ben poco e ancor meno si è visto.
Chiaro che se gli introiti sono contratti tutto si riduce.
Ancora 55.000 per aprire le Chiese, 20.000 per il verde pubblico in centro storico, 44.000 per la Vallata Santa Domenica, Santa che deve aiutare la città a uscire dal letargo.
40.000 euro per materiale informativo, 40.000 euro per la segnaletica, 30.000 euro per manifestazioni identitarie, parafrasi di altri eventi, più o meno grandi.
Risaltano i 55.000 euro per la mobilità turistica sostenibile, settore che sta diventando da noi come la questione nazionale dei banchi a rotelle o dei monopattini elettrici, cioè al limite del ridicolo.
Per finire, 25.000 euro per pubblicità nazionale e per il Castello di Donnafugata, per il quale zucchero non guasta bevanda.
Pochino, in proporzione all’importanza, per il progetto Discovery, l’unico a portare riscontri effettivi in campo turistico, nel senso che si spendono i soldi per turisti che si toccano con mano: 35.000 euro, cifra che si poteva incrementare, come quella per attività cinematografiche e televisive, 20.000 euro.
Solo 10.000 euro per gli infotourist, verrebbe da dire, in conclusione che c’è da auspicare un ritorno alla normalità, in ogni caso, anche se questo potrà significare un utilizzo per certi versi discutibile della tassa di soggiorno.
Ma se tutto finisce, che si divertano, come si sono divertiti ogni anno con questa tassa che, in verità, per il turismo, ha sempre fruttato molto poco.

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