Santa Croce Camerina, per Giansalvo Allù il territorio al centro dell’azione politica, processi virtuosi per la sua trasformazione radicale e produttiva

Ci ha colpito la visione del candidato sindaco di Santa Croce Camerina Giansalvo Allù, per un approccio innovativo che può essere adattato anche ad altre realtà territoriali, una politica nuova, di grande respiro, indispensabile per affrontare le sfide prossime, soprattutto quelle che afferiscono ai settori economici, sfide che saranno risolutive per un rilancio, non solo del singolo centro amministrato ma per una politica globale di sviluppo del territorio.
Abbiamo cercato di saperne di più con una intervista al candidato sindaco del Partito Democratico a Santa Croce Camerina.

In una sua recente intervista lei ha parlato di un modo nuovo di fare politica e di rottura con il passato

Oggi l’attività dei comuni è per lo più basata sull’ordinaria amministrazione. Un modo questo che non è più sufficiente a cogliere la spinta della new political economy portata avanti dall’Unione Europea da un lato e dall’altro la trasformazione della pubblica amministrazione in senso manageriale.
Oggi ciò che conta è porre l’attenzione al contesto territoriale. Su questo punto il ruolo dei comuni è fondamentale. I comuni sono i protagonisti principali del territorio, i veri registi dello sviluppo. Essi sono chiamati a fare da guida a un percorso innovativo sulla base di un’idea forza di sviluppo condivisa.
Si tratta di una sfida per trasformare e rinnovare il territorio, per creare ricchezza, occupazione e benessere, non solo economico ma anche sociale e culturale. È necessaria una visione politica allargata, nuova, che sappia interpretare il contesto di riferimento socioeconomico tradizionale uscendo fuori dai limiti geografici. Questa logica è stata però disattesa nei fatti dall’attuale amministrazione. È quindi bisogna voltare pagina e inaugurare una nuova stagione di governance.

Quanto è importante il territorio?

In un mondo globalizzato, un territorio confinato dai suoi limiti geografici, senza una regia politica e senza la creazione di processi sociali e imprenditoriali che interagiscono tra di loro diventa miope e incapace di svilupparsi. Questo perché le sue risorse diventeranno sempre più passive. Al contrario i territori vanno definiti di volta in volta da progetti.
Dico di più: il territorio esiste funzionalmente legato ad un progetto. Ecco perché parlo di rottura con il passato e che bisogna agire in fretta prima che si producano danni irreparabili al territorio. Noi siamo impegnati a promuovere non solo la visione di una identità strategica nuova ma anche un processo reale di utilizzo delle abilità, delle competenze e delle risorse esistenti risvegliandole dal sonno che è durato a lungo. Il territorio di Santa Croce deve diventare un luogo di eccellenza per la qualità della vita e per la sicurezza. Per l’assistenza sanitaria, per il welfare, la cultura, l’ecologia e l’ambiente.

Qual è stata l’idea di sviluppo fino ad oggi?

Nessuna. Da cinque anni a questa parte non c’è stato nessun progetto di ampio respiro che abbia saputo coinvolgere gli imprenditori locali, le associazioni, i portatori di interesse locali, i cittadini, i giovani, i nostri emigrati. Non c’è stata nessuna azione che abbia saputo innescare un processo di riconfigurazione dell’azione politica ridisegnando il ruolo degli amministratori locali nella pianificazione degli interventi destinati al territorio. Nessuna opportunità normativa è stata colta.
Insomma, non c’è stata una visione politica in grado di catalizzare energie, impiegando risorse creando effetti vantaggiosi per il territorio.
Di questo passo non si va da nessuna parte e Santa Croce sarebbe destinata ad un declino ancora maggiore. Per questo sento il dovere di lanciare un appello a tutte le forze sane del paese perché possano condividere il nostro progetto anche impegnandosi in prima persona se lo riterranno utile e opportuno. C’è bisogno di unità, impegno e di collaborazione. Da parte nostra c’è tutta la disponibilità per condividere un progetto di cambiamento e le prospettive di rinascita di Santa Croce.

Come intende realizzare le sue politiche di discontinuità?

Agendo a vari livelli. A livello normativo intercettando le risorse finanziarie comunitarie. Poi su quello organizzativo e sulla formazione. Parlo della formazione d’eccellenza e non certo quella dei corsi d’aggiornamento ordinari spesso dispendiosi e inutili. Servono competenze professionali nuove sia agli amministratori che ai dirigenti e ai funzionari. La pubblica amministrazione non deve essere più la palla al piede ma volano dello sviluppo locale.
Noi diamo un valore fondamentale alla formazione e alla valorizzazione delle risorse professionali interne e ne sosterremo la promozione anche finanziariamente perché si tratta di un investimento funzionale per l’efficacia e l’efficienza dei processi amministrativi e di cambiamento. Solo così sarà possibile raggiungere gli obiettivi di programma fissati sulla base della nostra visione politica intesa come missione tesa al cambiamento. Saremo un’amministrazione competente e all’altezza delle aspettative, capace e moderna, in grado di porsi in ascolto per recepire le istanze della comunità a tutti i livelli, basata sul principio di legalità e sui valori etici, istituzionali e umani, in grado di decidere con responsabilità e nell’esclusivo interesse della comunità e del bene pubblico.

Quali sono le variabili di rottura per rilanciare la ripresa?

Il futuro dei territori verrà definito da una competizione geo economica e dal digitale. Questo fenomeno è già in atto. C’è uno scontro, oggi, tra le varie realtà per l’accaparramento e l’utilizzo delle risorse locali.      Posto che noi abbiamo la grande opportunità data dal PNRR e che possiamo contare sul fattore innovazione (tecnologica, organizzativa) in continua evoluzione, di cui il digitale è parte predominante, le variabili di rottura saranno rappresentate dai processi di utilizzo alternativo delle principali risorse: naturali, ambientali, infrastrutturali, i beni culturali e storici, le risorse umane e professionali. Ognuna di queste risorse devono essere un’opportunità per il territorio se si sapranno utilizzare in modo integrato e alternativo perché abbiano come ritorno un vantaggio economico e sociale maggiore di quello offerto attualmente.

Cosa conta di più per raggiungere questo obiettivo?

Intanto una forte volontà politica e poi le capacità tecniche, amministrative e comunicative, che sappiano innescare dei processi virtuosi di trasformazione radicale e produttiva del territorio, di confronto tra le varie componenti e della loro riconfigurazione. Lo scopo è quello di creare un network sistemico, un ambiente di lavoro interattivo che sappia utilizzare le tante risorse naturali, culturali, fino ad oggi sottoutilizzate. Perché un territorio scadente sotto il profilo economico, sociale e della legalità, perde la sua competitività che invece ha bisogno di investimenti e qualità ambientale, coesione sociale e sicurezza. Questa è la visione che abbiamo per una nuova identità capace di unire le varie componenti territoriali e che ha nell’amministrazione pubblica, il suo principale promotore e protagonista, catalizzatore dei processi di connessione/coesione tra i vari soggetti, imprese, cittadini, associazioni, la scuola, le istituzioni. La ripresa economica passa per una concezione nuova sistemica e reticolare del territorio che ha come obiettivo lo sviluppo sostenibile per il quale la pubblica amministrazione deve giocare un ruolo di grande responsabilità.

Cosa ci ha insegnato questa pandemia e quali opportunità possiamo cogliere in essa?

Il primo insegnamento è che l’Europa è un bene e non un male. Senza l’Unione non ci sarebbe stata salvezza. Secondo elemento è che la digitalizzazione, ancorché ancora carente sotto il profilo dei mezzi che delle competenze, è stata di vitale importanza per l’economia del paese e bisogna guardare al digitale come ad un elemento strutturale e culturale imprescindibile. Un’opportunità insostituibile per le pubbliche amministrazioni, per le imprese e la scuola, che devono ripensare ad una riorganizzazione interna dell’utilizzo di questo strumento potente in una dimensione allargata. Questo richiamo ci viene dal PNRR che parla di lavoro integrato. Sostenibilità e digitale sono interconnessi all’interno del PNRR. Dobbiamo cogliere anche questa grande opportunità se vogliamo gestire al meglio il cambio di paradigma.

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