Nel titolo abbiamo sintetizzato i sensi dell’abbandono della maggioranza che sostiene il sindaco di Ragusa, Cassì, da parte del consigliere Saverio Buscemi e il cinismo, non del tutto ingiustificato, del primo cittadino che ha detto, apertamente, che lui, in campagna elettorale aveva fatto accordi solo con i vertici del partito di Buscemi che riteneva, e che ritiene evidentemente ancora, solo strumento di quell’accordo.
La storia è andata avanti per troppo tempo, da cinque mesi, ormai, il consigliere Buscemi attendeva risposte concrete da parte del sindaco per avere una sua rappresentanza in giunta, a tutela del suo gruppo, in verità indefinito e sconosciuto.
Di tutta evidenza che il movimento di De Luca, a Ragusa, e in provincia, è nato per l’impegno e l’attività di Saverio Buscemi che ci ha messo tanto del suo, in termini di impegno e di tempo tolto alla famiglia, alla professione e, forse, anche con danno per il suo conto corrente.
Purtroppo, gli accordi di questo tipo si fanno con il partito e, per Cassì, è stato facile trincerarsi dietro questo particolare e disattendere i rapporti personali con lo ‘strumento’, forse considerato tale dal principio.
Del resto, senza scendere nelle considerazioni per l’uno o l’altro, entrambi hanno ragioni da vendere, si deve ammettere che Saverio Buscemi, nelle sue strategie ha sbagliato e ha perso: era stato indicato assessore, poteva restare con la doppia carica di consigliere, non si sa se per sua scelta o perché per accordi con Cassì, ha voluto mantenere, in ogni caso, la carica di consigliere, per non favorire l’ingresso nella civica assise del secondo votato in lista, esponente di un’altera corrente, peraltro quella del segretario provinciale del movimento di De Luca, indicando lui chi avrebbe dovuto ricoprire la carica di assessore.
Arrivati per ultimi, i deluchiani si ritrovavano assegnate due deleghe marginali, senza portafoglio, e non si opponevano: avrebbero voluto fare opposizione costruttiva ma ci andavano cauti, anche su consiglio di De Luca, dicevano, consapevoli che il sindaco li avrebbe potuto escludere dalla giunta, in caso di palese disobbedienza.
Un rapporto, quindi, nato male, senza fiducia, anche De Luca, in una sua visita a Ragusa, mostra di prediligere il rapporto con il primo cittadino, piuttosto che con il suo rappresentante, peraltro reo, a detta di Cassì, di intemperanze.
L’assessore nominato, a poco a poco, diventa completamente allineato a Cassì, domina il nulla nella sua attività di assessore, i non soddisfacenti risultati alle europee fanno il resto e mettono anche in discussione la permanenza in maggioranza.
Il tutto frutto di politiche arrembanti e senza esperienza, di nuove formazioni politiche che del resto non hanno brillato anche per le discutibili strategie del leader, prima per il seggio in Brianza, poi con il tonfo alle europee e per altre iniziative, a dir poco bislacche, coronate dall’ultimo salto della quaglia che lo vede passare dalla parte del centro destra, in totale sintonia con il Presidente della Regione, ancorché, fino a fine legislatura regionale, il partito resta all’opposizione.
Per questo, nessuna valenza possono avere le odierne manifestazioni di rinnovata vicinanza a Cassì da parte di Sud chiama Nord, un alleato, come si definisce, che non c’è, non esiste sulla realtà politica cittadina.
Alla luce di tutto questo, non è che si può condannare Buscemi per aver abbandonato De Luca, come peraltro hanno fatto tanti altri suoi deputati.
Il sindaco si è trovato in una imbarazzante situazione, fra le richieste di Buscemi e con un Assessore senza paternità o, meglio, con paternità acquisita ma senza rappresentanza in consiglio comunale.
Di certo, un errore è stato fatto, di non aver preso una decisione immediata allo scoppiare della grana.
