“Scusi, posso passare ? Sono l’autostrada” – Risponde il Direttore

Gentile Lettore,

conosco tizi che, il giorno successivo ad un’impegnata comparsa in una manifestazione contro le trivellazioni, sacramentano di brutto se devono fare la fila al distributore, o se lo trovano chiuso. Perché, vede, i veri problemi dell’Italia sono gli italiani o, almeno, alcuni che non vogliono la presenza, in un raggio di chilometri da casa loro di cavi dell’alta tensione, ripetitori per trasmissioni telefoniche, televisive, radiofoniche, wi-fi, infrarossi, telecamere di sorveglianza, arterie stradali a traffico intenso, aeroporti, cantieri, termovalorizzatori, discoteche e pub. Ho dimenticato qualcosa? Certamente sì, ma per alcuni esempi credo che bastino.
Ci faccia caso: quelle stesse persone che protestano per la presenza di queste strutture sono le più accanite nel difendere il loro diritto a muoversi, comunicare, riscaldarsi, sentirsi al sicuro, puliti e immersi nel silenzio della natura. Liberi e belli, come una passata pubblicità. Passano da un sentimento all’altro, ma sempre sotto il segno implacabile di un’isteria compressa, che si sfoga con un: “Via quel ripetitore dal mio quartiere!”, al: “Minchia, non c’è campo!”.
Ogni attività umana che comporti la costruzione di un bene collettivo finisce, fatalmente, per scontentare qualche singolo.
La stessa cosa vale per l’autostrada e, fatti salvi i sacrosanti diritti dei proprietari dei terreni, l’opera va fatta in nome dell’interesse comune.
Nella fattispecie da Lei segnalata sembra che, quasi, questi coltivatori si siano trovati le ruspe di mattina fuori della porta, come se fossimo in un film che descrive la deforestazione dell’Amazzonia per opera dei soliti biechi distruttori di foreste vergini a scapito d’innocenti indigeni. Lei ci crede? Io no.
Cinquanta anni fa, era il 1964 per l’appunto, mio nonno cedette a mio padre un mandorleto in contrada Eloro. Dopo sei mesi trovammo l’ultima fila di alberi segnata con vernice rossa. Attraverso una rapida raccolta d’informazioni conoscemmo il motivo: l’autostrada, anzi, l’Autostrada! Arrabbiatura di mio padre che si vide rovinata la soddisfazione di essere diventato un neo proprietario terriero. E invece…
Invece è successo che mio nonno nel frattempo è morto, mio padre pure e – per parafrasare Woody Allen – nemmeno io mi sento tanto bene. Oggi il mandorleto non esiste più, morto comunque prima pure lui, e solo da qualche anno quello che rimane è circondato dallo svincolo autostradale per Noto.
Vorrei dunque vedere il primo metro d’autostrada costruito in provincia di Ragusa prima di dare l’opportunità, a qualche mio nipote che si fosse messo in testa l’idea balzana di fare il giornalista, di raccontare in futuro una storia simile.

 

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