Spaccio di stupefacenti nell’area del City

I consiglieri comunali del Partito Democratico, Mario Chiavola e Mario D’Asta, intervengono sulla piaga dello spaccio di stupefacenti nel centro storico di Ragusa e, segnatamente, nell’area del City che, nonostante l’affidamento ad una associazione non mostra quei segnali di vitalità e di frequentazione che erano alla base di un recupero dell’area e dell’annesso immobile.
Un tempo l’area era dominio dei proprietari di cani che, in barba ad ogni regola, avevano trasformato l’area in un vespasiano che non si preoccupavano di pulire, rendendola, di fatto, impraticabile.
Se ora l’area è dominio degli spacciatori, vuol dire che l’esperimento dell’affidamento ad una associazione non è perfettamente riuscito in termini di riqualificazione e frequentazione dell’area, per quanto si deve che l’attuale limitazione alla circolazione ha potuto favorire fenomeni delinquenziali, come quello delllo spxccio ai minori.
I due consiglieri democratici non affrontano questi aspetti, preferendo riflettere sul fenomeno in generale, del coinvolgimento di elementi sempre più giovani nel consumo di droghe.
Considerano pure l’impossibilità di un controllo continuo di tutta la città da parte delle forze dell’ordine, rilevando nel contempo il pronto intervento che ha permesso di assicurare i pusher alla giustizia, encomiando l’azione di alcuni cittadini che avevano segnalato lo spaccio.
Per Chiavola e D’Asta è una situazione molto delicata e complessa al tempo stesso: “Ma è una questione su cui, ora come in passato, occorre accendere la luce. Dobbiamo parlarne il più possibile per evidenziare che la piaga dello spaccio riguarda anche la nostra città e cercare tutti assieme, con la concertazione tra Comune e agenzie educative, ad esempio, di stigmatizzare le motivazioni che spingono i nostri ragazzi a rivolgersi a chi mette a disposizione la droga”.
Anche la collaborazione dei cittadini, come nell’ultimo caso del City, ha un significato relativo perché certo non si può pretendere che gli stessi si trasformino in vigilantes. Riteniamo, quindi, che l’intervento più importante debba essere fatto a scuola, fortificando il messaggio educativo e mettendo sempre più in evidenza la gravità della situazione e i potenziali pericoli a cui i più giovani andrebbero incontro.
Già a settembre, con la creazione di appositi progetti, promossi dal Comune, potrebbe essere utile attivare dei percorsi in classe tali da garantire quella sensibilizzazione necessaria per esaminare le varie sfaccettature del fenomeno.”

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