Tutti al capezzale dell’agricoltura e degli agricoltori, come sempre saranno solo cure palliative

Soprattutto in vista di future elezioni, è bene recarsi tutti al capezzale dell’agricoltura e degli agricoltori.
Chi vuole passare per politico si muove, si mette in mostra, organizza tavoli per la protesta degli agricoltori, ben sapendo che nulla si potrà fare, in sede locale, per cambiare le cose ma dare l’illusione di un sostegno che non costa nulla ma, parimenti, non conta nulla, può essere sempre utile.
La protesta parte dall’Europa, i temi sono sovranazionali, in sede nazionale ci si accoda, a livello locale pure, ma si può essere solo al traino di Roma e di Bruxelles.

Il sindaco Cassì ne ha parlato in consiglio comunale, era andato al presidio del foro boario, ha organizzato l’incontro allo sviluppo economico: non c’era, in verità, tanta gente, l’appuntamento non era stato opportunatamente pubblicizzato, ma nemmeno gli agricoltori sono accorsi in massa. Forse capiscono che da Ragusa può venire ben poco.
La propaganda, comunque non manca, ma la comunicazione del sindaco ci parla del problema di sempre, che non è il solo, in questo momento, della più ampia azione di protesta: il prezzo del latte pagato agli allevatori, un problema che si tira avanti da anni, da anni gli allevatori ci perdono ma nessuno ha saputo risolvere il problema. Intanto, però gli scaffali, a Ragusa, sono pieni di tutti i tipi di latte, dalla Sardegna, dalla Lombardia, dall’Emilia, anche il latte delle latterie locali è allo stesso prezzo del latte del continente.
Ma Cassi vuole portare il problema nelle sedi opportune, invece di consigliare gli allevatori di saturare il mercato locale e siciliano, consorziandosi. Non solo a Palermo, a Roma e anche in Europa, si illude che lo Stato e l’Europa possano imporre leggi ai grandi gruppi economici.
Amenità di questo genere non se ne sentono nemmeno in campagna elettorale.
Comunque si chiederà al Presidente della Regione un tavolo di crisi, se prima non ci sarà la crisi alla regione.
Le richieste,
• Ripianamento della posizione debitoria degli operatori agricoli;
• Confronto con i rappresentanti della grande distribuzione alimentare;
• Sviluppo di politiche economiche regionali a favore del comparto agricolo e zootecnico;
• Applicazione delle norme di salvaguardia previste dagli accordi euromediterranei.

A livello regionale, impegnato Schifani con i venti di crisi a Palermo, è l’assessore all’agricoltura, Sammartino, a mostrare vicinanza e voglia di ascoltare le proposte.
«Rinnovo la mia vicinanza ai lavoratori del comparto agricolo che in questi giorni manifestano contro le politiche dell’Unione Europea, troppo spesso distanti dai bisogni reali dei territori».
Lo afferma manifestando solidarietà e sostegno agli agricoltori. «Incontrerò presto i loro rappresentanti per raccogliere proposte. L’ascolto è alla base del lavoro messo in campo in questi mesi, come gli aiuti economici alle imprese in ginocchio per i rincari del carburante e dell’energia e le battaglie che ho portato avanti in commissione Politiche agricole a tutela dei consumatori e dei prodotti della nostra terra, anche per l’utilizzo di etichette visibili negli alimenti contenenti farine derivate da insetti».
«Ieri – conclude Sammartino – ho chiesto al presidente Schifani di dichiarare lo stato di calamità naturale per la siccità. La situazione del comparto è molto delicata e non faremo mancare il nostro sostegno».

Sostegno che assicurano anche i 5 Stelle, Stefania Campo e Sergio Firrincieli, che hanno partecipato all’incontro odierno.

In un post auspicano che la Regione si faccia baluardo della lotta degli Agricoltori siciliani nei confronti del governo nazionale e dell’Unione Europea.
La nostra Agricoltura ha perso slancio e competitività sui mercati. I piccoli produttori sono strozzati dallo strapotere delle multinazionali e della grande distribuzione organizzata. E l’Europa sta dalla parte di chi monopolizza questo settore grazie a lobbies e speculazioni economiche.
E purtroppo anche la Meloni e il fidato cognato Lollobrigida, ministro all’Agricoltura, nonostante continuino a blaterare di sovranità alimentare e di sostegno al Made in Italy, in questi mesi hanno danneggiato tutto il settore agroalimentare.
Hanno depotenziato Transizione 4.0, il più grande investimento che avevamo progettato nel Pnrr; non fanno niente contro i danni da cambiamento climatico e le epidemie animali; operano tagli ai finanziamenti previsti per le imprese agricole giovanili; non hanno prorogato l’esenzione Irpef dei redditi dominicali e agrari; hanno eliminato il credito d’imposta per l’acquisto di carburanti per l’esercizio dell’attività agricola.
In Sicilia anche Sammartino non è da meno. Sussidi vergognosi per le calamità climatiche addirittura dello 0,7% del danno certificato, progetti per il Piano idrico regionale ancora fermi, progetti presentati dai Consorzi di bonifica bocciati perché mal predisposti.
Ecco perché diciamo che questa lotta andrà a buon fine solo se sarà unitaria e dal basso e se i Sindaci siciliani, assieme a noi parlamentari, sapranno rappresentare la protesta che sale dalle nostre campagne, per poi trasferirla al presidente della Regione affinché interloquisca, lui stesso, con Roma e Roma con Bruxelles.
Se ogni rappresentante politico saprà assumersi la responsabilità del ruolo che ricopre, anche l’Europa ci sembrerà più vicina.

E, in un successivo comunicato, da quello che si legge, gli agricoltori sarebbero già salvi:

“Abbiamo consegnato al sindaco e all’assessore Massari, che sta coordinando il tavolo, un documento con 10 punti critici ed altrettante proposte, da cui poi scaturirà un unico documento condiviso – spiega – nel frattempo abbiamo affrontato il tema della siccità che non si può risolvere solo dichiarando lo stato di crisi, ma bisogna intervenire utilizzando l’innovazione tecnologia nelle reti idriche e dissalatori a basso impatto di ultima generazione.
A tal proposito abbiamo ricordato che nel Pnrr dello scorso governo, una delle misure 4.0 era proprio un fondo di 800 milioni destinato a questo.
In Sicilia anche Sammartino non è da meno. Poco o nulla nell’ultima finanziaria varata dal governo regionale. Ecco perché diciamo che questa lotta andrà a buon fine solo se sarà unitaria e dal basso e se i sindaci siciliani, assieme a noi parlamentari, sapranno rappresentare la protesta che sale dalle nostre campagne, per poi trasferirla al presidente della Regione affinché interloquisca, lui stesso, con Roma e Roma con Bruxelles”.

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