Un articolo di Panorama sui piccoli aeroporti induce a delle serie riflessioni su chi gestisce l’aeroporto di Comiso

Sui social è stato condiviso, nella pagina del Comitato a difesa e sviluppo dell’aeroporto degli Iblei, che sarebbe poi quello di Comiso, un articolo del settimanale Panorama che induce a serie riflessioni, non solo attorno alle figure che rivendicano proprietà e gestione dell’aeroporto ibleo ma più ancora induce a pensare come la politica, prima di tutto, dovrebbe intervenire sulla questione.
Nell’articolo, questo è il link,

https://www.panorama.it/attualita/economia/rinascita-dei-piccoli-aeroporti-italiani-investimenti-turismo-e-nuove-opportunita?fbclid=IwY2xjawKOlLxleHRuA2FlbQIxMQABHnEvGO-W3J7db6quJByf7mjHRmht4fnzbTKEclpdcHQXqy1LGIO4MPAqVn-f_aem_Ct0GXyC5tHBFX-d45WQxkw&sfnsn=scwspwa

si parla dei piccoli scali italiani che sono considerati un settore sottovalutato, al centro dell’attenzione per progetti di rilancio, investimenti privati e logistiche su misura, come recita il sottotitolo.
Si parla di una ricchezza inaspettata che addirittura l’ENAC ha messo nel mirino delle sue politiche.
Si parla di piccole realtà aeroportuali al servizio di interi territori minori su cui gravitano investimenti consistenti.
Protagonista della crescita di molti aeroporti, anche importanti come quelli di Roma e di Napoli, è il processo di privatizzazione che porta non solo sviluppo sul territorio ma un impatto notevole per le ricadute occupazionali ed economiche, fenomeni che aprono scenari del tutto nuovi per gli aeroporti minori.
Ci sono interessi diffusi attorno a strutture che sono semplici campi di volo per aviazione ultraleggera e aviosuperfici di periferia, in ogni caso ben lontane dalla realtà dell’aeroporto di Comiso, dove potrebbero atterrare anche aerei di grandi dimensioni, come nemmeno Catania può accogliere.
Nell’articolo si legge anche di piccole strutture per cui l’ENAC ha stanziato milioni di euro per il rilancio in termini di turismo di qualità, si tratta addirittura di strutture abbandonate o in via di dismissione, oggetto di politiche di decongestionamento degli aeroporti principali.

A questo punto, o consideriamo l’aeroporto di Comiso una proprietà intangibile non condivisibile del Comune di Comiso, per cui è inutile ogni discussione o polemica sullo stesso, come pure ci dobbiamo rassegnare che, per chissà quanto tempo, ma sarebbe opportuno saperlo, il Comune di Comiso ha alienato il bene concedendolo in gestione, se non in proprietà, alla SAC di Catania, per cui, anche in questo caso, sono inutili discussioni e polemiche.
In queste ore, si leggono le dichiarazioni del patron di Aeroitalia che parla di cifre necessarie per consentire alle società di navigazione di non andare in perdita in un territorio che, con un bacino di 300 mila abitanti e forse meno, non consente a un vettore di coprire i costi, nemmeno con agevolazioni e contributi.
Il proprietario di AeroItalia sostiene che il bando della provincia non è stato appetibile per nessuno, stante la formula economicamente insostenibile.
In sintesi, per essere chiari, Aeroitalia chiede un contributo di 3,5 milioni di euro l’anno per tre anni, per garantire quattro rotte e un programma di marketing del territorio.
In pratica, sarebbero le somme garantite dal governo regionale, non si comprende cosa manchi per trovarne due di vettori, considerato anche il contributo della provincia.
Si legge anche che alcune compagnie avrebbero chiesto una contribuzione di 62 euro a passeggero, per cui Aeroitalia potrebbe rivendicare, sulla base del suo numero di passeggeri, 9 milioni l’anno.

Ma sono e restano solo inutili e sterili parole e discussioni: chi pretende di occuparsi dell’aeroporto dovrebbe prima sgombrare il campo e fare chiarezza su tutte le limitazioni che potrebbe imporre la SAC, se sdoganati da Catania, o con la collaborazione dei catanesi, in primis la Camera di Commercio, occorre rivolgersi ad esperti esterni del settore, senza interessi diretti, per capire quali cifre servono per avere collegamenti stabili con Roma e Milano, prioritariamente, perché se vogliono soldi e ci propongono rotte per Perugia, Forlì o Torino, saremo al punto di partenza, dopo le prime gite di esordio, gli aerei saranno vuoti.
Ma, alla base di tutto c’è sempre l’auspicio, se non la necessità, che chi si è occupato di aeroporto, finora, deve uscire di scena, altrimenti tutto resterà affidato all’incompetenza e all’incapacità

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