Una lettera aperta, di “un cittadino della società civile” sul dissesto del Comune di Modica, che rientra sempre nel bon ton istituzionale in voga: non dice che dovrebbero andare, prima di tutto, a casa quelli che hanno avuto a che fare con il dissesto, a qualsiasi titolo

Giunge oggi nelle redazioni una lettera aperta, di un cittadino che si definisce della società civile, sul dissesto al Comune di Modica.
Assai apprezzabile e condivisibile nei contenuti, mostra il limite dilagante di un bon ton istituzionale dilagante e ormai stucchevole.
Sin dall’inizio di questa avventura del Comune di Modica, le cosiddette opposizioni non hanno nemmeno voluto parlare di sfiducia al sindaco, il paravento del bene comune, degli interessi della città è ormai squarciato come da un ciclone, c’è solo il fine di restare in carica, attaccati a poltrone, poltroncine e sgabelli, comunque, pur di non farsi togliere il giocattolo, per quanto rotto.
L’unica soluzione per sanificare il Comune e l’ambiente politico, esterno e interno, sarebbe affidare la città ad un Commissario, possibilmente svincolato da “appartenenze” politiche.
Che restino in carica amministratori e consiglieri comunali che nel dissesto hanno vissuto e, possibilmente, lo hanno alimentato, in ogni caso avallato, è paradossale, dove è stata relegata la funzione di verifica e di controllo degli atti?
Molti addebitano le cause del dissesto nel periodo della sindacatura Abbate, è di tutta evidenza che le origini del dissesto hanno origini più lontane, ma che resti in sella un sindaco che dell’amministrazione Abbate era parte integrante e fondante, come assessore e come esponente politico vicinissimo al sindaco, è letteratura tipica siciliana, che si debba ascoltare “mi dicevano che i conti erano a posto” è offensivo per l’opinione pubblica.

Pubblichiamo con piacere la lettera aperta, ma sappiamo che, a Modica, non cambierà nulla, è interesse di tutti, senza distinzioni di sigle politiche

Oggetto: Lettera aperta sul dissesto, la responsabilità e il metodo

Al Sindaco di Modica Maria Monisteri,
Agli Assessori comunali di Modica
Al presidente del Consiglio comunale di Modica Mariacristina Minardo, con preghiera di rendere edotti i consiglieri comunali
Al Segretario del Partito democratico del Circolo di Modica Francesco Stornello

questa lettera non nasce da un’appartenenza politica né da una contrapposizione di parte ma da una posizione disincantata, che potremmo chiamare, senza retorica, società civile, ovvero quel luogo in cui non si governa e non si fa opposizione, ma si osserva, si valuta e, quando necessario, si chiede conto.

Il dissesto finanziario del Comune di Modica ha messo a nudo non solo una crisi finanziaria, ma una crisi del metodo con cui la città discute di sé stessa.
In questo senso, tanto la postura di chi governa quanto quella di chi si oppone appaiono oggi insufficienti, non perché moralmente censurabili, ma perché culturalmente deboli.

Se al Sindaco va riconosciuto il merito di avere formalizzato una condizione che era strutturalmente evidente è pur vero che la gestione successiva del dissesto rischia di restare confinata in una dimensione difensiva, tecnica, quasi notarile.

Il dissesto non può essere affrontato come una parentesi amministrativa da chiudere nel minor tempo possibile: esso richiede, invece, un salto di qualità nel modo di governare, fondato su regole, procedure e trasparenza.

Al Partito Democratico cittadino va, invece, rivolta una critica di segno opposto ma speculare, tale è l’attardarsi su una narrazione che riduce il dissesto a un presunto “pactum sceleris”, a sistemi contrapposti, a colpe personalizzate che non aiutano la comprensione né favoriscono spazi di soluzione ottimali: una postura che privilegia il legittimo giudizio morale sulla verifica dei processi ma che rinuncia alla sua funzione più alta: non raccontare il dissesto, ma misurare e mettere alla prova l’azione amministrativa.

A entrambi, perciò, va posta la stessa domanda, che non è politica ma metodologica: che cosa state facendo, concretamente, per impedire che ciò che ha prodotto il dissesto possa riprodursi domani, indipendentemente da chi governerà?

Da cittadini, non chiediamo narrazioni alternative, né assoluzioni o condanne definitive ma atti verificabili. Ne indichiamo pochi ma decisivi.

Al Sindaco chiediamo di aprire una fase pubblica di verità amministrativa: rendere accessibili e leggibili i dati, distinguere con chiarezza tra debito accertato e debito potenziale, spiegare i vincoli e i margini reali di azione; ma soprattutto di avviare un lavoro regolamentare serio, che introduca meccanismi capaci di vincolare anche un’amministrazione mediocre a comportamenti corretti;
controlli interni rafforzati, istruttorie obbligatorie, valutazione ex ante delle decisioni di spesa.

Al Partito Democratico, e più in generale a chi siede nei banchi del Consiglio comunale, chiediamo di assumere fino in fondo una responsabilità spesso fraintesa.
In una democrazia matura, chi non governa non è chiamato a demolire, ma a concorrere al governo della cosa pubblica attraverso il controllo, la proposta, l’elaborazione di regole e metodi migliori.
Continuare a concepire l’“opposizione” come pura contrapposizione ha prodotto, storicamente, solo sconfitte e sterilità.
È tempo di superare anche semanticamente questa impostazione e di restituire al Consiglio comunale la sua funzione piena di luogo del governo diffuso della città.

A tutti chiediamo, infine, un gesto che sarebbe politicamente e culturalmente decisivo: riconoscere che il risanamento non può essere affidato alle virtù dei singoli né alle narrazioni, ma a dispositivi che rendano il buon governo una conseguenza quasi inevitabile, anche in presenza di classi dirigenti mediocri.

Modica ha bisogno di essere governata e sostenuta con metodo. Se questo salto non verrà compiuto, questo dissesto potrà anche essere formalmente chiuso, ma resterà aperto nella cultura politica della città pronta e capace di iniziarne un secondo.

Con rispetto, ma senza indulgenza.
Modica 22 gennaio 2026
Carmelo Modica
un cittadino della società civile

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