Una minestra riscaldata a Palazzo dell’Aquila per lo spacchettamento delle deleghe che erano di Massari

Eppur si muove, il Sindaco Cassì vuole dare a vedere che poco è cambiato con il defilarsi di Giorgio Massari dalla giunta. Voleva far credere che un semplice spacchettamento risolvesse tutto.
Invece complica un quadro già complesso, sullo sfondo di fibrillazioni e agitazioni che pervadono giunta e maggioranza.
Tutto parte dall’assegnazione all’assessore Catia Pasta delle deleghe di Massari, Sviluppo Economico, politiche agroalimentari e politiche euromediterranee.
Le altre deleghe di Massari dovrebbero passare all’assessore Mario D’Asta, Affari Generali e Rapporti con il Consiglio comunale, ma il condizionale è d’obbligo.
In questo riposizionamento delle deleghe, alla Pasta resta la Pubblica Istruzione, mentre Personale Scuola ed edilizia scolastica vanno a Giuffrida.
Già in questo c’è la prima mossa eminentemente elettorale, il controllo del personale, da sempre ritenuto fondamentale per il consenso che non è solo del dipendente ma dei familiari e degli amici, consenso che è facile immaginare come si conquista.
Poi c’è l’assurdo che il presunto delfino di Cassì riunirà le deleghe di Lavori Pubblici, Urbanistica, Edilizia Privata, Infrastrutture, Servizi tecnologici, a cui, oltre all’edilizia sportiva non citata nelle deleghe ma, di fatto, detenuta, si aggiunge edilizia scolastica.
Tanto valeva mandare tutti gli assessori a casa e costituire un tavolo a due, fra Cassì e Giuffrida, per gestire tutto, con l’aiuto di qualcuno del cerchio magico che si troverebbe sempre disponibile e prono.
Una mega delega che assicura il controllo sulla città, considerato che agli altri restano le briciole. Il che è anche comprensibile perché, oltre a Iacono e Digrandi, in giunta non è che ci sia materiale a cui affidarsi.
Perché non abbiamo citato D’Asta? Lo vedremo tra poco.
Scelte che, per quanto discutibili, potrebbero chiudere il cerchio.
Invece, trapelano notizie che non sono di prima mano ma sono confermate dal quotidiano locale per un punto sulla situazione di cui il primo cittadino non poteva non essere a conoscenza.
Dopo reiterate, e forse ricercate, fibrillazioni fra il sindaco e l’assessore D’Asta, segnatamente nelle ultime riunioni di maggioranza, Cassì decide di togliere la delega al verde a D’Asta per assegnarla a Iacono.
Mossa a sorpresa che è anche poco opportuna per gli attuali impegni familiari dell’assessore D’Asta, aggravata dal tentativo insistente del sindaco di ottenere, a tutti i costi, un consenso di facciata da D’Asta.
Si tenta, in pratica, di riassegnare questa delega, nella confusione del momento, approfittando anche dell’assenza forzata dell’assessore, senza nessuna spiegazione che sarebbe dovuta.
Perché, se D’Asta avesse fallito per il verde pubblico, per suo demerito, sarebbe da considerarsi alla stessa stregua per ambiente e decoro.
È auspicabile che l’assessore Iacono rifiuti la nuova delega, se non dopo un sereno confronto in giunta e in maggioranza, non solo per i motivi di opportunità ma quanto piuttosto per l’obbligo che assumerebbe di determinare una immediata, concreta e sostanziale inversione di tendenza nella gestione del verde pubblico, su cui sarebbero puntati tutti gli occhi al suo ingresso in assessorato.
Sono emerse anche nelle riunioni di maggioranza le limitazioni imposte a D’Asta nella gestione economica del servizio di verde pubblico, la lucidità delle scelte del sindaco e l’assenza di decisioni strumentali dovrebbero emergere senza ombre.
La questione è delicata perché, senza le dovute spiegazioni, il ridimensionamento arbitrario di D’Asta, perché di questo si tratta, senza una immediata inversione di tendenza per il settore, dovrebbe portare alle sue dimissioni, il che aprirebbe scenari del tutto nuovi ancorché, da molto tempo, dietro l’angolo.
Non ci potrebbe essere un altro spacchettamento, a meno di non passare tutto nelle mani di Giuffrida, si aprirebbe il mercato dei possibili nuovi assessori che, da qualunque parte provenienti, partitica o civica, procurerebbero forti scossoni interni.
Tutto gira attorno alle collocazioni in funzione dei nuovi assetti di coalizione e tutto assume aspetti delicati per le attuali fibrillazioni interne dei partiti della coalizione che, sulla carta, dovrebbero essere nettamente in contrasto, per come sono stati trattati, con le scelte e le strategie di Cassì e del suo cerchio magico.
Purtroppo, non c’è una guida adeguata nei partiti della coalizione di centrodestra, purtroppo manca anche la necessaria unità nella compagine di centro sinistra che dovrebbe approfittare del momento di debolezza e di errori a ripetizione di Cassì, per dare una svolta alla città

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