Sarà il clima che si vive, per ora, nella maggioranza del sindaco di Ragusa, Cassì, ormai tutti i componenti, o presunti tali, sono portati alla commedia, al teatrino.
La cosa più grave è che politici a livello regionale si fanno trascinare da queste dinamiche di paese e scivolano su argomenti che dovrebbero evitare.
Peraltro, questo coordinatore regionale di un partito che sta facendo la stessa fine del Movimento 5 Stelle, un partito che, basta dire per non dilungarsi, ha perso 5 deputati regionali su 8, attraverso una nota passata alla stampa, pontifica su Buscemi, con particolari per la sua voglia di entrare in giunta, in questo legittimato dall’enorme lavoro svolto nella fase di crescita del partito.
Ma non solo, conclude la sua nota, con toni da maestrina, accusando di interessi personali uno che ci ha messo di suo per fare crescere il partito, e non solo, perché conclude il suo comunicato intimando di non coinvolgere nella sua vicenda le scelte strategiche di De Luca, in quanto “non avrebbe ancora sviluppato la preparazione e la visione necessarie per comprendere appieno le dinamiche strategiche a livello regionale.
Questa ultima affermazione è la sintesi e la summa della posizione del coordinatore regionale, di certo stressato dalle ultime performances di Sud chiama Nord, dalla Brianza alle europee, e senza dubbio con la mente minata dalle strategie del leader, strategie che, peraltro stanno causando il fuggi fuggi dal partito.
Forse Saverio Buscemi non sarà uno statista, ma di certo avrà compreso appieno le dinamiche strategiche a livello regionale, compreso troppo bene perché non ci vuole molto a restare scioccati da uno che da aspirante leader del campo largo in Sicilia, si accomoderebbe subito come n.2 di una coalizione di centro destra.
Meglio stendere un velo pietoso sui contenuti della nota e dedicarsi al teatrino che si prospetta a Palazzo dell’Aquila.
Grandi difficoltà per Cassì che, comunque se ne uscirà, sarà sempre nel mirino di feroci critiche.
Situazioni quanto mai imbarazzanti: la prima è quella di Saverio Buscemi che non ci deve svelare cosa vuol fare dopo aver parlato con Cassì.
Peccato, è una brava persona, non è uno che fa politica per la poltrona, come tanti, non ne ha bisogno, ma ci deve dire prima, e prima di subito, se sta con Cassì o ha voglia di passare all’opposizione. Questo, indipendentemente da possibili gratificazioni, come un posto in giunta.
Ha sbagliato nel rinunciare alla carica assessoriale, ha sbagliato nella scelta del suo sostituto, diventato un fedelissimo di Cassì, al punto tale che, se il partito gli chiedesse di uscire dalla maggioranza, farebbe resistenza.
Molto probabilmente, andrebbe a finire come con l’assessore di Fratelli d’Italia, che, all’uscita dalla maggioranza del partito, Cassì volle confermare assessore indipendente. Allora era più facile, perché la maggioranza era tutta di marca Cassì, oggi si intravede la commedia, perché, dalle parole del coordinatore regionale, trapelano segnali di stima per Distefano, un segno premonitore della conferma dell’appoggio, sia pure virtuale a Cassì, e del tentativo di fa lasciare l’assessore al suo posto.
Ma come potrebbe stare in giunta un rappresentante di un partito senza nemmeno un consigliere comunale?
Ci vorrebbero veramente “quattro coglioni”, di quelli autorevolmente additati da un assessore di Cassì, per non esplodere di fronte ad una tale anomalia.
Iacono e D’Asta, con tre consiglieri, quattro gli eletti, due assessorati, Gurrieri, due consiglieri un assessorato, come Ragusa prossima, due eletti ma rimane un solo consigliere, Sud chiama Nord, senza un consigliere potrebbe avere un assessorato? Nessuno si ribellerebbe per l’assessorato ad una formazione politica evaporata, peraltro in corso di estinzione?
Senza dire che Buscemi all’opposizione non potrebbe essere determinante nei numeri, come non lo sono, per ora, i tre dissidenti della maggioranza andati nel gruppo misto.
Fra l’altro, fra i frequentatori di Palazzo dell’Aquila ci sono elementi di non grande calibro, nessuno ha veramente intenzione di fare male, anche perché non ci sono le condizioni.
Il coordinatore regionale ha toppato con la sua nota, non ci ha raccontato nulla di nuovo, si era capito che Buscemi aveva proposto di ricominciare da capo a Cassì, ma di tutta evidenza che Cassì ha preferito tenersi l’allineato Distefano invece che mettersi dentro un troppo vivace Buscemi.
Anche il partito ha le sue colpe, perché ha accettato la strategia di Buscemi per non favorire il primo dei non eletti, espressione di quelli poi diventati, a livello provinciale, i notabili del partito.
Se per Sud chiama Nord l’ingresso in giunta richiede la rinuncia al ruolo consiliare per consentire la più ampia partecipazione, perché fu consentita la strategia, fallimentare nei fatti, di Buscemi?
Forse non era capita perché non strategia di livello regionale.
Se i rapporti con Distefano sono deteriorati è per l’appiattimento dell’assessore sulle posizioni di Cassì e dire che, in estate, subito dopo le elezioni, erano entrambi in agitazione, alla ricerca delle migliori tattiche per imporre strategie e iniziative ad un Cassì che intravedevano come dominus che non avrebbe tollerato nessuna ingerenza nella sua politica.
Fu allora che scelsero di restare fedelissimi al sindaco, rinunciando ad ogni velleità, naturalmente Distefano resiste per la poltrona e resta zitto anche sulle esigenze delle sue deleghe, Buscemi si è stancato di fare il paggetto all’ombra dell’assessore. Avrà fatto le sue rimostranze al partito, il partito non ha risposto positivamente ai suoi disegni. Tutto qua.
Oggi il coordinatore regionale ci dice che ci sono strategie condivise del partito: e quali sarebbero, limitandosi alle deleghe dell’assessore del partito?
L’assoluto immobilismo sulle contrade e le periferie, salvo interventi minimali di manutenzione?
L’abbandono totale dei villaggi a mare? Il nulla per la tutela degli animali e per il randagismo?
I contenuti della nota, soprattutto quando si scrive: “Conoscendo il personaggio, non ci sorprenderebbe leggere dai giornali che in futuro il buon Buscemi abbia la capacità di litigare anche con se stesso” denunciano la caratura politica di chi scrive, forse è spiegato perché certi partiti vanno male e sempre peggio.
