Estremamente imbarazzante essere scelti come migliore voce del dissenso e, soprattutto, chiamato a mettere nero su bianco alcune esternazioni verbali di commento alla conferenza stampa del Sindaco di Ragusa, Cassì
Quando il direttore editoriale di questo giornale mi ha proposto di fissare in una nota alcune considerazioni sulla conferenza stampa del sindaco per il bilancio annuale e di metà mandato, ho chiesto come condizione che, nel titolo, a me noto, si specificasse di parere non positivo, piuttosto che la parola ‘negativo’.
Come dire, giudizio insufficiente, che non vuol dire tutto va male ma che, appunto, la sufficienza non c’è.
È una sottile sfumatura che, forse, tradisce la natura di docente che, inevitabilmente, condiziona il giudizio.
E, seguendo questo solco, mi verrebbe da dire che da Cassì ci si aspettava un preesame da trenta e lode, insomma un primo tempo da 25 punti con quelle triple che non conoscono il ferro e vanno solo ad accarezzare la retina.
Non siamo ancora sulla via del ritorno a casa dopo una partita persa, ma, di certo, a metà dell’impresa, serve chiudersi negli spogliatoi, come nell’intervallo, e limare le strategie.
Non mancano, nell’entourage del Sindaco, le persone, alleati, fedelissimi, ultras, simpatizzanti, ma anche esperti di politica, anche di opposizione, che potrebbero suggerire, nello spogliatoio, la tattica giusta per uscire dall’impasse. Quello che manca non è tanto l’azione del sindaco quanto quella dei tanti collaboratori ed esperti che non hanno estrinsecato le loro presunte potenzialità.
Non si può negare che tutto quanto è stato messo sul tavolo, come nella conferenza stampa, ha una sua valenza, intrinseca e strategica, che potrebbe lasciare un segno nella città, ma quello che non fa raggiungere la sufficienza è l‘impasse.
In certi momenti, come un esperto giocatore di carte, sembra che l’impasse sia fittizia, questioni che sembrano arenate in una secca, di colpo, affiorano facendo intravedere tempi relativamente brevi di definizione.
Ma l’impasse domina : ha dominato per il Museo del Costume, domina per il Castello e per il suo parco, domina, dall’inizio del mandato, la trattativa per Palazzo Tumino, domina il progetto per l’area dello Scalo Merci, domina per la Vallata Santa Domenica, per Cava Gonfalone, per l’ecomuseo, per il teatro Marino, per i locali della ex biblioteca, per la via Roma, per il centro storico, per il progetto culturale, per quello dello sviluppo economico della città.
Il periodo di emergenza pandemica sarebbe stato quello opportuno per la teoria, strategie per il centro storico, per l’occupazione, dei giovani in particolare, per il progetto culturale, per l’offerta turistica, per un utilizzo funzionale della tassa di soggiorno, dei fondi della legge su Ibla, stiamo parlando di strategie da proporre, da discutere, da vagliare per tempi migliori, invece tutti sono intenti sullo studio di dettaglio, sulle opere di agenda urbana, del GAL, della metroferrovia, della Vallata Santa Domenica, ma non c’è uno straccio di ipotesi dei ritorni, turistici, di immagine, economici, non c’è uno studio articolato e competente sugli effetti delle strategie.
Solo il parcheggio di Marina di Ragusa, il lungomare e la pista ciclabile verso est sembrano cose realizzabili, anche perché sono stati finanziati, ma è troppo poco per qualificare una intera amministrazione con delle opere che potremmo definire ‘stagionali’.
Ci potrebbe non essere un giudizio del tutto negativo, ma la promozione è incerta, almeno a metà del mandato, nonostante la cartella sia piena di buone intenzioni.
C’è poi, e questa è una delle cose decisamente negative, una sorta di certezza della preparazione, della competenza su ogni materia, una certezza di superiorità che depone male, non si è mai sentita una voce di ammissione di errori e di negligenze, salvo porre rimedio in silenzio, e di soppiatto, ai rilevi inoltrati.
Un atteggiamento, forse orchestrato da un unico direttore della banda, che è già scivolato sugli assessori e, cosa quanto mai inopportuna, anche sui consiglieri che, da apprendisti si trasformano, in un fiat, in accademici della politica.
E questo scalfisce il consenso che Cassì aveva conquistato, oltre quello strettamente elettorale, e potrebbe avere effetto negativo, nel tempo.
In definitiva, devono studiare tutti di più, in politica non va avanti solo chi è il primo della classe, ci sono quelli che studiano poco ma rendono molto, ci sono i furbi, che non devono essere considerati per forza negativamente, la stessa affermazione che la squadra è di altissima qualità e non sarà cambiata fino alla fine del mandato era da lasciare agli osservatori, spesso l’inamovibilità è considerata attaccamento alla poltrona, e Cassì di sostituzioni ne dovrebbe capire, come nel basket, talvolta, un cambio è risolutivo.
E per concludere, serve fare ancora riferimento al basket: la gente pensa che Cassì, in ogni caso, debba essere il trascinatore della squadra, che la sua prestazione deve essere l’unica determinante, ma è pur sempre un gioco di squadra e anche il panchinaro può essere decisivo per la vittoria, ma queste scelte devono essere maturate e non certo riservate agli ultimi minuti come qualche volta pensa qualche allenatore scienziato.
Perché spesso, nello sport, volgarmente si dice ‘dove c’è un pallone rotondo…’, anche i favoriti perdono, si può perdere di venti punti ma si perde anche con il semplice canestro a fil di sirena, quando non sei riuscito a mettere le giuste distanze fra te e gli avversari.
