Madornale errore, da matita rossa, nello studio di dettaglio del centro storico di Ragusa

Inammissibile leggere, a pagina 7 dello studio di dettaglio del centro storico di Ragusa, arrivato ieri, martedì 5 gennaio, in seconda commissione, Assetto del Territorio, che “diciotto monumenti, tra chiese, conventi (?) e palazzi, all’interno dei sistemi urbani di Ibla e di Ragusa, sono stati riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.
In verità non è una mancanza solo dei firmatari dello studio in oggetto, tutti, anche cosiddetti ‘uomini di cultura’, dal 2002, anno del riconoscimento UNESCO, si sono deliziati a considerare Patrimonio Mondiale dell’Umanità, come inseriti nella World Heritage List dell’UNESCO, i diciotto monumenti per i quali, in molti casi, si è arrivati anche a piazzare tabelle con tanto di titolo improprio.
Nella declaratoria del riconoscimento, documento ufficiale dell’assemblea annuale UNESCO del 2002, che si tenne a Budapest, il riconoscimento fu dato alle “Città tardo barocche del Val di Noto”, sito composto da otto elementi relativi ad altrettante città della Sicilia sud-orientale (Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli).
Questi centri storici e ambienti urbani riflettono il grande successo della ricostruzione post-sismica dei decenni successivi al catastrofico terremoto del 1693, che devastò le città della Sicilia sud-orientale.
La ricostruzione, il restauro e la ricomposizione di queste comunità hanno portato alla creazione di un gruppo eccezionale di città, che riflettono tutte l’architettura tardo Barocca del XVII secolo in tutte le sue forme e applicazioni.

Le otto componenti del sito si differenziano nelle dimensioni e costituiscono una gamma di risposte diverse alle esigenze di ricostruzione. Includono l’intero centro storico di Caltagirone, Noto e Ragusa; porzioni urbane di Catania e Scicli e monumenti isolati nei centri storici di Modica, Palazzolo Acreide e Militello Val di Catania. Catania fu ricostruita sul sito della città d’origine mentre altri, come Noto, furono ricostruiti su nuovi siti.
A Ragusa e Palazzolo Acreide furono creati nuovi centri urbani accanto a quelli antichi. I centri di Scicli e Modica furono spostati e ricostruiti in aree adiacenti già parzialmente urbanizzate e Caltagirone fu semplicemente oggetto di riparazioni.
Le città mostrano una sovrabbondanza di arte tardo Barocca e di architetture di alta qualità e di una notevole omogeneità come risultato delle circostanze relative al tempo, al luogo e al contesto sociale in cui furono create. Tuttavia, mostrano anche elementi innovativi nell’urbanistica e nella ricostruzione urbana.
La proprietà rappresenta anche un’importante azione collettiva in risposta ad un evento sismico catastrofico.
Questi i criteri di scelta:

Criterio (i): Le città tardo barocche della Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale, offrono un’eccezionale testimonianza del genio esuberante dell’arte e dell’architettura tardo barocca.

Criterio (ii) : Le città tardo barocche della Val di Noto rappresentano l’apice e la fioritura finale dell’arte barocca in Europa.

Criterio (iv) : L’eccezionale qualità dell’arte e dell’architettura tardo barocca nella Val di Noto risiede nella sua omogeneità geografica e cronologica ed è il risultato del terremoto del 1693 in questa regione.

Criterio (v) : Le otto città tardo barocche della Valle di Noto, nella Sicilia sud-orientale, sono caratteristiche dei modelli di creazione urbana di questa regione e sono costantemente minacciate dai rischi di terremoti ed eruzioni dell’Etna.

Si legge ancora sui siti ufficiali UNESCO:
I centri hanno mantenuto la loro funzione residenziale, con gli abitanti che formano una società vivace.
Gli otto componenti della proprietà continuano a mostrare, con la loro notevole omogeneità, l’arte tardo barocca e lo stile architettonico della Sicilia sud-orientale nei singoli edifici e nell’urbanistica. In particolare, le planimetrie quasi integralmente conservate, che hanno visto solo poche modifiche, esprimono una serie di reazioni alla distruzione provocata dal terremoto.
Sebbene la proprietà soddisfi i requisiti di autenticità, ha comunque subito ulteriori effetti dell’attività sismica, nonché del degrado a lungo termine, e molti grandi edifici e complessi monumentali richiedono importanti manutenzioni. restauro, consolidamento e manutenzione.
Nei documenti UNESCO si legge, oltre alle principali misure di tutela e conservazione che provengono dalla normativa nazionale e regionale per la tutela del patrimonio artistico, monumentale, paesaggistico, naturale, sismico, idrogeologico e forestale, che “Al momento dell’iscrizione, è stato elaborato un piano di gestione per coordinare la gestione delle otto componenti della proprietà. La struttura gestionale viene regolarmente rivista.”
Questo piano di gestione, al tempo elaborato per Ragusa e Ibla dall’Ufficio del Piano del tempo, fu annesso alla documentazione per la candidatura e comprendeva, appunto, per scelta dell’Ufficio del Piano, questi 18 monumenti oggetto del piano di gestione.
L’UNESCO ha riconosciuto il titolo al contesto urbanistico del Val di Noto e, segnatamente per Ragusa ai due centri storici caratterizzati dalla ricostruzione tardo barocca.
Non esiste nessuna documentazione ufficiale UNESCO dove si possa evincere un riconoscimento specifico per ciascuno dei 18 monumenti che, comunemente, nel linguaggio popolare sono indicati come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

In allegato documentazione ufficiale UNESCO tratta dai siti:

Le città Tardo Barocche della Val di Noto

http://www.unesco.it/it/PatrimonioMondiale/Detail/137

RapportodelComitato2002-36_ValdiNoto

ABE2002-36_ValdiNoto

Villes du baroque tardif de la vallée de Noto

Ultimi Articoli