Una stagione, quella che si va ad affrontare per l’amministrazione Cassì, che si preannuncia densa di contenuti.
Si dovrà vedere come andrà a finire per la gestione dei siti culturali, in primis il Castello di Donnafugata, si dovrà capire come andrà a finire per le questioni Iblea Acque e per quella, non meno importante, del nuovo appalto dei rifiuti, si dovrà capire se il sindaco si è reso conto che serve un cambio di passo nell’amministrazione della città, se si deve imprimere una svolta a settori importanti come i centri storici, la sicurezza, lo sviluppo economico e la crescita della città che non può andare avanti a scacce e pane di casa, le contrade e le periferie del tutto abbandonate, la tutela degli animali e il randagismo imperante, il progetto culturale inesistente e quello turistico affidato addirittura a gente senza i titoli per farlo, peraltro richiesti dalla legge
Anche dal punto di vista strettamente politico, si annuncia un cartellone da gustare: dopo l’uscita dalla maggioranza dei consiglieri Bennardo, Caruso e Zagami, l’esiguo margine di maggioranza resta tale e tale resterebbe anche se Buscemi passasse all’opposizione.
S prospettano situazioni del tutto particolari, chi scrive è convinto che Cassì non si priverà dell’assessore Distefano, non lo farà per non irrigidire i rapporti con De Luca, non lo farà per non accontentare Buscemi, del quale non ha recepito le fibrillazioni recenti, non lo farà per non perdere un elemento, come in una squadra di calcio, che ha recepito gli schemi e li adotta, in campo, con obbedienza estrema.
Quanto alle valutazioni sul lavoro dell’assessore possono fare solo il paio con le altre valutazioni per la gestione di altre deleghe che non risultano meno fallimentari di quelle di Distefano.
Ci sarà solo da verificare quali saranno gli esiti delle interlocuzioni di Buscemi con il sindaco che non dovrebbero nemmeno esistere.
Buscemi esce dal suo partito, non è detto debba uscire dalla maggioranza, non si vede perché dovrebbe disconoscere il programma elettorale, del resto sono state di tutta evidenza le sue fibrillazioni diagnosticabili non come azioni di opposizione ma come critiche costruttive nell’interesse di perseguire il programma elettorale.
Quando, per esempio, riprende il suo assessore perché, dopo 16 mesi, non si è nemmeno pensato al pronto Soccorso Veterinario o non si è più parlato dell’ampliamento del canile sanitario, progetto che vantava Distefano al suo esordio, Buscemi non è certo contro Cassì, anzi vorrebbe vedere attuato il suo programma.
Quanto alla polemica dominante sulle presunte pretese di Saverio Buscemi per un assessorato, sono tutte falsità messe in giro per colorare a proprio vantaggio l’uscita che, in questo periodo politico, non è certo un toccasana per il partito che ha dovuto acquistare una calcolatrice per tenere il conto degli abbandoni.
Buscemi sarebbe nelle condizioni di pretendere l’assessorato per sé o per persona da lui indicata, ma deve ammettere che, nonostante il suo impegno per il partito, ha perso la partita già nel momento della formazione dei quadri provinciali e comunali.
Ci piace, al riguardo, sottolineare come tutte le accuse a Buscemi vengono vanificate da quanto emerse, a luglio, durante l’incontro dei quadri provinciali con il leader, all’hotel Mediterraneo.
Fummo noi a scrivere che proprio da Saverio Buscemi fu posta sul tavolo la possibilità di uscire dalla maggioranza a sostegno di Cassì.
Nonostante le nostre fonti attendibilissime, ci attirammo le ire dello stesso Buscemi, che ci voleva, addirittura, querelare, nonché i commenti, del tutto poco urbani, della coordinatrice cittadina di Ragusa e di un peripatetico politico che da poco si era avvicinato a Sud chiama Nord.
Non solo il particolare non poté essere ufficialmente smentito, come pure non fu del tutto escluso nel corso della stessa riunione, ma quanto avviene ora lo conferma come fibrillazioni, non solo di Buscemi, originatesi da tempo.
Fu chiaro, in quella riunione, per molti, che governare a Ragusa, o almeno illudersi di farlo, non aveva portato a nulla in termini di consensi, ci fu anche chi predisse tempi bui per il partito a Ragusa senza una netta inversione di tendenza: oggi l’uscita di Buscemi non è un colpo di testa ma uno dei tanti sintomi della crisi latente e diffusa del partito che, pensiamo, per le tante defezioni, non abbia solo bisogno di un rimpasto per la base quanto, forse, più necessariamente, per i vertici regionali.
Ci piace concludere con la stessa conclusione del nostro articolo di luglio:
“Un caso per tutti: a Ispica il coordinatore provinciale si è reso protagonista, a livello provinciale, per la questione Iblea Acque, a Ragusa nessuno si permette di dire alcunché per non toccare il sindaco che è anche Presidente del Comitato di Controllo Analogo di Iblea Acque.
Può sforzarsi quanto vuole De Luca a cercare consensi, ma di fronte a queste contraddizioni sul territorio di una piccola provincia, forse è meglio dedicarsi solo alla città di Taormina e abbandonare grandi progetti, fino a quando le truppe saranno queste.”
