Complici le riunioni e gli incontri che hanno incentrato gli sguardi della politica su sedute del consiglio provinciale e questione dell’aeroporto di Comiso, la politica comunale, di per sé in uno stato di coma vegetativo, non ha offerto spunti degni di rilievo.
In pratica si vivacchia, fra polemiche di piccolo cabotaggio e problemini che non potrebbero interessare anche il più modesto dopolavoro.
Cionondimeno si possono rilevare alcuni spunti che dovrebbero far riflettere e portare a serie considerazioni per le scelte alle prossime comunali, rilevando come i nostri non sono rilievi condizionati da appartenenze ideologiche, tantomeno partitiche, essendo le criticità uniformemente spalmate su questa che alcuni definiscono classe politica, senza dubbio una delle peggiori nella storia di Palazzo dell’Aquila.
Il più intelligente è sicuramente il sindaco Cassì che, in contrasto con molti elementi della sua maggioranza, inizia, leggermente per ora, a modificare il suo atteggiamento nei confronti delle criticità che vengono denunciate: le ammette, contraddicendo nella stessa seduta qualcuno dei suoi cantori, cerca di condividere con gli avversari politici molte delle difficoltà e delle problematiche, anche consapevole che molte di esse derivano dall’incapacità di alcuni suoi assessori e collaboratori.
La storia di questa sindacatura sta diventando come una 24 ore di Le Mans, nei primi 5 anni di sindacatura Cassì era pilota unico in piccole gare di durata, per la 24 servono almeno tre piloti, nel secondo mandato ha dovuto condividere la vettura ma gli altri piloti non si tanno rivelando all’altezza: quello che guadagna Cassì viene sprecato da quanti non sono portati per il ruolo ala quale sono stati chiamati.
Seduta di lunedì 26 maggio, una sequela di interventi dedicati a denunciare grosse criticità, peraltro non bene amplificate da minoranze non all’altezza di quello di cui avrebbe bisogno la città, solo pochi spunti dove emergono giudizi pesantissimi ma troppo isolati nel contesto di un coro stonato.
Problema principe l’emergenza del verde pubblico spontaneo, delle sterpaglie che hanno invaso la città e sono sfuggite al controllo degli uffici incaricati.
Come ha fatto rilevare l’attenta consigliera Caruso, c’è il legittimo dubbio che la nuova ditta incaricata del servizio, che dovrebbe insediarsi da giugno, non possa riuscire a recuperare tutto l’arretrato, se non a scapito della normale programmazione.
Il bello è che la situazione emerge non tanto dalle segnalazioni dei consiglieri quanto dalle stesse documentazioni fotografiche degli interventi della protezione civile: letteralmente delle foreste in pieno centro abitato, come ha fatto rilevare l’onesto assessore Iacono che ha parlato anche di zone sconosciute agli uffici: in un ordine normale delle cose non è nemmeno questione di assessore, la politica è capace di propinarci di peggio, se siamo arrivati all’intervento della protezione civile, grazie a Iacono, vuole dire che dirigente e uffici hanno dormito, nel tempo.
Nessuno delle minoranze chiede come si è potuto arrivare a questo stato di cose.
Le piccole discariche in città sono diventate elemento secondario dell’assoluta carenza di decoro, dove manca il decoro è invece in qualche intervento dei componenti di maggioranza, cantori del sindaco che arrivano a dire che video sulle microdiscariche in centro e sullo stato delle aree verdi abbandonate e piene di rifiuti fanno danno all’immagine della città, interventi che, ancorché animati solo da becera polemica personale e puerili istinti di ricerca di visibilità, sono illustrativi del livello che giace nel civico consesso.
Ma, accanto alla grosse problematiche per le aree a verde abbandonato, segnalate dai consiglieri Firrincieli, Caruso, Calabrese, Chiavola, ci sono quelle per l’ordine pubblico a Marina di Ragusa, collegate al problema rifiuti abbandonati da bande di scapestrati che si sono impadroniti di alcune del centro rivierasco nella totale indifferenza di chi si dovrebbe occupare, per il Comune, della questione, la mancanza di manutenzioni sulla viabilità extraurbana, anche per quella urbana latita la segnaletica orizzontale, sconosciuta per l’assessore al ramo.
Poi, l’indice delle criticità lo fornisce l’intervento della consigliera Caruso, che denuncia, soprattutto, la mancanza di risposte dell’amministrazione alle istanze ufficiali, interrogazioni, accesso agli atti.
Dopo le discariche e le aree a verde abbandonate, la Caruso ti parla di che fine ha fatto il cascinale di Marina di Ragusa, ai Gesuiti, trasformato in locale polifunzionale grazie ad un apposito finanziamento fatto arrivare dall’on.le Abbate, di randagismo e di tutela degli animali, di piccoli problemi di viabilità extraurbana, tutto non ha risposte.
Peppe Calabrese sentenzia che le cose in città vanno molto male, rifiuti, verde sono indice che qualcosa non funziona nella giunta, vede infiniti i lavori al lungomare Bisani, grida per il piano particolareggiato di cui l’amministrazione sembra disinteressarsi, denuncia l’assenza di programmazione e di una visione strategica.
A stemperare i toni che, come dice il sindaco, non possono delineare un quadro di tragedia in una città comunque apprezzata per i molti lati positivi e che gode, per l’anno in corso, di opere pubbliche in itinere per 76 milioni, servono certo le amenità profuse dal consigliere Buscemi che ha perso la testa per il reintegro dell’assessore di Sud chiama Nord, dopo aver sbagliato pesantemente tutte le strategie al riguardo.
Ma servono anche gli interventi eleganti e scanzonati del consigliere Mauro che eleva il livello degli argomenti e chiede di conoscere come stanno le cose in casa (politica) Cassì: la mattina apre le finestre da una esposizione e guarda soddisfatto alle alleanze con il centro destra che gli valgono l’ornamentale carica della vicepresidenza alla provincia, durante il giorno si affaccia da un’altra esposizione e guarda ancora al civismo, anche per non perdere pezzi della sua maggioranza (ma figurarsi chi rinuncerebbe alla poltrona NdR), vantando e ricordando gli accordi con De Luca e Lo Giudice, peraltro questi con il camion dei traslochi sotto casa per transitare a casa Schifani, all’ombra del governo regionale.
“Sindaco, Lei è di centro destra, di centro sinistra o civico?” chiosa il consigliere Mauro, dando spazio alla risposta elegante di Cassì che, sorridendo, rileva come Gaetano Mauro lo abbia comunque, sempre, come avversario politico, anche transitando dall’aerea progressista riformista al centro destra, formalmente ancora nel gruppo Generazione, ormai sfaldato, ma iscritto a Forza Italia.
Uno scambio di battute all’insegna del sorriso, schizzato di fango dal becero e fuori luogo intervento della consigliera Criscione, cantore del sindaco, che ha tirato fuori, in maniera inappropriata e con inopportuni riferimenti familiari, la storia politica di Gaetano Mauro, alleato del candidato sindaco Schininà alle ultime comunali, ora tornato alla “casa del padre”.
Liberissima la vicepresidente di Direzione Ragusa di rivolgere gli apprezzamenti che vuole al collega, professionale e politico, ma in qualità di centurione del sindaco Cassì e di componente di una maggioranza protagonista di una storia politica da “scherzi a parte”, avrebbe potuto, quantomeno, utilizzare toni più adeguati.
Se guardiamo a Cassì, civico puro, che imbarca 5 Stelle ed ex DC ancora freschi, civici che imbarcano frange di Azione di Calenda nella propria lista per mantenere la veste illibata della coalizione, cuffaro-abbatiani della Democrazia Cristiana ospitati in liste della coalizione, elementi di Raffaele Lombardo, ex esperti dei 5 Stelle,
candidando nella sua lista anche uomini dell’on.le Assenza di Fratelli d’Italia, per fare tappa, durante il suo cammino, nei porti di Fratelli d’Italia, di Forza Italia, del Movimento Autonomista di Raffaele Lombardo, pensando anche a portare un regalino a Cateno de Luca e a Lo Giudice di Sud chiama Nord, non disdegnando contatti e inciuci con il PD di Nello Dipasquale, farebbe bene la consigliera Criscione ad evitare di interessarsi delle vicende di casa Mauro, dove la storia e la tradizione politica e familiare trasudano, comunque, sempre e solo profumo.
