È più forte di loro: in politica, la farsa a tutti i costi, Fratelli d’Italia vuole mediare fra Salvini e Schifani

Da notizie di stampa, si apprende che il Commissario regionale di Fratelli d’Italia, Sbardella, avrebbe avanzato la sua disponibilità per offrire una cena al cui tavolo dovrebbero sedere il Presidente della Regione, Renato Schifani, e il Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.
L’intento è chiaro, fare incontrare i due per dirimere la questione Tardino, nominata, da Salvini, Commissario dell’Autorità Portuale della Sicilia occidentale, nomina osteggiata in assoluto da Schifani e oggetto del ricorso di quest’ultimo al TAR per una immediata sospensiva, per ora non concessa, e il successivo annullamento della nomina.
Si apprende che fra le preoccupazioni principali degli alleati di governo nazionale, delle quali si fa latore Sbardella, ci sarebbe quella di evitare, a tutti i costi, il confronto in Tribunale.
L’intento è fin troppo evidente, perché la decisone del TAR sarebbe comunque esiziale per l’alleanza di governo.
Se non venisse accolto il ricorso e Schifani dovesse subire la nomina, dopo tutto quello che ha detto pubblicamente, al riguardo, lo stesso subirebbe una sconfitta politica e personale di dimensioni enormi che lo delegittimerebbe agli occhi degli alleati e del suo stesso partito dove, in molti, cercano l’occasione per fargli terminare il giro in bicicletta, alla fine del mandato.
Parimenti, se a essere sconfitto fosse Salvini, sarebbe molto difficile mettere una pezza alla delegittimazione di un Ministro che vedrebbe non solo annullata la sua nomina ma prive di credibilità le sue ragioni a sostegno della stessa.
E così si fa avanti Fratelli d’Italia, sotto le vesti del Commissario regionale, che vuole dare a vedere di sedare un semplice dissidio fra amici.
Già in questo trapela l’animus farsesco della politica, e di quella regionale in particolare: verrebbe da chiedersi come mai Sbardella non si preoccupa, piuttosto, di sedare le fibrillazioni all’interno del suo partito e dirimere le vicende i cui aspetti giudiziari mettono in non poca difficoltà il Presidente della Regione e rilasciano una immagine del partito della Meloni in Sicilia assai imbarazzante.
Il partito, nell’isola, è stato commissariato con precise indicazioni ma, sembra, che il commissario non abbia raggiunto i suoi obiettivi e tutto scorra secondo i capricci della corrente turistica e filo-Galvagno.
Ora la politica, quella importante, vorrebbe diluire il caso Tardino fra tarallucci e vino, è comprensibile perché qualunque fosse l’esito dettato dal TAR, i danni potrebbero essere irreparabili.
È anche plausibile che ci sono soggetti politici di vertice per i quali sarebbe conveniente una sconfitta, dell’uno o dell’altro dei contendenti, ma i tempi non sembrano maturi per soluzioni finali.
Certo, è un rischio per la politica nazionale infilarsi nelle sabbie mobili di una questione che non può finire a tarallucci e vino, anche se fosse per la ragion di stato.
Lo stesso Sbardella, con alcune dichiarazioni, fa già pendere il piatto della bilancia dalla parte di Salvini: «è normale che l’incarico toccasse a un esponente della Lega», «non è mai bello dire a una persona che non ha la preparazione necessaria per ricoprire un ruolo. Senza dimenticare che, a differenza del presidente di una Autorità portuale, per un commissario le maglie sono meno strette».
In pratica, si può leggere, tra le righe, quale potrebbe essere l’orientamento che una sentenza del TAR potrebbe concretizzare, impossibile esimersi dal constatare come mentre Salvini non avrebbe fatto il suo tempo al governo, anche perché serve da contraltare alla crescita di immagine, non di consensi, di Forza Italia, forse, per Schifani suonerebbe la campanella, come Presidente della Regione e come leader siciliano di Forza Italia.
È una partita che non piò avere rivincita, dopo i tempi regolamentari, dopo i supplementari, i rigori dovranno decidere l’esito.

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