Si è tanto parlato del CPR in Albania, al momento epocale fallimento delle strategie del governo Meloni per contenere l’immigrazione, ma non si parla di quello di Modica, un monumento allo spreco che viene fuori grazie alle interrogazioni, ai rispettivi parlamenti nazionale e regionale, degli onorevoli Barbagallo, segretario regionale del PD e Dipasquale, deputato questore del PD all’Assemblea Regionale Siciliana.
La diretta interessata, che anticipa anche delle somme, la sindaca di Modica si è ben guardata dal segnalare alla situazione, come pure il sindaco di Pozzallo, indirettamente interessato.
Mai sentito parlare di questo CPR.
Questo Centro procedure rimpatrio, spuntato con insolita celerità come opera pubblica, nasce, nell’estate del 2023 come ampliamento dell’hotspot dell’area portuale di Pozzallo ed era stato pensato per le procedure di rimpatrio veloce per richiedenti asilo provenienti da Paesi considerati ‘sicuri’.
Addirittura, ilo primo realizzato in Italia, mai utilizzato, perennemente sottoposto a vigilanza militare, ancorché vuoto,
I due parlamentari del Pd ricordano infatti che i giudici hanno “rigettato la procedura veloce di rimpatrio proposta dal questore per i pochissimi migranti ospitati e da quel momento il Centro, che sorge in un’area industriale e che è costato 1,6 milioni di euro, è diventato una cattedrale nel deserto”.
“Una struttura che non ospita migranti ma sulla quale viene mantenuta attiva una vigilanza con notevole aggravio economico”, dicono Dipasquale e Barbagallo sottolineando come sul centro ragusano, a differenza di quello albanese di Gjader, “sia calata una coltre di silenzio”.
Con l’interrogazione rivolta al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, Barbagallo chiede al titolare del Viminale “quali iniziative urgenti intenda assumere” sul caso del Centro di Modica-Pozzallo.
Il destinatario dell’atto ispettivo di Dipasquale è invece il governatore siciliano Renato Schifani: “Mi chiedo se Schifani voglia rompere il silenzio rispetto a questo costoso fallimento del governo nazionale – dice il deputato regionale – dal momento che vengono impegnate forze dell’ordine in un centro dove non c’è una reale necessità. Il governatore faccia sentire la propria voce a Roma – conclude Dipasquale – per risolvere definitvamente la questione”.
La querelle sui CPR è nota, da una parte la trovata del governo Meloni, che trova anche approvazione in sede europea, di strutture per trattenere i migranti sbarcati in Italia e destinatari di un decreto di espulsione, osteggiata dalle opposizioni e dai giudici che applicano la legge con interpretazione diversa, sconfessando presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno con i divieti di rimpatrio nei paesi non ritenuti ‘sicuri’
Costi esorbitanti, ma si sa che in determinati casi non si bada a spese.
Quello di Modica nasce in un’area territoriale attigua all’hotspot dell’area portuale di Pozzallo, come ampliamento di quest’ultimo, ma era prevista anche un’area destinata a trattenere gli ‘ospiti’, come CPR.
Fu il primo centro in Italia, che trovò facile accoglienza nella disponibilità della città di Pozzallo e del suo sindaco in particolare, nella totale indifferenza del territorio provinciale che si lamenta, poi, quando si trova gli immigrati nella propria città.
Dopo che i giudici rigettarono alcune procedure di rimpatrio, proposte dall’autorità locale, la struttura è rimasta del tutto inutilizzata, pur avendo sostenuto una spesa di circa 1, 6 milioni di euro
Addirittura, il Comune di Modica, ente in dissesto, competente per territorio, si è dovuto accollare spese per servizi, logistica e supporto vario e attende, ma fiducioso nella Prefettura, il rimborso delle stesse.
Questo enorme spreco a fronte del problema irrisolto dell’ampliamento dell’hotspot che costituisce emergenza sempre presente, una struttura pensata per circa 200 ospiti che ne arriva a ospitare anche il doppio, con immaginabili condizioni di vita.
Però tutti sono disponibili all’accoglienza, ma di questo particolare nessuno ne parla e non si ribella.
La nuova struttura in territorio di Modica doveva servire appunto per raddoppiare la capienza di quella di Pozzallo, all’inizio erano tutte rose e fiori, anche con le garanzie per un aumento del numero di militari e forze dell’ordine, per garantire sicurezza.
La cittadinanza tutta diede l’assenso per la struttura, successivamente, senza ulteriore consultazione dei cittadini del territorio, fu deciso, dall’autorità nazionale, di destinare 80 posti a CPR
La risultante, al momento, è che l’hotspot di Pozzallo resta insufficiente per le potenziali esigenze determinate dai flussi migratori non prevedibili, mentre la tendenza dei giudici è quella di considerare queste strutture, come quella di Modica, in contrasto con la Costituzione e le Leggi Europee.
