L’inatteso e imprevedibile scontro politico fra il sindaco di Ragusa Cassì e il senatore di Fratelli d’Italia, Sallemi, non è che la punta dell’iceberg del caos politico di una città capoluogo che, appunto nella politica, non trova, da molti anni ipotesi di rilancio.
Tutto nasce dall’ingresso in Forza Italia di un sindaco civico che aveva fatto dell’avversione ai gusci vuoti dei partiti politici la sua bandiera.
Premettiamo che non abbiamo nulla da eccepire sulla legittima scelta di Cassì, soprattutto se in funzione della sua carriera politica. Casomai sbagliati sono stati i tempi, le modalità, la comunicazione che hanno fatto dell’ingresso una farsa, anche per altri movimenti all’interno di Forza Italia, di certo sfuggiti al controllo di Cassì.
La nuova appartenenza ha creato il caos totale, derivato dalla scarsa caratura politica dei protagonisti.
Innanzitutto, gravi le colpe all’interno di Forza Italia, un soggetto notoriamente vicino a Marco Falcone che, a lungo lo aveva coltivato, anche a fronte di un riscontro elettorale pari a zero, viene ‘strappato’, per esigenze di “tessere di partito”, dal presidente della regione Schifani collaborato dal suo tuttofare segretario regionale del partito, Caruso.
Danno tutti l’impressione che, nella foga dell’acquisto, abbiano perso il controllo della situazione: ingresso di Cassì oscurato dal ritorno in Forza Italia di Nino Minardo, ingresso di Cassì che non viene nemmeno notificato ai vertici provinciali e comunali del partito, l’unico consigliere comunale di Ragusa di Forza Italia, proveniente sì da una fallimentare esperienza civica progressista di sinistra, sia pure agitata per esigenze elettorali, ma con un pedigree all’interno del partito come pochi se ne possono rintracciare in Forza Italia, che rimane incontrollato e dichiara di restare all’opposizione di Cassì, di cui è stato sempre accanito e fiero avversario politico.
A questo fumetto si aggiungano le cooptazioni operate da Minardo nel suo bacino elettorale, Modica e Scicli in particolare, che diluiscono lo scoop dell’ingresso in Forza Italia di Cassì.
Cassì che, da parte sua, politicamente non adeguatamente competente, non riesce a governare la nave, dove a prua sono ammassati i nuovi compagni di coalizione, mentre a poppa ci sono quelli della coalizione civica che ha vinto le elezioni e governa la città.
In consiglio comunale un puzzle quasi incomponibile: tredici consiglieri di maggioranza, 7 della lista Cassì Sindaco, tre passano in Forza italia, Schininà, Vitale e Ilardo, assiema due assessori, Giuffrida e Digrandi, tutti eletti nella lista del sindaco.
Una consigliera della lista Partecipiamo, che sostiene sindaco e maggioranza, passa in Forza Italia.
La maggioranza, pur risicata, formalmente resta immutata, oltre ai 4 consiglieri citati ci sono Antoci, Criscione, La Licata e Battaglia che restano nel gruppo Cassì Sindaco, assieme ai colleghi di coalizione, Iurato, di Ragusa prossima, Gurrieri e Galifi di Terra Madre, Occhipinti e Sortino di Partecipiamo.
All’opposizione restano le minoranze della prima ora, 7 consiglieri, 3 del PD, 1 di Territorio, 1 del Movimento 5 Stelle, 1 di Fratelli d’Italia, 1 eletto nella lista civica Generazione ora transitato in Forza Italia, a cui si aggiungono successivamente, dichiarandosi usciti dalla maggioranza, Caruso, la vicepresidente del Consiglio, eletta nella lista Partecipiamo – Ragusa Futura e passata ufficialmente nella DC, dove militava da prima; Buscemi, padre del Movimento di Cateno De Luca di Ragusa, Bennardo, terzo degli eletti al Consiglio comunale, nella lista Cassì Sindaco, in odore di appartenenza alla DC, candidato alle provinciali per il partito ma senza dichiarazione di appartenenza, e Zagami originariamente Azione di Calenda inserito nella Lista di Ragusa Prossima, anche lui in odore di DC ma senza dichiarazione ufficiale e senza intenti dichiarati di ferma opposizione a Cassì.
In questo scenario caotico quanto mai, e, come vedremo, senza regole, comprensibile lo scompiglio determinato dalle pretese dei partiti componenti la coalizione di centro destra di condizionare le politiche del nuovo alleato Cassì, possibilmente anche con qualche posto in giunta.
Con l’aggravante che, a fronte della pretesa dei partiti, i rappresentanti in consiglio comunale, Bitetti di Fratelli d’Italia e Mauro di Forza Italia sono evidentemente imbarazzati nell’abbracciare il loro avversario politico.
Anche i DC, o presunti tali, non mostrano fretta di entrare in giunta, è chiaro che tutti avrebbero piacere di andare al governo della città, ma ci vorrebbe un profondo rinnovamento della giunta per poter accogliere soggetti e programmi.
Rinnovamento della giunta che, come vedremo in altra parte del giornale, a proposito dello scontro Cassì – Sallemi, non è nelle intenzioni di Cassì che vorrebbe completare, secondo accordi che avrebbe con i vertici di Forza Italia, il suo mandato con gli accordi di coalizione stretti in campagna elettorale.
Nel bailamme nessun rispetto delle regole: ancorché è stato avviato un iter per superare il Regolamento e formare un gruppo consiliare di un partito che non ha avuto letti nel civico consesso, i quattro consiglieri che aderiscono a Forza Italia dovrebbero lasciare i gruppi rispettivi e passare, intanto, al gruppo misto.
Anche Mauro, se si dichiara di Forza Italia, dovrebbe, intanto, transitare nel misto, dovrebbe, soprattutto, essere rivista la composizione delle Commissioni, questo si sarebbe dovuto fare da tempo, all’interno di qualche gruppo, vedi. Partecipiamo, potrebbe essere indicato un nuovo capogruppo.
Ma tutto è paradossalmente fermo, le polemiche servono solo a fare da paravento ad un immobilismo della città che preoccupa, restano la propaganda del sindaco, palesemente rivolta a conservare il potere in città al suo entourage, nella quasi totale assenza di opposizione.
Sembra di essere alla vigilia del grande cenone di fine anno, tutti sono in cucina intenti con le mani in pasta, sporchi di farina ma pochi sanno cosa ne verrà fuori.
