Ci sono giovani ragusani che, in giro per l’Italia, trovano un gazebo di Forza Italia e prendono la tessera del partito di Berlusconi con entusiasmo, oppure vanno da Roma a Milano per procurarsi il materiale filatelico emesso, in tirature limitate, con il francobollo commemorativo di Berlusconi
Quando tornano a casa, ti chiedono: “Ma a Ragusa, Forza Italia esiste?”
Se il destinatario della domanda è uno che ha sangue berlusconiano nelle vene, si trova estremamente imbarazzato per la risposta.
Un partito da anni in ibernazione, in una sorta di coma indotto, voluto dai pochi superstiti del partito, per tentare di detenere sempre la bandiera, in attesa di tempi migliori.
Solo che chi ha dato da tenere la bandiera se ne è andato e ci ritroviamo personaggi messi lì come commissari, non si sa perché, che continuano a mantenere l’ibernazione, senza aprire le porte di sedi che non ci sono, per evitare che qualche folata di aria tiepida, consueta dalle nostre parti, possa sciogliere il ghiaccio.
Il partito resta pur sempre nell’attesa delle decisioni della famiglia Berlusconi, su cosa farne e a chi affidarlo, ma, in Sicilia, mostra i segnali di una vitalità mai sopita e di un entusiasmo pronto, di nuovo, a venire fuori.
Ma a Ragusa continua l’ibernazione, ormai da un decennio, e forse più, il partito non esiste, le ultime immagini della bandiera di Forza Italia sono quelle dello studio del senatore Mauro, in occasione di una conferenza stampa.
Non esite nulla, meno che mai si può arguire se chi vorrebbe comandare è comandato dall’ala palermitana del partito o da quella catanese.
In vista delle prossime provinciali, qualcosa si muove, a livello di propaganda, con proiezioni alle regionali nel caso il trend positivo del partito possa autorizzare a qualche ipotesi di candidatura.
Ma le strategie sono da mettersi le mani nei capelli e non si comprende come a Roma non possano accorgersi di quello che accade in questo lembo di Sicilia, un puntino sulla carta geografica che pure ha dato il suo forte contributo, nel passato, a Forza Italia.
Ma appunto le strategie di rinascita sono assurde: un po’ come la Fiat e, appunto per questo, ci si preoccupa di un possibile declino definitivo del partito a Ragusa.
La Fiat si è crogiolata, negli ultimi anni, rispolverando i nomi dei vecchi modelli, 500, 600, Multipla, Tipo, Panda, Giulietta, Giulia e ha tirato fuori anche le appendici Junior, Veloce, Super, per alcuni modelli, per cercare di far rivivere i fasti del passato.
A Ragusa, si tenta di gestire alla stessa maniera il partito, senza capire che il mondo, anche in questo piccolo angolo di Sicilia, è cambiato.
Sui social, Cugnata, il segretario di Forza Italia di Ragusa ostenta sicurezza e risultati nel tesseramento in provincia: ma nulla dice sui numeri, dire che il tesseramento 2024 ha visto il raddoppio delle adesioni, poca vale se non si conoscono le adesioni del 2023.
Ostenta incontri con i notabili del partito, da Mulè al senatore Gasparri, dalla senatrice Ternullo a Marco Falcone, tutti entusiasti di come vanno le cose a Ragusa, per come le racconta Cugnata, ma nulla dice sulle strategie in provincia, nei vari comuni.
Accenna all’invito rivolto al coordinatore regionale del partito, Caruso, un altro calato dall’alto per nomina divina, come lui, per incontrare a Ragusa il direttivo provinciale e la nostra classe dirigente: ma chi siano costoro non è lecito sapere.
Tutto il lavoro del segretario provinciale, in provincia, è finalizzato a tirare fuori dalla soffitta gli scheletri del partito, di un tempo che fu.
Ammettiamo che ci sono scheletri di eccellenza, ma sarebbero destinati a tornare in un mondo dove non si riconoscerebbero.
Primo acquisto eccellente Innocenzo Leontini, è messa in giro la voce che potrebbe tornare Nino Minardo, rispunta il nome di Mommo Carpentieri.
Ipotizzabile che ci si rivolgerà anche ai nomi illustri del partito, da Giovanni Mauro a Giovanni Occhipinti, a Maurizio Tumino, i soli che potrebbero essere simbolo di una rinascita di Forza Italia, ma c’è il pericolo di ricreare le rivalità, le tensioni, le beghe interne di partito che portarono allo sfascio dello stesso.
Peraltro, le mosse del segretario appaiono rischiose per questa concentrazione di ritorni nella parte modicana della provincia, dove l’attuale strapotere di Ignazio Abbate poco si addice, come atmosfera, ad una formazione politica che vuole rinascere dalle ceneri.
Anche l’ipotesi di considerare possibile un ingresso in Forza Italia del sindaco di Ragusa sta a metà fra il ridicolo e l’impossibile: tralasciando l’avventato tentativo di sostegno a Falcone alle europee, rivelatosi un autentico flop, pensare di accogliere uno che ha sputato costantemente sui partiti ha del paradossale.
Non ci resta che conoscere i componenti del direttivo provinciale, sarebbe bene capire da chi nominati e per quali referenze politiche, e la classe dirigente del partito, ma su questa strada ci finirà come la Fiat.
