di Cesare Pluchino
Voci, parzialmente confermate dalla dimissionaria Vancheri, vedono Nello DiPasquale fra i papabili
Non c’è nulla di strano in quello che sta accadendo: la nomina di un nuovo assessore suscita sempre illazioni, scoop, previsioni di tutti i tipi, smentite. Spesso i nomi vengono fuori per bruciarli, quanto prima possibile.
Fra i più interessati alle scelte di Crocetta, ci sono le varie correnti del Partito Democratico, finora ai margini per la spartizione della torta degli assessorati, che hanno abbassato il velo e ambiscono, per certi versi legittimamente, al posto in giunta per i politici, stanchi dei tecnici di area che, fra l’altro poco hanno dato alla causa governativa.
Il buco dell’Assessorato alla Sanità, anche per le particolari condizioni in cui si era venuto a formare, dopo un vano tentativo di Crocetta di mantenere il controllo della situazione tramite l’interim, anche con la nomina di una commissione di saggi che non ha avuto neanche il piacere di esordire, è stato coperto al volo con il capogruppo del partito all’ARS.
Ma c’era stato anche il tentativo dell’on.le DiGiacomo, di Comiso, Presidente della Commissione Sanità, di esortare Crocetta a mantenere l’interim, condizione che, di certo, gli avrebbe permesso, nel suo ruolo, ampia autonomia di intervento e possibilità di incidere sulle scelte per la Sanità. Nel contempo, rimaneva solo un sussurro l’ipotesi di una sua nomina per sostituire la Borsellino.
L’ennesimo digiuno per un territorio che ha dato a Crocetta ma nulla ha ricevuto nel lunapark dei 36 assessori in 33 mesi di governo.
Un altro dei candidati a rivestire la carica di assessore è stato, da sempre, l’on.le Nello DiPasquale, per i suoi forti legami, naturalmente politici, con Crocetta, per il sostegno dato al Megafono e ai suoi candidati, da Lumia alla Stancheris, per la vicinanza, comunque assicurata, al Presidente, nei momenti critici della legislatura.
I ragusani hanno ricevuto poco o niente in cambio di questo sostegno offerto al proprio beniamino e alle sue scelte, tanto che, nel passaggio di Nello DiPasquale al PD, c’è stata qualche defezione di troppo, di gente che, a parole, dice di essere sempre con lui, ma ha preferito non ufficializzare migrazioni nel partito di Renzi, in attesa di sviluppi della situazione politica.
In più occasioni, si è pensato all’investitura di Nello, ma ha inciso, fortemente, anche il fatto che avrebbe dovuto lasciare lo scranno a Sala d’Ercole, se richiesto da Crocetta. Ha inciso anche il nome del primo dei non eletti, Fabio Nicosia, fratello del Sindaco di Vittoria, il cui ingresso a Palazzo dei Normanni avrebbe scompaginato non poco gli equilibri interni al partito.
Si era ormai rassegnati, e le diverse occasioni in cui si è parlato di elezioni anticipate hanno allontanato, definitivamente, l’idea di vedere Nello ritornare a Ragusa sull’auto blu con il lampeggiante sul tetto.
Neanche le dimissioni di Linda Vancheri, assessore alle Attività Produttive, avevano fatto pensare al nostro onorevole come assessore. Sembrava una pagina ormai definitivamente chiusa.
Senonché, ieri, facebook pullulava di una notizia secondo la quale la stessa Vancheri, prima di andarsene, avrebbe fatto il nome di DiPasquale come suo ideale successore.
Sulle prime sembrava la solita bufala dei giorni festivi, nonostante i particolari che riportavano l’irritazione del segretario regionale del partito democratico, Raciti, e quella di Crocetta, che sarebbero stati all’oscuro dell’indicazione data dalla dimissionaria che, peraltro, si è premurata di fare precisazioni alla stampa su quanto detto.
“Lungi da me – ha dichiarato la Vancheri – indicare il mio successore. Più volte, e sempre in occasione di chiacchierate del tutto informali, mi è capitato di esprimere un semplice e totalmente personale pensiero su questo o quel deputato”.
“In queste circostanze ho avuto modo – prosegue Vancheri – di manifestare apprezzamento per l’approccio sempre pragmatico e per il buon lavoro svolto in terza commissione sul Testo unico Attività produttive dall’onorevole Nello Dipasquale. Con lo stesso spirito, e sempre in momenti informali e casuali, ho espresso parere altrettanto positivo ad esempio sull’onorevole Mariella Maggio, sottolineando l’effetto positivo della presenza in giunta di un’altra donna.
Ribadisco che tutto ciò è sempre avvenuto in momenti informali, senza la pretesa di designare proprio nessuno e che ho semplicemente espresso un parere personale senza altro significato. Pertanto non mi rimane che augurare buon lavoro per la selezione del futuro Assessore”.
Una precisazione che non è una smentita, ma, sostanzialmente, conferma l’endorsement per il parlamentare ibleo.
Raciti è indispettito per non aver saputo nulla della possibile indicazione, ancora di più perché DiPasquale avrebbe confermato di conoscere le intenzioni della Vancheri.
Per Crocetta i movimenti a favore di Nello DiPasquale, che si può considerare, a tutti gli effetti, ormai, uomo di Faraone, sono stati come fumo negli occhi già irritati per le lacrime successive alla vicenda intercettazioni.
Crocetta vorrebbe un fedelissimo nell’assessorato vacante, in ogni caso mai un controllore inviato da colui che sostiene, più di ogni altro, nel partito l’esigenza di andare ad elezioni.
Per DiPasquale, in caso di chiusura anticipata delle legislatura, che, ormai, viene considerata cosa certa, sarebbe l’occasione per vivere, ai massimi livelli di potere regionale, gli ultimi otto mesi del governo Crocetta, salvo prolungare, e sarebbe cosa altrettanto gradita, la sua prima esperienza assessoriale che sarebbe un grande successo, considerato che è a Palermo da meno di tre anni.
Deflagranti gli effetti di una sua nomina sul territorio, all’interno del Partito Democratico e sulla scena politica locale in generale.
Sarebbe acclarata la sua leadership nel partito, che non viene riconosciuta da tutti, in particolare dalla vecchia guardia. Sarebbero rimescolate le carte per eventuali nuove elezioni regionali e sarebbero da rivedere le ambizioni per quelle nazionali.
Sul fronte generale della politica la sua accresciuta autorevolezza comporterebbe un ridimensionamento dei consensi crescenti per il Movimento 5 Stelle, mentre determinerebbe il de profundis per un centro destra ancora incapace di riorganizzarsi, attirando i consensi di quei moderati smarriti di fronte all’incapacità della classe politica che li avrebbe dovuto riorganzzare.
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